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4 persone hanno usato internet per imparare, con risultati eccezionali: è la Webucation, ecco come funziona!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Avete sempre sognato di imparare a fare qualcosa ma non siete ancora riusciti a realizzare questo desiderio: non c’era tempo, la scuola (di ballo, canto, arti marziali..) era troppo distante da casa vostra, studiare costava troppo..

Beh, oggi al vostro arco avete una freccia in più: è internet, che porta le informazioni a migliaia di chilometri di distanza in un istante e spesso costa molto meno di quanto costerebbe fare un corso, o seguire un master. E’ la Webucation, un concetto che nasce dalla fusione di web ed education. Non ci credete? Ecco quattro persone che ce l’hanno fatta, con risultati davvero eccezionali 😉

Adilyn Malcolm e il dubstep

Fino a due anni fa, Adilyn non sapeva neanche cosa fosse il dubstep (e nemmeno io, fino a due minuti prima di leggere la sua storia); poi però un giorno si è messa a fare una ricerca online su Michael Jackson per la scuola, ed è stato lì che ha scoperto questo particolare tipo di danza.

Adilyn ha solo 12 anni, ma sa usare benissimo internet e per lei è stato un gioco da ragazzi raccogliere video, guardarli, fermare riavvolgere e far ripartire..

Sono andata su Youtube e ho cercato “come fare dubstep” e simili, e ho guardato i video un sacco di volte. Forse un milione, ma alla fine ho imparato

Sì, pare proprio di sì 😉

Usman Riaz e la chitarra

O meglio, suonare la chitarra con la tecnica percussiva. Sì, perché Usman la chitarra classica sapeva già suonarla, ma voleva imparare questo particolare modo di usarla. Peccato che vicino a Karachi, in Pakistan, dove lui abita, non ci fosse nessun insegnante in grado di aiutarlo. Emigrare o.. Cercare su Youtube?

Non potevo fare altrimenti, e usare internet è stata una necessità

Ma anche un’ottima scuola: grazie a internet Usman ha costruito il suo talento, lo ha fatto conoscere nel mondo e ha incantato anche il team dei TED (ricordate cosa sono? Ne avevamo già parlato..), che gli ha proposto di tenere una lezione. Del resto, bravo è bravo no?

Amira Willighagen e l’opera

Amira voleva imparare a cantare l’opera sin da quando aveva 7 anni; non sapeva ancora usare il computer, ma avendo un fratello maggiore ha chiesto a lui di aiutarla a vedere dei video “tutorial” su Youtube, passando da un’aria all’altra. A forza di guardare ha imparato quale postura tenere e come muovere la bocca, e a soli 9 anni (e senza una lezione “vera” alle spalle) è andata a Holland’s Got Talent a stupire tutti!

Ora ha 11 anni e un nuovo sogno: dimostrare che l’opera è affascinante, entusiasmante e divertente, e diffondere questo verbo presso i suoi amici. Sembra impossibile, ma anche imparare a cantare su Youtube pareva esserlo..

Josh Wardlow e il Jiu-Jitsu

Josh e il suo amico Larry hanno sempre voluto imparare l’arte marziale del Jiu-Jitsu, ma la palestra più vicina alla loro piccola città del Missouri era solo a 4 ore di macchina da casa loro; come scavalcare questo ostacolo?

Con internet, ovviamente: c’è una scuola di Jiu-Jitsu online (su gracieuniversity.com), e loro hanno cominciato a seguirla e ad allenarsi insieme. Se ce l’hanno fatta loro ce la possiamo fare anche noi..

..a patto che abbiate molta dedizione e disciplina, e un amico con il vostro stesso desiderio insieme al quale allenarvi e confrontarvi

Ecco la loro storia

Come dire: se abbiamo il desiderio di migliorarci in qualche ambito, ora non abbiamo davvero più scuse 😉

Un canale di Youtube dedicato ai bambini, ma rispetto agli altri ha davvero una marcia in più, ecco quale!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Youtube è una miniera pressoché inesauribile di video per bambini, e lo stesso si può dire per le playlist e i canali dedicati specificamente a loro, i nostri figli. Quanti usano questa nuova babysitter virtuale, che ormai ha quasi soppiantato il televisore nel ruolo, per dare un po’ di svago ai propri cuccioli di casa?

Le potenzialità del sito di video più popolare al mondo sono davvero sterminate, così come anche la creatività di chi carica sempre nuove storie, filmati, progetti: andiamo dai più tradizionali cartoni animati a video musicali disegnati per i bambini (come quelli dello Zecchino d’oro), per arrivare ai giochi e alle fiabe della buonanotte. Quali sono i vostri preferiti?

Bene: proprio a proposito di fiabe della buonanotte raccontate su Youtube, ci piace raccontare la bella storia (anzi: la #buonanuova) di Canales, un’associazione argentina che ha avuto l’eccezionale idea di raccontare ai bambini queste storie usando proprio Youtube. Perché “eccezionale”, se ci sono altri millemila canali che fanno la stessa proposta? Perché Canales le fiabe della buonanotte le racconta ai bambini sordomuti, che altrimenti non potrebbero ascoltarle, e lo fa usando testi, immagini e il linguaggio dei segni. Così, ad esempio 😉

fiabe-sordomuti-canaleI titoli disponibili sono i più grandi classici della letteratura “pre-nanna”: Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco.. Una voce fuori campo legge le pagine del libro, che viene trasmesso sul video mentre l’altra metà del display è occupata da un attore che ripropone la stessa storia nella lingua argentina dei segni.

I bambini e i loro genitori imparano così la corrispondenza tra i segni e le parole, lette e scritte, migliorando la propria conoscenza sia della lingua letta che di quella gestuale, indispensabile per poter entrare nel mondo scolastico con meno difficoltà rispetto a quello che accade oggi: in Argentina, infatti, il 90% dei bambini non udenti nasce in famiglie che conoscono poco la lingua dei segni e spesso non hanno gli strumenti per impararla; questa mancanza si traduce anche in un ritardo nell’apprendimento che poi si sconta a scuola.

Un bravo, dunque, a Canales, che ha saputo interpretare al meglio una delle più importanti potenzialità di internet: riuscire a condividere la conoscenza, rendendola accessibile a tanti, in maniera più semplice e alla portata di tanti.

Se invece volete scoprire un’altra storia legata alla lingua dei segni, ecco un articolo in cui abbiamo parlato di un progetto creato da Starbucks in America: un’altra bella #buonanuova 😉

Può un video cambiarci la vita? E se fossero tanti? Alla scoperta dei TED Talks, i video delle idee che vale la pena condividere!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Youtube ha da poco compiuto 10 anni, e in questo (breve) lasso di tempo ha davvero cambiato il nostro modo di fruire i video e internet più in generale: c’è chi lancia una playlist e si gode la propria musica preferita sul lavoro; chi impara i trick dei videogames che preferisce guardando sessioni di gioco live, in streaming; chi realizza dei tutorial – e quanto più è bravo a costruirsi un seguito tanto più riesce a guadagnare grazie a Youtube..

Potremmo continuare a lungo, vero? Già, ma oggi vogliamo concentrarci su un particolare genere di video: conoscete i TED Talks?

Cosa sono i TED Talks?

Chi già lo sa, può scrollare fino alla fine di questo post.

Per chi vuole approfondire, invece, ecco un po’ di storia e qualche informazione in più 😉

Il TED – acronimo di Technology Entertainment Design – è una conferenza che si tiene ogni anno a Vancouver, in Canada. Il suo successo in questi anni è stato così dirompente che a questo appuntamento se ne sono aggiunti altri, a cadenza biennale, in altre città del mondo, senza contare i TEDx, eventi indipendenti organizzati da piccole comunità in giro per il mondo – che però, per avere la “patente” di TED, devono rispettare certi requisiti.

Come funzionano?

Ogni conferenza TED propone un elenco di relatori, proprio come tutte le conferenze di questo mondo. La differenza non sta neppure nel blasone di questi oratori, perché se è vero che ci sono TED dell’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, di premi Nobel come James Dewey Watson, oppure di guru delle più celebri aziende hi-tech del nostro tempo, come Sergey Brin e Larry Page di Google e Bill Gates di Microsoft, altre volte i TED propongono il racconto di persone “della porta accanto”, dal rifugiato al professore di liceo passando per il prestigiatore.

Ogni relatore fa un suo monologo, esprimendo concetti difficili con parole semplici perché spesso lo spunto arriva da un’esperienza personale, maturata magari durante la propria vita professionale. Il tempo a disposizione non è tantissimo, anche perché le persone difficilmente riescono a mantenere la concentrazione su un solo argomento per più di 5 minuti, infatti i TED durano di solito meno di 10′. Il tutto viene filmato (in maniera molto professionale) e messo online, disponibile gratis per essere visto tutte le volte che si vuole, ovunque ci troviamo. Anche in più momenti diversi.

Ci sono pure i sottotitoli, che vengono resi disponibili progressivamente per tutte le lingue (ce ne sono 100, italiano incluso!) per agevolare la comprensione, che comunque non è proibitiva neppure per chi mastica un po’ d’inglese. Anche perché talvolta le immagini di corredo hanno un ruolo fondamentale nel mantenere la concentrazione, e farci arrivare alla fine di un video senza neppure accorgerci del tempo che è passato.

ted-talks

Perché piacciono tanto (non solo a me 😉 )

I TED sono interessanti, l’abbiamo detto, ma la miglior riprova di questa affermazione l’avrete se comincerete a guardarne qualcuno: li trovate tutti qui! Rispetto alle conferenze “tradizionali”, hanno una comodità in più: mentre a quelle bisogna necessariamente partecipare, il che vuol dire organizzare il viaggio fino all’auditorium, prenotare un posto (e magari pagarlo, pure caro), tenersi liberi per quel giorno eccetera, i TED si possono vedere quando si è più comodi, e cercare (e trovare) grazie al comodo motore di ricerca per argomento che c’è sul sito.

Non solo: il sito mette a disposizione una comoda funzione, che permette di creare un account (gratis, naturalmente) e di salvare dei video per vederli più tardi, quando si ha tempo. Per esempio, una domenica pomeriggio che piove potreste farvi un binge watching di TED sul divano: di certo sarebbe tempo ben speso. Oppure potete fare ogni giorno un giro di titoli, cercando quelli più curiosi per voi prima di addormentarvi, e metterli in coda di visione per la pausa pranzo del giorno dopo, o un altro momento in cui siete comodi.

Ideas worth spreading

La vera forza dei TED, però, è che i discorsi degli esperti danno davvero, in pochi minuti, la chiave per interpretare sotto un’altra luce il mondo in cui viviamo: c’è chi parla di innovazioni dal mondo della medicina, chi spiega come si evolverà presto la tecnologia, chi racconta una propria esperienza.. Sono tutti piccoli assaggi, un prelibato finger food di cui si finisce per abbuffarsi con il desiderio di condividere il racconto coi propri amici, i familiari, i colleghi. Lo slogan Ideas worth spreading (ossia idee, concetti che vale la pena diffondere) è vero per davvero: quando guardiamo un TED è dura che ci lasci indifferenti, e probabilmente avremo voglia di raccontarlo a tutti o di condividerlo sulla nostra bacheca di Facebook.

Ecco perché, nei prossimi giorni, vi presenteremo alcuni TED che abbiamo trovato particolarmente significativi: continuate a seguirci, può darsi che vi aiuteremo a scoprire storie che nel mare magnum di questi TED non siete ancora riusciti a intercettare, ma che vale la pena conoscere 😉