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Scappa dalla guerra, trova rifugio in Danimarca e oggi dà lavoro a 40 persone aiutando milioni di noi a lavorare meglio: ecco la storia di Amir!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Uno dei problemi più sentiti da tanti di noi, che rimbalziamo dal posto di lavoro alla scuola dei figli passando per il calcetto con gli amici e la spesa insieme alla moglie (solo per fare alcuni esempi), è quello di riuscire a organizzare tutte le attività da portare a termine nel corso della giornata. Perché è vero che ci sono i calendari e le agende, ma quelli sono utili se c’è un momento preciso per un dato appuntamento, mentre per le altre cose va a finire che si crea una lista “da fare” oppure si dissemina la casa di Post-it se non ci si vuole dimenticare davvero di nulla – e poi non è comunque detto che succeda..

Lo smartphone, poi, può essere un alleato fondamentale: si prende un appunto ovunque ci si trova, senza bisogno di avere sempre appresso un taccuino, e si possono anche impostare delle notifiche che ci ricordino di “fare X”, “sentire Y”, “sistemare Z” eccetera. Vero, però poi sorge il “problema” di doverle organizzare, queste note, ed è qui che ci vengono in soccorso delle app progettate proprio a questo scopo. Quali sono le migliori app per organizzare la nostra “to do list”?

La risposta è soggettiva: io ho provato Trello, trovandomi piuttosto bene, ma ora sto usando Todoist, convinto da diverse recensioni molto positive, ma le alternative sono tantissime. Voi quale preferite?

Amir-SalihefendicA proposito di Todoist, la sua storia ha tutti i crismi per diventare una nostra #buonanuova. Il suo sviluppatore si chiama Amir Salihefendic, ed è un ragazzo bosniaco che a soli 6 anni è stato costretto ad abbandonare il suo Paese, la Bosnia, per sfuggire alla Guerra dei Balcani. Certo, i suoi genitori avevano un’attività già avviata e hanno avuto gioco piuttosto facile a spostarla in Danimarca, dove il giovane Amir ha trovato terreno fertile per studiare e cominciare a lavorare ai suoi progetti.

Il principale è Plurk, un social network pensato per il mercato asiatico che però non ha la fortuna dei suoi competitor più famosi, come Facebook. Ma Amir ha la creatività di un vulcano, e segue lo sviluppo di tante altre idee salvo trovarsi a dover immaginare un sistema per mettere in ordine le attività da svolgere, onde evitare di perdere qualche filo. E’ così che nasce Todoist, un’app sviluppata nei ritagli di tempo (e spesso di notte) e che inizialmente non è neppure destinata al mercato.

Poi però succede che Amir ne parla ad alcuni suoi amici, che la mettono alla prova e ne sono entusiasti. Da lì l’idea: cercare 40mila dollari per svilupparla (soldi ottenuti da un acceleratore di start-up in Cile!) e lanciarla sul mercato, dove oggi sta raccogliendo un successo planetario – basti pensare che ha 5 milioni di utenti ed è disponibile in 20 lingue!

Ora Todoist è un colosso con 40 dipendenti che lavorano da diverse parti del mondo, e così costano meno perché non ci sono spese fisse da sostenere. Nel 2014 Forbes l’ha premiata come la miglior app di task manager al mondo, e milioni di dollari di fatturato.

E pensare che era un’idea “di riserva” di Amir, che da piccolo ha dovuto lasciare la casa e gli amici per scappare dagli orrori della guerra..

Rifugiato siriano si sdebita per l’ospitalità diventando volontario: da Berlino, ecco una commovente storia di generosità!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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2007.

Alex Assali scrive un post molto critico nei confronti del presidente della Siria, Bashar al-Assad, e da allora diventa un bersaglio mobile per gli sgherri di quest’ultimo. La sua fuga dalla sua terra è cominciata molto prima di quando sia iniziata la guerra, e con lei tutti i problemi umanitari che conosciamo oggi.

2014.

Alex arriva in Germania, dopo una lunga serie di peripezie. Ha perso tutto, ha dovuto lasciare la famiglia nella sua terra d’origine, ma non ha perso la dignità. E’ questa che lo spinge, ogni sabato, a ripetere quello che ormai è diventato un rito: andare con un banchetto in alcune delle zone più degradate di Berlino per offrire un pasto caldo ai senzatetto.

è una forma di ringraziamento nei confronti del Paese che mi ha accolto

scrive su un cartello in cui spiega le ragioni del suo gesto. Un gesto che assume ancora più valore perché Alex Assali non è certo un uomo ricco, almeno dal punto di vista economico. Ma è una persona dall’umanità davvero grande!

Per questo abbiamo scelto di condividere la sua storia, e la sua foto, su queste pagine proprio sotto Natale: Alex è un regalo per tutte le persone che incontra, e per chi continua a sperare in un mondo migliore 😉