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Una famosa squadra di calcio aiuta i bambini più poveri grazie al pallone: scoprite quale!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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In Italia il calcio è una religione, o forse qualcosa di più: i tifosi più preparati sanno vita-morte-miracoli dei loro beniamini, ricordano ogni gol della propria squadra e guai a sbagliare un risultato di 11 mesi prima quando si parla con loro. Il calcio è una passione sana, uno sport di squadra che allena alla vita, e che però si presta anche a quelle degenerazioni di cui si sente parlare – purtroppo – ancora troppo spesso.

Queste le lasciamo agli altri: a noi oggi piace parlare di quando il calcio fa bene, anzi fa “del bene”, come nel caso del progetto Inter Campus.

Eh sì, perché lontano dalle luci della Serie A e di San Siro, c’è un’Inter che vince sempre, ed è quella impegnata nei Paesi più poveri del mondo con un progetto che cerca di educare – e di strappare dalle cattive abitudini – i ragazzi di strada in molti Paesi del mondo. Con un pallone, tanta fantasia, un impegno che va ben oltre il normale orario di lavoro e una passione che trascende il fatto sportivo in senso stretto per diventare importante dal punto di vista educativo.

Inter Campus è nata nel 1997; è una vera e propria costola della “azienda Inter”, con i suoi dipendenti e un suo budget che arriva proprio da quello della “Casa madre”. L’impegno di questa società, che non è una ONLUS ma a conti fatti lavora anno dopo anno in pareggio (se non in perdita), è quello di usare il calcio come strumento educativo per dare una speranza ai bambini dai 6 ai 13 anni dei Paesi più poveri del mondo.

inter-campus_chapas

C’è il progetto in Africa, che aiuta i “bambini stregone” (ossia quelli tacciati di portare il malocchio, perché nati in un momento di particolare difficoltà) a salvarsi da un destino di emarginazione e morte proprio attraverso il pallone; c’è quello in Romania, realizzato in collaborazione con Parada, che grazie al calcio riesce a dare un’alternativa ai bambini che vivono in stazione e sniffano colla nelle fogne – ebbene sì, purtroppo sì; c’è quello in Sudamerica, dove è stato ricavato un campo per giocare a pallone strappando il terreno a una discarica, dove migliaia di persone vivono abitualmente.

Progetti sparsi in 29 Paesi, che esistono e resistono (e crescono) grazie all’impegno e alla passione del team di all-educatori formato da Inter e alla creatività di uno staff amministrativo che anche in tempi di vacche magre cerca sempre di trovare una strada per recuperare i 20/30 mila euro necessari per avviare un progetto direttamente nel luogo dove questi bambini soffrono, e sono costretti a convivere con una situazione impossibile da sostenere.

Ora lasciamo la parola al sito ufficiale del progetto, per chi vuole approfondirlo: lo trovate a questo link. E’ davvero un dono grande, se pensiamo che Inter ha scelto di dedicarlo ai bimbi fino ai 13 anni proprio per evitare che si trasformi in un momento di reclutamento di campioncini a basso costo: se poi avranno le doti e la grinta necessaria, i ragazzi troveranno da soli la loro strada nel professionismo ma senza che Inter lucri qualcosa su questo. Prendete Murillo: da piccolo è stato un “intercampista”, la scorsa estate è stato acquistato (pagandolo profumatamente) proprio dai nerazzurri e ora è uno dei difensori più apprezzati al mondo; un ragazzo la cui storia è nata proprio sui campi di fortuna creati qua e là nel mondo da Inter Campus!

Un modo facile e veloce di aiutare una ONLUS? è Hug – Tap to Donate, la migliore app per festeggiare il #DonoDay2015

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Domenica 4 ottobre si celebra in Italia la Giornata del Dono 2015. Sarà una prima volta, visto che la Legge che istituisce questa nuova ricorrenza è stata proposta dal Presidente della Repubblica emerito, Carlo Azeglio Ciampi nel marzo scorso per essere approvata qualche mese più tardi, giusto in tempo per la celebrazione.

Ma che cos’è la Giornata Nazionale del Dono?

Si tratta di un’occasione, niente di più, per ricordare l’importanza di tutte quelle associazioni che operano, a vario titolo, sul territorio, e mettono a disposizione l’impegno gratuito (ma non per questo meno intenso) di tanti volontari.

Pensate alla Protezione Civile, o alle ambulanze: cosa sarebbero senza il tempo, le energie e la disponibilità di chi si è offerto per portarle aventi, senza ricevere in cambio alcun compenso? Gli esempi potrebbero continuare a lungo, perché l’Italia è sì una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come dice la Costituzione all’articolo 1, ma anche sul volontariato (senza l’ambizione polemica di introdurre qui il tema di quando le due cose, purtroppo, si mischiano).

Ma torniamo a noi: la Giornata del Dono è un’occasione per dire grazie, quindi. Ma può essere anche quella per offrire un segno tangibile della propria gratitudine nei confronti di chi mette le sue energie al servizio degli altri e del bene comune, e non poteva esserci giorno migliore per il lancio di Hug – Tap to donate!

hug-tap-to-donateDi cosa si tratta?

Hug è un’app per smartphone e tablet, a tutti gli effetti. Si può scaricare, gratis, sia dal Play Store di Google che su iTunes. è stata inventata dalla startup milanese “Do Solidale”, e si propone come il modo più facile, veloce e sicuro per sostenere con il proprio contributo (questa volta economico) le varie ONLUS e associazioni che operano sul territorio.

Come funziona?

è molto semplice: Hug mette a disposizione un elenco di ONLUS, selezionate per aver dimostrato efficienza, gestione trasparente delle donazioni e concretezza dei progetti messi in campo.

Non sono parole vuote, di cui si riempiono la bocca in tanti:

  • efficienza qui vuol dire spendere almeno il 70% dei fondi raccolti in progetti (quante associazioni conosciamo, invece, che usano la maggior parte delle loro risorse solo per mantenere la propria struttura in vita? Diverse, ahinoi..);
  • trasparenza, invece, significa aver sottoposto il bilancio al controllo di un revisore contabile.

Non si scherza, insomma!

Da questo elenco ognuno di noi può scegliere a chi destinare una donazione, che naturalmente resta tracciata: accreditata direttamente sul conto della ONLUS, è vincolata alla realizzazione del progetto proposto – e beneficia anche delle agevolazioni fiscali previste dalle normative.

Per donare basta associare una carta di credito o un conto PayPal all’app, scegliere con un tap (to donate) a quale progetto destinare i nostri soldi e.. voilà, il gioco è fatto!

Perché ci piace?

Hug – tap to donate ha tutte le carte in regola per aprire la strada al futuro delle donazioni:

  • tiene traccia di ogni movimento e vincola chi riceve il denaro a usarlo come ha promesso: ricordate come finì con la “Missione Arcobaleno” ? Ecco: casi come quello, con questa app (e tutto il sistema di controlli che le sta dietro, e dentro) non dovrebbero più verificarsi
  • consente di donare ovunque si è: siamo in viaggio e conosciamo un’associazione che riteniamo meritevole del nostro aiuto? Basta cercarla nell’elenco per trovarla in tempo reale, e sostenerla!
  • la libertà di donare come, dove e quando si vuole può spingerci a farlo anche quando siamo in compagnia; pensate che bello se un sabato sera, al bar, tirassimo fuori lo smartphone e parlassimo coi nostri amici del bene che abbiamo fatto durante la settimana, invitandoli a fare altrettanto..
  • “arriva” in maniera naturale ai più giovani, che ormai vivono con lo smartphone sempre addosso (che brutto dover parlare dei giovani in terza persona 🙂 ); senza contare che anche chi usa le app per scommettere con Hug – tap to donate può trovare una valida alternativa: il funzionamento è lo stesso, ma il risultato qui può essere molto migliore

Insomma, se non si era capito Hug – Tap to donate è un’idea che ci ha stregati, e alla quale auguriamo tutta la fortuna di questo mondo.

Voi, invece, che ne pensate?

#BicyclesChangeLives 2014, quando una bici cambia la vita

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Dici ciclismo, e qualcuno risponde “passione” mentre altri associano subito la parola a “doping”. Ma ciclismo è anche solidarietà, anche ad alto livello, grazie al progetto del team MTN-Qhubeka.

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Giro d’Italia 2014: la maglia rosa sostiene progetti contro la povertà

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il ciclismo non è solo “Lo sport del doping“, come ha titolato in un suo celebre pamphlet Sandro Donati (ex allenatore della nazionale di atletica), ma anche quello della solidarietà.

La riprova si avrà al Giro d’Italia 2014, che scatterà da Dublino il prossimo 9 maggio (per concludersi a Trieste il 1 giugno):

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