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Fare shopping aiuta chi ha bisogno con Helpfreely, e possiamo farlo tutti: ecco come!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Gli acquisti online, ormai, sono entrati nel quotidiano di molti di noi: su la mano chi, prima di comprare qualcosa, non fa prima un salto su Amazon o eBay (o Zalando, eccetera) per vedere se può spendere meno e avere anche la comodità di non dover neppure andare in negozio 😉

Ora c’è un’altra (bella) novità, che ci consente di fare shopping su internet e – allo stesso tempo – aiutare chi ha bisogno: è Helpfreely!

helpfreelySi tratta di una piattaforma nata in Spagna, ma ora presente anche nella versione .it, che mette in contatto alcuni negozi web con altre associazioni senza scopo di lucro per il tramite di noi clienti. Detto così sembra cervellotico, ma è molto più facile di come sembra!

Si parte da Helpfreely.org: registrandosi – come ormai siamo abituati a fare con qualunque sito – si possono scegliere tre associazioni che ci stanno a cuore e che vogliamo aiutare, e decidere in quale misura le vogliamo aiutare (ad esempio, il 50% a una e il 25% alle altre due); dopodiché, sempre partendo dal sito, si può scegliere uno dei negozi partner – e ce ne sono davvero tanti, tra i quali big come eBay, Zalando, Kiabi, Groupon, Booking.. – dove fare i nostri acquisti, liberamente, nel modo in cui siamo abituati.

Qui entra in gioco la novità: quando mettiamo a carrello dei prodotti, i negozi si impegnano a destinare una quota di quanto abbiamo speso (che viene dichiarata sin da subito su Helpfreely) alle ONLUS che abbiamo scelto. Il sito fa da tramite per questo passaggio di denaro, che a noi non costa assolutamente nulla ma che ci permette di dare una mano – gratis – a chi ha bisogno attraverso le associazioni che ci stanno più a cuore.

Per dare il nostro aiuto a risolvere le cause cui teniamo di più non facciamo, così, più nessuna fatica: ci limitiamo a fare shopping, il resto vien da sé. Facile, comodo e gratis, e fa anche del bene: ecco perché Helpfreely è davvero una buonanuova 😉

Una ONLUS cura i piccoli malati dei Paesi poveri: è Bambini Cardiopatici nel Mondo, ecco come possiamo aiutarla

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Alessandro Fumagalli

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Anche questo martedì, la nostra buonanuova è la storia di un’associazione. Un’associazione magari meno nota di altre, ma non per questo meno importante: anzi.. Pensate: il suo impegno è dare una speranza ai bambini nati nei Paesi in via di sviluppo – e fin qui, direte voi, ce ne sono tante. Non solo: ai bambini dei Paesi in via di sviluppo che soffrono di problemi cardiologici.

Già, perché la cardiochirurgia è un ramo della medicina che ha registrato grandissimi progressi. Pensate: negli anni ’70 la percentuale di sopravvivenza dei bambini operati al cuore era minima, inferiore al 10%; oggi non è così, ma solo nei Paesi più avanzati dove ormai i successi degli interventi al cuore sono intorno al 95% dei casi, mentre i bambini malati dei Paesi poveri sono costretti a patire questa ulteriore ingiustizia: a causa della mancanza di strutture adeguate e di medici specializzati, la mortalità infantile per cardiopatia lì è sempre nell’ordine del 90%.

bambini-cardiopatici-nel-mondoPer questo un team di medici italiani specializzati nelle patologie del cuore ha creato un’associazione; il suo scopo è raccogliere fondi, che vengono utilizzati per creare strutture sanitarie idonee nei Paesi più poveri, acquistare le attrezzature necessarie per le diagnosi e gli interventi, formare dei medici con attività di tutoraggio che possono esser svolte sia negli ospedali italiani che “in loco”. Alcuni dei volontari, poi, mettono a disposizione il loro tempo – ad esempio durante le vacanze – per andare a fare diagnostica e operare in prima persona nelle zone in cui c’è più bisogno, durante le cosiddette “missioni”.

Bambini Cardiopatici nel Mondo si alimenta della generosità dei medici, certo; ma anche del grande cuore delle persone, che possono sostenerla con una donazione (libera o del 5 x 1000), acquistando delle bomboniere solidali per le occasioni speciali, oppure con dei lasciti. Bastano 15 euro per curare un bambino per un mese, mentre con 300 euro (ossia meno di un caffè al giorno) si può acquistare il filo per suturare un cuore malato.

Raccontare tutte le attività di Bambini Cardiopatici nel Mondo in un solo post sarebbe impossibile; per questo vi lasciamo il link al loro sito, dove trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno. Per far battere il cuore dei bambini che soffrono al ritmo del vostro.

Il “caso” #petaloso diventa marchio registrato e ONLUS: ecco chi aiuterà!

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Alessandro Fumagalli

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Vi ricordate la storia di petaloso, la nuova parola inventata dal piccolo Matteo che è diventata un caso social (e non solo)? Ne abbiamo parlato anche noi 😉

Come succede a molte altre novità, anche questa non è stata accolta solo con entusiasmo: qualcuno ci ha scherzato sopra, e vabbé; altri hanno provato a innescare una polemica, e – diciamocelo – è stato un vero peccato.

matteo-petalosoLa storia, intanto, continua, con un’evoluzione che non si è guadagnata lo stesso clamore della parola quando è stata inventata ma che è il vero senso di questa bella vicenda: Marco Trovò, padre del piccolo Matteo, ha deciso di depositare e registrare “petaloso” come marchio presso la Camera di commercio di Ferrara.

Per farci soldi, direte voi. Invece no: Marco ha dichiarato che il suo obiettivo è tutelare la parola da tutti quelli che la vorrebbero usare, in modo da cederla in licenza a chi dovesse farne richiesta di commercializzazione solo dopo aver valutato l’idoneità, la “purezza” e la bellezza delle sue intenzioni.

I proventi di questa attività, poi, andrebbero a finanziare una ONLUS. Una ONLUS, naturalmente, attenta ai bambini: sarà questo infatti il vincolo principale che Marco chiederà alle aziende che la vorranno sfruttare, ossia di destinare dei soldi (quelli spesi per l’utilizzo della parola) a opere di beneficenza legate ai bambini nel territorio di Copparo, del ferrarese e della zona.

Ad esempio campi da calcio e teatri, perché questi sarebbero i desideri di Matteo, oppure lavagne interattive multimediali (LIM) per la scuola elementare del ragazzo.

Ecco perché Marco Trovò ha depositato come marchio la parola petaloso: per insegnare a suo figlio che dalla notorietà ottenuta si può tirare fuori qualcosa di tangibile e buono per tutti.

Dite la verità, anche voi che avete storto la bocca quando avete scoperto la storia di petaloso: una piega buona come questa non ve la sareste aspettata, e ora che c’è non vi sembra una #buonanuova?

Dall’assistenza al cosviluppo: scopriamo l’impegno di Fratelli dell’Uomo per i Paesi in via di sviluppo

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Alessandro Fumagalli

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Di associazioni che nascono con l’obiettivo di migliorare la vita di chi abita nei Paesi in via di sviluppo ne esistono tante, e (più o meno) tutte serie e animate da nobili intenti; quello che non c’è, spesso, è la conoscenza della loro esistenza e della loro azione: è per questo che abbiamo deciso di dedicare il post del martedì su buonanuova.it al racconto di storie come queste; come quella di Fratelli dell’Uomo, una ONLUS nata nel 1969.

fratelli-delluomoA crearla Adolfo Soldini, in quella Milano che è da sempre una città a vocazione sociale e dal cuore grande (e lo vediamo spesso per le amiche di Milanoincontemporanea). Certo, come abbiamo anticipato di associazioni come questa ce ne sono tante, ma allora perché la nostra lente di ingrandimento oggi si è posata proprio su di lei?

Anzitutto, perché è attenta alla sua dimensione “sociale”: Fratelli dell’Uomo dialoga con gli utenti, e “si butta” in progetti anche distanti dalla sua natura – come la partecipazione alla Maratona di Milano – per farsi conoscere; perché chi aiuta ha sempre bisogno di aiuto, ma troppo spesso non riesce a ritagliarsi le forze per richiederlo e rischia, così, di soffocare una volta perso lo slancio iniziale.

Fratelli dell’Uomo no, e ci sarà un perché opera da più di 40 anni 🙂

Il secondo aspetto importante è che questa ONLUS non fa assistenzialismo, ma cosviluppo. La differenza potrebbe spiegarla la celebre massima attribuita a Gandhi:

Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita

Sì, perché l’idea che muove i passi di Fratelli dell’Uomo è quella di aiutare le persone ad affrancarsi dalla povertà, dando loro gli strumenti (in termini economici e di competenze) per farlo. Un salto avanti importante, che è stato fatto anche da altre realtà – ad esempio Kiva con il suo microcredito, di cui abbiamo già parlato: ve la ricordate?

Fratelli dell’Uomo opera nel Sud del mondo, che poi non è sempre Sud ma indica alcuni Paesi dove la povertà è ancora endemica come il Senegal, il Camerun, il Perù e il Brasile; ma il suo impegno si dispiega anche nel Nord del mondo, con dei format (come mostre fotografiche o corsi di cucina) che mirano a spiegare come tutte le nostre azioni hanno un impatto anche su chi vive lontano da noi, perché il sistema è interconnesso e globale e spesso la tranquillità di uno corrisponde allo sfruttamento di tanti altri.

Certo, potremmo parlare per ore di Fratelli dell’Uomo e non esaurire comunque il discorso su tutta la vivacità dei suoi progetti e dei suoi volontari, impegnati in tanti e diversi ambiti; perciò ora lasciamo spazio a loro e al loro raccontarsi attraverso le pagine del sito ufficiale, dove trovate tutte le indicazioni di cui potreste aver bisogno: per scoprirli, aiutarli o cominciare a collaborare.

Una banca dove gli investimenti rendono sempre? E’ la Banca del tempo, ecco come funziona!

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Alessandro Fumagalli

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Qual è la risorsa più preziosa a nostra disposizione? Sbagliato: non è il denaro! E’ il tempo, ragazzi, anche se troppo spesso non ce ne rendiamo conto, se non a posteriori, o almeno così è capitato a me; è successo anche a voi?

banca-del-tempoIl tempo è una risorsa straordinaria, perché ci dà modo di fare tutto quello che vogliamo; ma in questo mondo sempre più frenetico, c’è chi non ne ha mai e non ne può spendere altro, perché (proprio come il denaro) il tempo è finito, anche se non sappiamo quando finirà – che disdetta 🙂

Dall’altra parte, c’è anche chi di tempo ne ha da vendere: perché non lavora, o non lavora più; oppure perché è in pensione, o perché è così bravo a organizzarsi da riuscire a ritagliarsi degli spazi. Spazi che poi può mettere a disposizione: è questa l’idea della Banca del tempo!

Di banche come questa ce ne sono un po’ dappertutto; noi abbiamo “scoperto” quella di Milano e Provincia per evidenti ragioni di prossimità (non è un caso se ci trovate ogni settimana su Milanoincontemporanea con una Buonanuova “alla milanese”), ma se cercate su internet probabilmente ne troverete anche di vicine a voi: in Italia sono 200!

Ma cosa sono le banche del tempo? Sono associazioni, senza scopo di lucro, in cui i membri mettono a disposizione degli altri il proprio tempo e le proprie competenze. Con un esempio si capisce meglio:

io so stirare, e ho un’ora di tempo alla settimana per farlo anche per gli altri, ma non so potare le piante; bene: posso portare la mia ora alla banca del tempo, e contestualmente cercare qualcuno che abbia messo il proprio tempo a disposizione per la mia richiesta; quando lo trovo, se non lo conosco lo incontro in sede – grazie alla mediazione della banca – e ci mettiamo d’accordo per una data in cui possa venire a potare le mie piante; lo stesso succederà a me se arriverà qualcuno che ha bisogno di una mano per stirare.

In questo scambio non c’è giro di denaro, ma solo di tempo, e non è necessario essere “fiscali” come invece sono le banche vere: se ho messo a disposizione un’ora, ma mi diverto, posso starci anche di più insomma 🙂

Di bello, poi, è che a fine anno il saldo contabile deve essere in pareggio: se ho dato 10 ore ne avrò anche ricevute altrettante, altrimenti sarebbe sfruttamento! Invece la forza della banca del tempo è la reciprocità, il ricevere per quanto si è dato. Senza dimenticare che lo scambio diventa un’occasione, oltre che per risolvere un problema (o offrire una soluzione), per conoscere altre persone. In questo caso, il nostro conto corrente sarà sempre in positivo: vale la pena provare, no?

Una ONLUS porta i disabili in viaggio: ecco Seable, dall’Italia a Londra e ritorno con un’idea che fa del bene

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Alessandro Fumagalli

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vacanze-disabiliI tour operator tradizionali sono in crisi, e non lo scopriamo certo oggi: internet e tutti i vari siti per le prenotazioni online li stanno mettendo decisamente in croce, e chi non si reinventa offrendo un servizio veramente extra (di qualunque tipo esso sia) è destinato ad andare incontro a periodi di vacche decisamente magre.

Al contrario, c’è qualcuno che ha studiato il mercato, intravisto una nicchia e in quella si è infilato creando un’azienda di successo, anche se ad oggi ancora ferma (per scelta) allo stato di ONLUS. Questo qualcuno è Damiano, un ragazzo italiano di 29 anni che ha studiato a Londra, vive e lavora là ma ha cominciato proprio da qui a realizzare il suo business, e in particolare da quelle pendici dell’Etna che gli hanno dato i natali.

Lì Damiano ha lasciato il padre, che lavora come istruttore di sub per disabili, e proprio dall’esempio del padre il ragazzo ha sviluppato un’idea che poi ha presentato a un incubatore della sua Università e con la quale ha ottenuto un ufficio gratis per i primi due anni e la copertura dei costi necessari per avviare l’attività.

A questo punto sarete curiosi di scoprire qual è l’attività di cui Damiano si occupa, e ve lo diciamo subito: è Seable, una ONLUS che svolge l’attività di tour operator per i disabili; persone che vogliono scoprire dei luoghi del mondo, ma hanno bisogno di essere accompagnate in questa scoperta e guidate in maniera particolare, specifica per il loro handicap.

Il primo cliente di Damiano è stato un inglese non vedente di 84 anni che si è avvicinato a lui perché cercava qualcuno che lo accompagnasse in una vacanza in Sicilia; è stato un attimo modificare in corsa l’idea di un tour operator che offrisse ai disabili vacanze “avventurose” (con esperienze, ad esempio, sportive) in quella di uno specializzato nell’offrire servizi “ad hoc” sulla base delle richieste.

L’obiettivo di Damiano e della sua Seable è quello di offrire vacanze di qualità, e regalare ai disabili – attraverso esperienze che nella vita quotidiana non hanno la possibilità di provare – una nuova consapevolezza nei propri mezzi: c’è anche una coppia che si è conosciuta proprio grazie a Seable, e che dopo quell’avventura ha trovato la forza per organizzarsi in autonomia un nuovo viaggio!

Attualmente Seable offre vacanze in Sicilia, nei Paesi Baschi e in Slovenia; alcune aziende si sono interessate al progetto e oggi Damiano si trova davanti a un bivio, continuare con la ONLUS o trasformare la sua creatura in “for profit”; ma ha già vinto: ha tracciato una nuova strada, ha ottenuto un buon successo e ha dato a tanti disabili la possibilità di vivere un’esperienza disegnata su misura per loro e le loro esigenze, ma senza compatirli.

Una storia come questa è senza dubbio una #buonanuova, non trovate?

Il cinema arriva in ospedale: film come medicine a Milano e Roma, ecco dove è già possibile vederli

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Alessandro Fumagalli

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A meno di non esser lì per cose belle, come una gravidanza, l’ospedale è – mediamente – un luogo difficile da amare: è il luogo della sofferenza e della preoccupazione.

Molte delle possibilità di guarigione di una persona, però, si giocano anche sull’atteggiamento che questa riesce a tenere nei confronti della malattia e dell’imprevisto, e già da tempo le corsie d’ospedale non sono più quei luoghi dimessi e tristi che sono state fino a qualche anno fa: c’è chi “spinge” sulla clownterapia, soprattutto con – e per – i bambini dopo che è stato dimostrato il successo di tecniche alla “Patch Adams” (e il film ha sdoganato il personaggio); c’è chi ha introdotto gli animali domestici in corsia, pur con tutte le cautele del caso (ne avevamo parlato per Milanoincontemporanea, ricordate?); e ora c’è chi, seguendo l’esempio di una fortunata esperienza nata in Gran Bretagna, vuole portare il cinema in ospedale.

Sì, avete capito bene: una sala cinematografica con tutti i crismi (e qualcuno in più, ma ne parleremo poi..) per socializzare con gli altri davanti al grande schermo, farsi rapire dalle storie che le pellicole sanno raccontare e regalarsi un momento di sollievo dalla routine fatta di esami, visite mediche, pasti leggeri e saluti ai parenti.

cinema-in-ospedale

In Italia esistono già due esperienze di questo tipo: dall’ottobre 2013 presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), e dall’estate scorsa anche all’interno del centro polifunzionale Spazio Vita, presso l’Ospedale Niguarda di Milano. Ora la ONLUS MediCinema Italia punta alla “conquista” di Roma, che del cinema in Italia è la culla con il suo laboratorio di Cinecittà. Il prossimo MediCinema, infatti, sorgerà al Policlinico Gemelli: aprirà a marzo, sarà ospitato dai locali tra l’ottavo e il nono piano della struttura e – come anticipato – sarà in grado di accogliere anche pazienti non autosufficienti, quindi allettati o in sedia a rotelle.

Zero barriere architettoniche, tanta comodità e ben 130 posti, per ospitare i pazienti (naturalmente) ma anche i loro familiari e amici, e offrire un momento di svago anche a volontari e personale di assistenza. E’ infatti dimostrato che la visione di un film crea una sorta di “effetto pausa” dal punto di vista psicologico, regalando uno stato di benessere neurologico che ha poi le sue conseguenze anche sulla guarigione, riuscendo ad accelerarla.

Il Segretariato Sociale della RAI sostiene il progetto, ma anche ognuno di noi può contribuire donando 2 o 5 euro: basta inviare un SMS solidale al 45599 entro l’11 gennaio prossimo, oppure chiamare da rete fissa. Un piccolo contributo per un progetto che può avere grandi ricadute: stare insieme nella malattia aiuta a stare meglio, e il cinema in questo ha un potere eccezionale – e dimostrato 😉

il Cenone della Vigilia a Milano è solidale: 300 pasti caldi aspettano i senzatetto all’Hub di via Tonale

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Alessandro Fumagalli

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Il Natale è più bello se la festa è davvero per tutti!

E’ per questo che, a Milano, Fondazione Progetto Arca ONLUS ha deciso di fare un regalo anche a tante persone senza fissa dimora, offrendo loro il Cenone di questo Natale 2015 ormai alle porte!

Il teatro di questo appuntamento sarà il grande Hub di via Tonale, a due passi dalla Stazione Centrale: quello che nel quotidiano è un simbolo dell’accoglienza “alla milanese”, per una notte indosserà anche il vestito delle grandi occasioni in modo da regalare un momento di vero sollievo, di entusiasmo e di socializzazione a tante persone che – per ragioni diverse – sono invece finite ai margini.

progetto-arca_pasto-senza-fissa-dimoraAntipasto. Primo e secondo. Poi il più classico dei panettoni (a Milano, potrebbe essere altrimenti? 🙂 ), accompagnato con una squisita crema di zabaione.

è questo il menù culinario della serata della Vigilia, ma altrettanto interessante è la proposta di un accompagnamento musicale (a cura di un DJ della Bar Boon Band, che mixerà brani classici natalizi e alcuni successi internazionali).

Non potrà mancare, poi, lo scambio di doni: ogni ospite della serata riceverà infatti uno zaino, contenente un kit igienico e alcuni capi invernali come sciarpe, guanti e cappello di lana. Un dono ancora più bello perché arriva da Leffe, un paesotto della Val Seriana dove c’è una squadra di volontari che sotto la guida di Antonia Bertoni confeziona a mano, ogni anno, centinaia di capi di lana da regalare durante la notte di Natale ai senza fissa dimora assistiti dai volontari di Progetto Arca.

Una bella festa per regalare un momento di sollievo da preoccupazioni molto immediate, come trovare qualcosa da mettere sotto i denti ogni giorno e ripararsi dal freddo che purtroppo l’inverno si appresta a portare.

L’augurio è che sia un Buon Natale davvero per tutti, e appuntamenti come questo ci fanno sperare che dalla gioia della festa davvero nessuno possa restare escluso.

Un regalo di Natale per i bambini ammalati dell’Africa? Con AICI ONLUS basta un SMS per aiutarli

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Alessandro Fumagalli

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bambini-africaA volte basta davvero poco, per aiutare tanto. 2 euro, ad esempio.

Sì, con la semplice rinuncia a un paio di caffè, questa settimana (fino a domenica 20 dicembre 2015), si può aiutare l’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo ONLUS. Il tutto, semplicemente mandando un SMS al numero 45509.

Sappiamo bene, infatti, che nei Paesi più poveri del mondo la salute è un diritto di difficile accesso: i costi sono insostenibili per le famiglie, le strutture sanitarie spesso inadeguate alle esigenze della popolazione. Le principali vittime di questa spiacevole situazione sono – come sempre – i più deboli, e tra questi soprattutto i bambini.

E’ per questo che A.I.C.I. ONLUS ha avviato una raccolta fondi, il cui ricavato servirà per organizzare 6 missioni operatorie in alcuni Paesi africani. L’obiettivo è riuscire a visitare (e operare, se necessario) più di 1.500 bambini malati di cuore, ma per raggiungerlo serve l’aiuto di tutti e tutti possiamo darlo – appunto – con un semplice SMS.

Le missioni, della durata di una settimana ognuna, entro la fine del 2016 vedranno equipe mediche italiane intervenire nei centri ospedalieri di Camerun, Egitto, Marocco e Senegal, per curare bambini che soffrono di problemi cardiaci.

Il Natale si avvicina, e fare un regalo come questo è un piccolo gesto in grado di fare un bene grande anche a chi questo Natale non lo potrà festeggiare.

La vecchia bici che c’è in cantina? Diventa una speranza per chi vive in Siria! Succede a Monza, e tutti possiamo contribuire: ecco come!

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Alessandro Fumagalli

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bici-siriaQuesta settimana, mi fa piacere condividere con voi – tanto per cominciare – una bella notizia (anzi, una #buonanuova) che arriva dalla mia zona, e riguarda una mia grande passione.

La zona è quella di Monza, la passione quella per le bici, e insieme si sposano (in questo caso) per via di un progetto di solidarietà dedicato alla Siria, una terra martoriata ormai da troppo tempo (sono più di 4 anni!) da una guerra civile con la quale il mondo occidentale convive senza troppi problemi, al massimo accorgendosi che c’è quando centinaia di migliaia di migranti si riversano sull’Europa in cerca di una via di fuga.

Per chi resta in Siria, invece, uno dei tanti problemi della quotidianità è quello di muoversi. Muoversi per andare a lavorare, o cercare lavoro; muoversi per trovare cibo e acqua; muoversi per andare a far visita ai propri cari, o anche (ahinoi) per scappare alle bombe e ai tiri dei cecchini.

La benzina scarseggia, le auto pure, e per tanti l’alternativa è mettersi in cammino, con tutti i limiti che questo comporta.

In Provincia di Monza, preso atto di questa situazione, la ONLUS “Insieme si può fare” ha messo in piedi un progetto, che è anche un invito. L’invito è per tutti noi, che se abbiamo una bicicletta in soffitta, in cantina o in garage, che non usiamo più, oggi abbiamo un’occasione per liberarcene facendo del bene.

Da inizio settembre, infatti, possiamo donare questa bici all’associazione (anziché lasciarla lì a prender polvere, o portarla all’isola ecologica) che si prenderà cura di metterla in un container – di aiuti umanitari – e spedirla in Siria.

Quali bici si possono donare?

Vanno bene biciclette di tutti i colori e tutte le forme, oltreché di tutte le taglie: da bambino, da adulto, da corsa o mountain bike, da passeggio.. Preferibilmente bici da uomo, visto che saranno soprattutto uomini a usarle una volta in Siria, ma ribadiamo: va bene tutto!

L’obiettivo è raccoglierne 100, almeno per il primo invio, e sebbene in origine “Insieme si può fare” si fosse orientata su bici in buono stato, negli ultimi tempi ha cominciato ad accettare anche quelle un po’ più malridotte: la Cooperativa Lambro, infatti, ha sposato l’iniziativa e si è offerta per sistemarle.

Come donare?

Per questo prendiamo in prestito le informazioni rilanciate da MB News, che poi è stata la nostra prima fonte per questa notizia: si può scrivere a info@insiemesipuofare.org, oppure chiamare Lorenzo al 338.4428309.