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Mai più smartphone in discarica: Apple presenta Liam, il robot che li ricicla

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Lunedì 21 marzo 2016 gli occhi di tutto il mondo si sono puntati su #AppleEvent. Il brand di Cupertino ha presentato iPad Pro e iPhone SE, ma perché dovremmo parlarne anche noi se lo hanno fatto praticamente tutti?

La buonanuova dell’evento Apple di primavera, semmai. riguarda l’ambiente: Tim Cook, CEO della Mela, ha spiegato infatti che il 90% dell’energia usata da Apple proviene da fonti rinnovabili e che il 99% della carta usata per gli imballaggi è riciclata. Non sfuggirà a nessuno che in questi dati c’è anche un po’ di “green washing”, ossia quella tecnica per cui le aziende che più inquinano cercano di spingere sui dati “amici dell’ambiente” che possono produrre per far sì che non si guardi dall’altra parte: ad esempio allo sfruttamento delle risorse per le batterie al litio o i display touch..

Ad ogni modo, comunque, il fatto che ci sia un’attenzione “green” anche da parte di quei brand che più di altri utilizzano le risorse del Pianeta (e qui includiamo anche le risorse umane, ricordiamocelo) resta una notizia importante, il segno di un seme gettato nella giusta direzione. Tra i protagonisti di #AppleEvent, dunque, c’è sicuramente anche Apple Liam; non è un nuovo smartphone, né un tablet oppure un PC, però è un concentrato di tecnologia molto utile: è infatti un robot in grado di smontare gli iPhone e separare i diversi componenti per avviarli al riutilizzo o al riciclo. Ecco come funziona!

Di come vengono smaltiti gli smartphone si sa infatti ancora troppo poco: di certo c’è che tanti ne cambiano uno ogni anno o due, ma quelli vecchi che fine fanno? C’è chi li riutilizza, almeno in parte (per esempio come lettori Mp3 possono essere ottimi 😉 ), chi li porta in negozio per avviarli allo smaltimento (ma poi il negozio come li tratta? Speriamo li avvii dove di competenza..), chi li butta nella spazzatura ignorando che siano vere e proprie bombe ecologiche; infine c’è chi si offre di raccoglierli e seppellirli: ci sono diversi Paesi poveri, soprattutto in Africa, che cercano di guadagnare qualcosa da questo smaltimento, evidentemente improprio, degli smartphone.

Quando i nostri occhi non vedono non sappiamo quanto male ci stiamo facendo, e quanto ne stiamo facendo alla stessa Terra che dovrà ospitare i nostri figli; per questo Apple Liam ha tutti i crismi per poter essere ritenuto una buonanuova; o no?

Cover, batteria esterna e auricolare senza fili, tutto nello stesso oggetto? Si chiama Skybuds, scopriamolo insieme!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Che ormai con lo smartphone ci facciamo di tutto non dobbiamo ripeterlo, giusto? Che però a questo utilizzo sempre più intenso corrisponda anche qualche limite, è altrettanto sotto gli occhi di tutti.

Spendi centinaia di euro – anche se puoi farti aiutare a risparmiare almeno un po’ da noi di Ultimoprezzo.com 😉 – per avere un telefonino di ultima generazione all’altezza delle tue aspettative, e ti tocca subito mettercene almeno un’altra ventina per cover e pellicola protettiva: meglio evitare graffi o (peggio) rotture, no?

Un discorso simile vale per la batteria: basta navigare un po’, scrollare il flusso dei social, fare un paio di foto e giocare per vedere la spia della batteria scendere vertiginosamente. Difficile che uno smartphone arrivi a sera, se lo si usa un poco, e non è certo un caso che su Amazon e altri e-commerce (e un po’ meno negli store tradizionali, ma anche lì) ci siano decine e decine di batterie esterne, d’emergenza, a prezzi e in forme buone per tutti i palati (e le tasche).

Anche gli auricolari, talvolta, possono essere una seccatura: quelli in dotazione hanno il filo, che si attorciglia sempre dove e quando vuole lui e talvolta si incastra pure da qualche parte. Certo, ci sono quelli Bluetooth, ma vuol dire spendere un’altra ventina di euro, e alla fine di tutto andare in giro con un borsello solo per lo smartphone, dove mettere gli auricolari – appunto – ma anche una power bank (che non si sa mai) e il telefonino nella sua brava cover.

E’ un quadro in cui vi riconoscete? Bene: cominciate a rivalutarlo, perché presto potrebbe cambiare volto.

skybudsIl merito sarebbe di Skybuds, un progetto che sta cercando i fondi per crescere su Kickstarter e che promette di semplificare non poco il nostro rapporto con lo smartphone.

Skybuds è anzitutto un alloggiamento per il telefonino. Una cover, sì, ma che al suo interno ha una batteria integrata. Questa batteria funge da riserva di energia per il telefonino, ma ai lati bassi ha anche due buchi che ospitano un bel paio di auricolari.

Naturalmente si tratta di auricolari Bluetooth, piccoli (e fatti) come i tappi che si mettono nelle orecchie quando si vuole dormire senza essere disturbati. Il vantaggio è evidente: sono praticissimi, risolvono il problema dei fili svolazzanti e si caricano con la stessa batteria che dà una riserva allo smartphone. Ma tutto in un’unica soluzione.

Skybuds ha bisogno di 200.000 $ per decollare, ma è a buon punto: ne ha già raccolti 170mila, e mancano 22 giorni prima che la campagna di crowdfunding venga chiusa. Insomma: ce la può fare 😉

Già 150 persone hanno scelto di credere in questa scommessa e di prenotare Skybuds a un prezzo speciale: 224$ (più 30 di spedizione se lo si vuole acquistare da fuori degli Stati Uniti), contro i 300$ che costerà una volta arrivato sul mercato.

E’ proprio questo lo scoglio più grande da superare, secondo noi: il prezzo di partenza di questo prototipo è alto, circa il doppio di quello che costa acquistare sfuse le diverse parti di cui è composto. Ma può darsi che sia solo un problema da superare in questa fase iniziale, prima di portare il brevetto alla produzione industriale. Sarà allora che Skybuds diventerà davvero competitivo, e potrà cambiare una volta per tutte il nostro rapporto con lo smartphone, in meglio.

Vi piacerebbe?

In questo video, potete scoprirlo ancora meglio di come abbiamo cercato di raccontarvelo 😉

Arrivano le batterie per smartphone che durano l’80% in più, grazie al grafene e un brevetto di Samsung: quando potremo acquistarle?

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Alessandro Fumagalli

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Ormai lo smartphone ce l’abbiamo tutti, e ci facciamo davvero di tutto: dal controllare le email a cercare un buon ristorante nei paraggi, dal dare un occhio al meteo a fare foto (da condividere) e ascoltare musica. In pratica abbiamo un computer in saccoccia, fatichiamo a separarcene e lo consultiamo spesso, anche se poi a fine giornata ci tocca lesinare le occhiate perché, tipicamente, la batteria comincia a dare segni di cedimento (quando non è già crollata del tutto).

Certo, ci sono le power bank o batterie esterne “d’emergenza”, con una scorta d’energia sempre a disposizione per non rischiare di rimanere a secco proprio quando dovremmo fare una telefonata importante: su Amazon se ne trovano di ogni genere, sia per dimensioni che per colore e funzioni (qualcuna ha anche la luce LED!); i prezzi sono accessibili, ma di certo sarebbe più comodo non averne neppure bisogno, e forse Samsung ha trovato il brevetto in grado di dare una svolta a questa situazione: le batterie al litio costruite con il grafene.

batteria-smartphone-samsungGià, il grafene: da molte parti si ritiene che sarà questo il materiale del futuro, e qualche tempo fa anche noi abbiamo dato un’occhiata alle possibile applicazioni “under construction”. L’idea di Samsung è interessante: come spiega DDay, a cui vi rimandiamo se volete fare un approfondimento più squisitamente tecnico, si tratterebbe di far crescere un rivestimento a strati di grafene sul silicio dell’anodo della batteria. Vi siete già persi? Beh, un po’ anche noi, ma quello che conta è il risultato, e il risultato sarebbe la creazione di tante specie di piccole “tasche” dove gli ioni di litio potrebbero essere immagazzinati più a lungo e più numerosi.

Risultato? Batterie al litio in grado di durare in media il 50% in più rispetto a quelle di oggi, e fino all’80% in più nei primi cicli di carica. Non solo: oltre alla portata a migliorare potrebbe essere anche la durata di vita utile, visto che queste nuove batterie per smartphone sviluppate da Samsung sarebbero in grado di resistere a un maggior numero di cicli di ricarica.

Una data di commercializzazione per questa novità ancora non esiste, dato che al momento siamo ancora in fase di test, ma a chi non piacerebbe avere una batteria per smartphone capace di durare il 50% in più di quelle attualmente in circolazione?

Londra, le cabine telefoniche diventano Solarbox per ricaricare lo smartphone

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Alessandro Fumagalli

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solarboxLe cabine telefoniche rosse, una delle icone di Londra – a pari del Big Ben e degli autobus a due piani – sono ormai in disuso: a seguito di una piccola opera di dismissione, più di 8mila scatoloni di vetro e metallo sono comunque rimasti nelle strade a disposizione dei turisti, che le usano come scenografia per le loro fotografie; sfido a raccontare che avete visto qualcuno usarle per telefonare.

Il bello, però, è che queste cabine rosse di Londra stanno guadagnando una nuova vita: alcune sono diventate acquari, altre piccole librerie, altre ancora si stanno trasformando in Solarbox, ovvero cabine dove andare a ricaricare lo smartphone o il tablet.

L’idea nasce dal genio di due studenti, che hanno partecipato a un bando comunale e ottenuto così più di 6mila sterline di finanziamento per svilupparla; il resto lo stanno facendo gli sponsor (tra cui Uber), che in cambio dell’installazione di un piccolo display sul quale far girare la propria pubblicità hanno accettato di buon grado l’idea di metterci dei soldi.

Ma cosa sono queste Solarbox? Cabine telefoniche ridipinte di verde, dotate di pannello solare, capaci di ricaricare completamente grazie all’energia che immagazzinano ben 100 tra smartphone e tablet ogni giorno; dentro, oltre al display con la pubblicità, c’è un – ben più interessante – generatore con tutti i diversi cavi per la ricarica dei dispositivi mobili.

Bastano 10 minuti per portare la batteria fino al 20% di carica anche nell’uggiosa Londra, che certo non ha nel sole la sua miglior caratteristica. Se funzionerà, l’idea potrà essere esportata anche in altre grandi città, contribuendo a rendere la ricarica dello smartphone un’operazione sempre più green.

Qurami, e la fila la fa l’app

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Alessandro Fumagalli

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Un’app gratuita per smartphone che sta rivoluzionando il nostro modo di fare la fila. E’ Qurami, frutto pregiato di una startup lanciata dal 30enne Roberto Macina che si sta facendo spazio a spallate nonostante sia costretta a confrontarsi con l’elefantiaco mondo della burocrazia.

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Cross With Me, un’App aiuta i ciechi ad attraversare le strisce

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Alessandro Fumagalli

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Racconto molto volentieri il progetto che il mio amico Cristian Bernareggi sta provando a realizzare grazie a Edison Start, un concorso di Edison energia che mette in palio un finanziamento destinato a micro-imprese e start up innovative che hanno un’idea da realizzare e cercano i fondi necessari per riuscirci.

Cristian, che è da sempre un simpatico “smanettone” (ossia uno di quei ragazzi cresciuti a pane, computer e tecnologia), ha – come tutti i più grandi inventori – un problema da risolvere e un’idea per riuscirci.

Il “problema”, in realtà, lui non lo ha mai vissuto come tale: Cristian è cieco, ma vive una vita perfettamente normale grazie a una famiglia che lo adora e alla sua simpatia debordante, che fa di lui l’anima di ogni gruppo di amici; e ne ha tanti, molti dei quali conosciuti durante i suoi viaggi ai quattro angoli del mondo.

Essere ciechi non è un problema, ma essere ingenui sì ed è naturale che un non vedente sappia bene di dover prestare attenzioni particolari a particolari aspetti se vuole riuscire a vivere una vita di quelle che il mondo definisce “normali”.

Se attraversare la strada a un semaforo “parlante” è semplice, attraversare sulle strisce pedonali non lo è altrettanto, almeno per chi – cieco – non ha una guida che gli indichi dove si trovano. Per questo Cristian, insieme agli amici di Retina Italia Onlus, ha inventato “Cross With Me”.

Un’app che può funzionare con tutti i più comuni smartphone, facendoli diventare dei “riconoscitori” di strisce pedonali (che, notoriamente, non possono essere individuate con un bastone): quando l’occhio elettronico della fotocamera rileva la presenza di strisce, il telefono comunica attraverso l’altoparlante indicando al pedone l’allineamento corretto per attraversare.

“Gira a destra”, “sei allineato”, “avanti”: sono solo alcuni dei suggerimenti vocali che Cross With Me può dare a chi la utilizza, aiutandolo nella difficile impresa di attraversare la strada.

Già, un’impresa, e non certo perché chi si appresta a compierla sia cieco: quante volte le strisce pedonali ospitano la segnaletica stradale provvisoria di inizio (o fine) cantiere? Quante c’è qualcuno che ha parcheggiato sulle strisce, arrogandosi un diritto che non ha a scapito di tutta la comunità? Quante volte gli automobilisti che ti vedono pronto per attraversare anziché frenare e lasciarti la precedenza avanzano come se nulla fosse?

Cross With Me è dotata persino di un sistema per segnalare le condizioni delle strade e delle strisce pedonali, in modo che le autorità competenti possano sapere quando devono essere ripristinate.

Ancora non può fare nulla contro la maleducazione degli automobilisti. Ma, conoscendo Cristian, c’è da credere che stia già lavorando a sviluppare un antidoto anche per questo problema 🙂

NB: per aiutare Cristian a vincere il bando che potrebbe permettergli di ottenere i finanziamenti necessari per sviluppare la sua App, visitate questo link e votate per lui!

Unicef Tap Project, e lo smartphone dona acqua potabile a chi non ne ha

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Alessandro Fumagalli

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Quante cose puoi fare con uno smartphone? Telefonare, certo; e poi navigare in internet, prendere appunti, condividere storie, fare fotografie, sapere in ogni momento dove sei, pagare il conto del ristorante, etc.

Ma sapevi che con uno smartphone è possibile anche donare acqua potabile a chi non ne ha?

Sembra incredibile, e forse ti starai grattando la testa nel tentativo di immaginare come si fa. Eppure, grazie a Unicef Tap Project, è possibile! E’ anche facile; e funziona!

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