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Dall’assistenza al cosviluppo: scopriamo l’impegno di Fratelli dell’Uomo per i Paesi in via di sviluppo

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Di associazioni che nascono con l’obiettivo di migliorare la vita di chi abita nei Paesi in via di sviluppo ne esistono tante, e (più o meno) tutte serie e animate da nobili intenti; quello che non c’è, spesso, è la conoscenza della loro esistenza e della loro azione: è per questo che abbiamo deciso di dedicare il post del martedì su buonanuova.it al racconto di storie come queste; come quella di Fratelli dell’Uomo, una ONLUS nata nel 1969.

fratelli-delluomoA crearla Adolfo Soldini, in quella Milano che è da sempre una città a vocazione sociale e dal cuore grande (e lo vediamo spesso per le amiche di Milanoincontemporanea). Certo, come abbiamo anticipato di associazioni come questa ce ne sono tante, ma allora perché la nostra lente di ingrandimento oggi si è posata proprio su di lei?

Anzitutto, perché è attenta alla sua dimensione “sociale”: Fratelli dell’Uomo dialoga con gli utenti, e “si butta” in progetti anche distanti dalla sua natura – come la partecipazione alla Maratona di Milano – per farsi conoscere; perché chi aiuta ha sempre bisogno di aiuto, ma troppo spesso non riesce a ritagliarsi le forze per richiederlo e rischia, così, di soffocare una volta perso lo slancio iniziale.

Fratelli dell’Uomo no, e ci sarà un perché opera da più di 40 anni 🙂

Il secondo aspetto importante è che questa ONLUS non fa assistenzialismo, ma cosviluppo. La differenza potrebbe spiegarla la celebre massima attribuita a Gandhi:

Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita

Sì, perché l’idea che muove i passi di Fratelli dell’Uomo è quella di aiutare le persone ad affrancarsi dalla povertà, dando loro gli strumenti (in termini economici e di competenze) per farlo. Un salto avanti importante, che è stato fatto anche da altre realtà – ad esempio Kiva con il suo microcredito, di cui abbiamo già parlato: ve la ricordate?

Fratelli dell’Uomo opera nel Sud del mondo, che poi non è sempre Sud ma indica alcuni Paesi dove la povertà è ancora endemica come il Senegal, il Camerun, il Perù e il Brasile; ma il suo impegno si dispiega anche nel Nord del mondo, con dei format (come mostre fotografiche o corsi di cucina) che mirano a spiegare come tutte le nostre azioni hanno un impatto anche su chi vive lontano da noi, perché il sistema è interconnesso e globale e spesso la tranquillità di uno corrisponde allo sfruttamento di tanti altri.

Certo, potremmo parlare per ore di Fratelli dell’Uomo e non esaurire comunque il discorso su tutta la vivacità dei suoi progetti e dei suoi volontari, impegnati in tanti e diversi ambiti; perciò ora lasciamo spazio a loro e al loro raccontarsi attraverso le pagine del sito ufficiale, dove trovate tutte le indicazioni di cui potreste aver bisogno: per scoprirli, aiutarli o cominciare a collaborare.

Una banca dove gli investimenti rendono sempre? E’ la Banca del tempo, ecco come funziona!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Qual è la risorsa più preziosa a nostra disposizione? Sbagliato: non è il denaro! E’ il tempo, ragazzi, anche se troppo spesso non ce ne rendiamo conto, se non a posteriori, o almeno così è capitato a me; è successo anche a voi?

banca-del-tempoIl tempo è una risorsa straordinaria, perché ci dà modo di fare tutto quello che vogliamo; ma in questo mondo sempre più frenetico, c’è chi non ne ha mai e non ne può spendere altro, perché (proprio come il denaro) il tempo è finito, anche se non sappiamo quando finirà – che disdetta 🙂

Dall’altra parte, c’è anche chi di tempo ne ha da vendere: perché non lavora, o non lavora più; oppure perché è in pensione, o perché è così bravo a organizzarsi da riuscire a ritagliarsi degli spazi. Spazi che poi può mettere a disposizione: è questa l’idea della Banca del tempo!

Di banche come questa ce ne sono un po’ dappertutto; noi abbiamo “scoperto” quella di Milano e Provincia per evidenti ragioni di prossimità (non è un caso se ci trovate ogni settimana su Milanoincontemporanea con una Buonanuova “alla milanese”), ma se cercate su internet probabilmente ne troverete anche di vicine a voi: in Italia sono 200!

Ma cosa sono le banche del tempo? Sono associazioni, senza scopo di lucro, in cui i membri mettono a disposizione degli altri il proprio tempo e le proprie competenze. Con un esempio si capisce meglio:

io so stirare, e ho un’ora di tempo alla settimana per farlo anche per gli altri, ma non so potare le piante; bene: posso portare la mia ora alla banca del tempo, e contestualmente cercare qualcuno che abbia messo il proprio tempo a disposizione per la mia richiesta; quando lo trovo, se non lo conosco lo incontro in sede – grazie alla mediazione della banca – e ci mettiamo d’accordo per una data in cui possa venire a potare le mie piante; lo stesso succederà a me se arriverà qualcuno che ha bisogno di una mano per stirare.

In questo scambio non c’è giro di denaro, ma solo di tempo, e non è necessario essere “fiscali” come invece sono le banche vere: se ho messo a disposizione un’ora, ma mi diverto, posso starci anche di più insomma 🙂

Di bello, poi, è che a fine anno il saldo contabile deve essere in pareggio: se ho dato 10 ore ne avrò anche ricevute altrettante, altrimenti sarebbe sfruttamento! Invece la forza della banca del tempo è la reciprocità, il ricevere per quanto si è dato. Senza dimenticare che lo scambio diventa un’occasione, oltre che per risolvere un problema (o offrire una soluzione), per conoscere altre persone. In questo caso, il nostro conto corrente sarà sempre in positivo: vale la pena provare, no?

Le finestre diventano pannelli solari: l’idea che crea energia pulita è nata alla Bicocca di Milano, ecco come funziona

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Alessandro Fumagalli

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finestra-pannello-solareI pannelli solari sul tetto, diciamocelo, non sono bellissimi; e neppure comodissimi da manutenere, specie quando nevica.

I pannelli solari nei campi, poi, non ne parliamo: saranno pure utili, ma quanto suolo “rubano” alle attività agricole?

Urge trovare una soluzione, ma possiamo cambiare il tempo verbale volgendolo all’imperfetto: “urgeva”, perché i pannelli solari del futuro oggi esistono e sono frutto del lavoro di sviluppo realizzato dall’Università Bicocca di Milano. Ci sono, e utilizzano una superficie che nelle città moderne non manca di certo, pur non riuscendo a essere particolarmente utile: quella delle finestre.

Ebbene sì: le finestre del futuro potrebbero non essere più fatte solo di vetro, ma di plastica con microparticelle in grado di catturare l’energia; energia che poi può essere trasformata per alimentare una casa, un ufficio o quant’altro.

Cromofori: è questo il nome delle particelle che operano il “miracolo”, convogliando la luce verso i bordi delle finestre dove poi vengono installate delle piccole celle solari.

In realtà esistono già sistemi in plexiglass che fanno circamenoquasi lo stesso lavoro, ma questa nuova classe di dispositivi li migliora perché è più efficiente dal punto di vista energetico e perché è praticamente invisibile una volta installata, in modo da riuscire a integrarsi senza difficoltà all’interno del contesto cittadino.

In ultimo, ma non meno importante, c’è l’aspetto della sostenibilità ambientale: al di là del fatto che producono energia utilizzando una fonte pulita e inesauribile come la luce, queste finestre non contengono semiconduttori come il cadmio e il piombo ma delle leghe atossiche, che fanno lo stesso lavoro (e meglio) e non hanno alcun problema di smaltimento. Senza dimenticare che assorbendo energia, questi pannelli sono in grado di contribuire al condizionamento termico dell’ambiente che proteggono senza ridurne la luminosità se non in una misura marginale.

Una buona idea pronta a diventare una #buonanuova a tutti gli effetti quando prenderà piede nelle nostre città e ci aiuterà a renderle meno ingorde di energia “sporca”, ma pare che i tempi per il suo arrivo sul mercato non saranno così lunghi: staremo a vedere 😉

Un contributo alle famiglie che offrono alloggio agli immigrati: Milano apre la strada, chi seguirà?

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Alessandro Fumagalli

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>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTIOgni settimana le amiche di Milanoincontemporanea ci offrono lo spazio di un post, che dedichiamo ogni volta a una buonanuova “alla milanese”. Anche la notizia che stiamo per darvi arriva da Milano, e ancora una volta parla di generosità e ospitalità: il Comune ha infatti aperto un bando, valido dal 30 dicembre scorso al prossimo 15 gennaio, per la selezione di famiglie interessate a ospitare a casa propria uno o più profughi a seconda delle possibilità.

Sì, perché se è vero che la questione dei migranti è passata in secondo piano (permetteremi una nota polemica: ora i giornalisti sono tutti concentrati sulle morti per parto, al punto che sembra quasi non succeda altro nel nostro Paese..) è vero anche che il problema di ospitarli persiste; gli enti locali sono stati chiamati a mettere a disposizione le proprie strutture, alcune parrocchie stanno cercando – nell’indifferenza dei media – di fare altrettanto, ma c’è una terza via che passa attraverso l’impegno dei cittadini “in prima persona”, e per incentivarla il Comune di Milano ha messo a disposizione un importante contributo.

400 euro al mese per chi offre un alloggio idoneo all’ospitalità: bastano una camera da letto con un minimo di arredo, quello necessario per il deposito di abiti ed effetti personali, e un bagno. Oltre a questi, naturalmente, serve la disponibilità ad accogliere una persona sconosciuta a casa propria, ma sappiamo bene che la generosità di molti milanesi non avrà bisogno di molti discorsi per farsi convincere a offrirla.

Le famiglie che intendono candidarsi possono inviare al Comune la propria domanda di adesione; se selezionate, parteciperanno a un corso di formazione di due giorni utile ad approfondire il tema dell’asilo politico (e le dinamiche che lo regolano) e gli aspetti di relazione interculturale.

Non nascondiamoci dietro all’ipocrisia: può essere l’occasione per integrare il reddito familiare e, allo stesso tempo, fare un servizio a persone che ne hanno bisogno. Un’opportunità da prendere seriamente in considerazione, insomma.

La televisione non ne parla; i quotidiani gli avranno dedicato sì e no un trafiletto. Ma questa è una #buonanuova a 360° per tutti quelli che si lasceranno coinvolgere con entusiasmo nel progetto.

il Cenone della Vigilia a Milano è solidale: 300 pasti caldi aspettano i senzatetto all’Hub di via Tonale

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Alessandro Fumagalli

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Il Natale è più bello se la festa è davvero per tutti!

E’ per questo che, a Milano, Fondazione Progetto Arca ONLUS ha deciso di fare un regalo anche a tante persone senza fissa dimora, offrendo loro il Cenone di questo Natale 2015 ormai alle porte!

Il teatro di questo appuntamento sarà il grande Hub di via Tonale, a due passi dalla Stazione Centrale: quello che nel quotidiano è un simbolo dell’accoglienza “alla milanese”, per una notte indosserà anche il vestito delle grandi occasioni in modo da regalare un momento di vero sollievo, di entusiasmo e di socializzazione a tante persone che – per ragioni diverse – sono invece finite ai margini.

progetto-arca_pasto-senza-fissa-dimoraAntipasto. Primo e secondo. Poi il più classico dei panettoni (a Milano, potrebbe essere altrimenti? 🙂 ), accompagnato con una squisita crema di zabaione.

è questo il menù culinario della serata della Vigilia, ma altrettanto interessante è la proposta di un accompagnamento musicale (a cura di un DJ della Bar Boon Band, che mixerà brani classici natalizi e alcuni successi internazionali).

Non potrà mancare, poi, lo scambio di doni: ogni ospite della serata riceverà infatti uno zaino, contenente un kit igienico e alcuni capi invernali come sciarpe, guanti e cappello di lana. Un dono ancora più bello perché arriva da Leffe, un paesotto della Val Seriana dove c’è una squadra di volontari che sotto la guida di Antonia Bertoni confeziona a mano, ogni anno, centinaia di capi di lana da regalare durante la notte di Natale ai senza fissa dimora assistiti dai volontari di Progetto Arca.

Una bella festa per regalare un momento di sollievo da preoccupazioni molto immediate, come trovare qualcosa da mettere sotto i denti ogni giorno e ripararsi dal freddo che purtroppo l’inverno si appresta a portare.

L’augurio è che sia un Buon Natale davvero per tutti, e appuntamenti come questo ci fanno sperare che dalla gioia della festa davvero nessuno possa restare escluso.

Babbo Natale fa bene due volte: porta i regali e aiuta chi soffre di distrofia muscolare, ecco come possiamo aiutarlo!

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Alessandro Fumagalli

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casa-babbo-nataleIl sogno di ogni bambino? Facile da immaginare, specialmente di questi tempi: incontrare Babbo Natale, anzi poterlo ospitare a casa!

E’ un sogno, ma per qualcuno può diventare realtà sapete? Sì, perché UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) offre proprio questa opportunità a quelli che la vogliono aiutare.

Del resto la ricerca ha bisogno di fondi per andare avanti, e anche le associazioni che si offrono di fare da “cuscinetto” aiutando le persone affette da qualche grave malattia, o di sostenere le loro famiglie in questa dura prova, hanno altrettanto bisogno di un contributo, sia in termini di impegno e di volontari che per pagare le strutture, la comunicazione, e tutto ciò che serve per andare avanti.

Per questo UILDM ha avuto un’idea davvero originale e affascinante: arruolare una squadra di Babbo Natale che portino gli auguri e i regali nelle famiglie che ne fanno richiesta.

Immaginate quale potrebbe essere la faccia di vostro figlio nel momento in cui vi suonassero il campanello e fuori dalla porta ci fosse.. Babbo Natale in persona, con i regali per lui. Emozionante, vero?

Per fare questa sorpresa, UILDM chiede solo un contributo, che poi sarà destinato alle attività dell’associazione. Il minimo è 50 euro, ma poi sta al buon cuore di ciascuno decidere in quale misura contribuire, per regalare un sogno a un bambino e una speranza a chi sta lottando contro una carogna come la distrofia muscolare.

Il progetto è attivo da anni, e riscuote sempre un grande successo. Al momento i Babbo Natale di UILDM portano i loro auguri, la sera della Vigilia, a Milano e nel suo hinterland.

Conoscete altre esperienze simili e ce le volete raccontare? Vi aspettiamo nei commenti 😉

Se invece volete avere maggiori informazioni sul Buon Natale di UILDM, qui trovate tutto quel che vi serve!

Centraline dei semafori oppure opere d’arte? Ecco la street art che cambia colore alla città di Milano!

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Alessandro Fumagalli

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Per Milano il 2015 si sta rivelando un vero e proprio anno di grazia, avete notato? Complice la presenza di Expo, il capoluogo lombardo sembra aver riconquistato il ruolo di “capitale morale” d’Italia, anche grazie al “contributo” di Roma (del quale, ahinoi, c’è tutt’altro che essere orgogliosi e felici), ma – forse – soprattutto in virtù di una rinnovata verve che ha cambiato il volto alla città.

Se gli scorsi sono stati gli anni delle “grandi opere”, nuova skyline di Porta Garibaldi in primis, il 2015 è quello di storie più piccole ma non per questo meno significative. Ad esempio quella della riqualificazione della Darsena, di cui ci ha parlato Myriam, che oggi è il cuore pulsante della vita notturna milanese; oppure quella della Torre Arcobaleno, ridipinta a tempo di record; o di Jellyfish Barge, e di tanti altri piccoli progetti di cui ho avuto modo di parlarvi dalle pagine di Milanoincontemporanea.

Oggi, se me lo consentite, vorrei parlarvi di un’altra novità che riguarda Milano e le sue centraline semaforiche. Sì, avete presente quei parallelepipedi grigi che si trovano, in genere, nei pressi degli incroci, e sono spesso vittime delle “attenzioni” di writer caserecci spesso tutt’altro che dotati di senso artistico? Ecco, se siete riusciti a immaginarveli ora ve li facciamo vedere, rivisitati, in questa gallery proposta da IlPost.

energy-box-2015

La storia bella che hanno da raccontare è quella di un progetto, che ha coinvolto ben 53 artisti – veri! – urbani; a questi è stato proposto di “adottare” alcune centraline dei semafori (energy box, si chiamano) e di trasformarle da scatole anonime in opere d’arte contemporanea, permanente, di strada!

Oggi a Milano ce ne sono 150, e sono delle vere e proprie chicche che hanno ravvivato il paesaggio di una città che per qualche verso poteva essere diventata un po’ monotona e narcisa. Una città che però, grazie a Expo (certo) ma soprattutto con le idee di chi la abita e chi la vive, sta dimostrando di essere capace di reinventarsi per rimanere un punto di riferimento importante, per il suo hinterland e per tutto il nostro Paese.

Caro ristorante a Milano? Non da Ruben, che si mette a disposizione di chi ha meno: il prezzo? Simbolico, 1 euro

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Alessandro Fumagalli

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ruben-ristoranteQuanto costa una cena a Milano? Le mie esperienze personali si limitano a un paio di casi o tre, sempre in pizzeria, e non sono proprio delle più economiche: giusto sabato scorso pizza e Coca Cola in zona Darsena mi son costati 18 euro..

Certo, ci sono sempre i fast food, che con 6/8 euro ti danno un panino, una bibita e le patatine fritte, ma il ristorante più economico in città non è neppure questo: come ci raccontano le amiche di Milanoincontemporanea in questo post qualche mese fa ha aperto Ruben, un ristorante solidale dove la cena costa solo 1 euro.

L’iniziativa è rivolta alle persone in difficoltà, che dal lunedì al sabato dalle 19 alle 20.30 possono consumare un pasto completo per una cifra simbolica sebbene presso un ristorante vero e proprio, anziché una mensa come ce ne sono tante in città (pensiamo ad esempio a quelle della Caritas, o dell’Opera San Francesco). Ruben è in via Gonin 52, può offrire ogni giorno fino a 500 coperti, e l’accesso è riservato a chi si trova in situazioni particolari ed è già seguito da associazioni di volontariato, centri d’ascolto e parrocchie.

Un pasto caldo, in un luogo dignitoso, dove magari si possono anche fare delle nuove e belle amicizie: questo è Ruben nell’idea di Ernesto Pellegrini, che del progetto è il motore insieme alla sua Onlus. Sì, avete capito bene: “quell’ ” Ernesto Pellegrini, ex presidente dell’Inter che oggi ha voluto fare un regalo alla città aprendo il ristorante solidale e dandogli il nome di un contadino morto povero, conosciuto tanti anni fa.

Ancora una volta Milano si conferma una città generosa e attenta a non lasciar solo chi ha più bisogno. Una grande città 😉

Il miglior voto della maturità 2015? L’ha preso Nataliya, che ha iniziato l’anno con l’insufficienza: ecco il segreto del suo successo!

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Alessandro Fumagalli

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classe di scuola superiore
foto di lavocedeltrentino.it

L’inizio della scuola è ormai alle porte: settembre 2015, come ormai è tradizione, segnerà il ritorno tra i banchi per milioni di alunni, che quest’anno potranno gustarsi qualche giorno di vacanza in più dato che le classi ricominceranno la loro attività in molti casi lunedì 14 settembre.

Noi oggi vogliamo tornare un attimo indietro, per raccontarvi una storia che sia un augurio per tutti, soprattutto quelli che con lo studio, i libri, le interrogazioni e i compiti in classe hanno un po’ più di difficoltà. E’ la storia di Nataliya Maksemyuk.

Il nome non mente: Nataliya è una ragazza ucraina – di Odessa – che vive in Italia ormai da diversi anni, visto che ne aveva 12 quando arrivò nel nostro Paese. Cinque anni fa, a settembre (2010), iniziò la sua avventura nelle scuole superiori all’istituto Gino Zappa di Milano, in viale Marche, ma non furono rose e fiori: era così impacciata con la lingua italiana – che del resto non è certo semplice da imparare, se non ci si vive dentro – che i professori la “invitarono” a seguire un corso di recupero.

Non uscivo di casa perché non riuscivo a parlare con nessuno, non guardavo la tv perché non capivo una parola, e così per un anno intero – ha raccontato Nataliya a Il Corriere della Sera – Poi ho cominciato a prendere confidenza con la lingua, ho trovato degli amici e le cose sono andate meglio, ma la scuola restava dura..

Beh, sì: i primi temi di Nataliya sono stati una sequela di 4 e mezzo, 4 al 5 (che modo stravagante di giudicare che abbiamo noi italiani, non trovate? ndr). Poi, con tanto impegno anche le difficoltà con l’italiano scritto di Nataliya sono scomparse, tanto che la sua quinta superiore è stata una cavalcata costellata di 8, fino alla maturità dove ha ottenuto 14 punti su 15 nella prova scritta con una traccia tecnologica sulla comunicazione.

All’orale mi sono emozionata e ho perso un po’ il filo, per questo non sono riuscita a prendere 100, ma comunque sono contenta del mio risultato.

Già, il suo risultato: sapete che voto si è meritata Nataliya che non parlava l’italiano solo cinque anni fa? 98! Il miglior punteggio del Gino Zappa. Tutto mentre, per non pesare troppo su mamma, ha cominciato anche a lavorare in un ristorante messicano come cameriera: la sua “notte prima degli esami” l’ha passata proprio tra i tavoli, tornando a casa alla una di notte, ma anche il sonno non l’ha ostacolata, e per Nataliya è arrivato questo grande successo.

La storia di Nataliya è la classica dimostrazione di quello che si dice spesso: senza darsi alibi, come invece anche lei avrebbe potuto facilmente fare, e mettendo il massimo in ogni cosa che si fa (e divertendosi, allo stesso tempo), si può centrare qualunque risultato. E’ questo il nostro augurio per tutte le ragazze e i ragazzi che presto torneranno tra i banchi: la scuola è l’occasione per costruirsi un futuro meno complicato, non sprecatela 😉

Record da Guinness dei primati a Milano? Centinaia di bambini con i loro mattoncini LEGO raccolgono la sfida, ecco cosa faranno! [AGGIORNATO]

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Alessandro Fumagalli

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il sito torredarecord di LEGO
fonte: events.lego.com

[Ultimo aggiornamento il 22 giugno 2015]

Costruire la torre di LEGO più alta del mondo:

è questa la sfida lanciata dall’azienda danese produttrice dei celeberrimi mattoncini, che nell’anno di Expo 2015 ha scelto proprio Milano come teatro di questo evento da Guinness dei Primati al via del quale mancano ormai davvero pochissimi giorni!

Da mercoledì 17 a domenica 21 giugno, infatti, l’area della Fabbrica del Vapore diventerà un enorme cantiere a cielo aperto: niente ruspe, però, solo bambini e adulti che – centimetro dopo centimetro – dovranno far crescere una torre di mattoncini LEGO nel tentativo di farle raggiungere un’altezza superiore ai 34,76 metri, che poi è la quota del record attuale dopo che è stato centrato a Budapest nel 2014.

Chi soffre di vertigini, ma non vuole mancare all’appuntamento, non si preoccupi: un po’ perché la costruzione, così come tutte le costruzioni, parte dalle fondamenta, dunque ognuno potrà portare il proprio contributo già a partire dai primi giorni (e metri) di questa simpatica avventura; un po’ perché mentre la torre salirà, alla base sarà allestita un’area gioco con tanti tavolini e costruzioni a disposizione di chi vorrà esprimere la propria creatività e poter dire “io c’ero” all’evento.

Chi non potrà esserci (visto che Milano non è proprio a portata di mano per tutti) potrà comunque seguire la sfida attraverso internet e il sito messo a disposizione da LEGO per seguire il tentativo di infrangere il record, e commentare su Twitter e Instagram utilizzando l’hashtag #torredarecord;

per chi invece vorrà partecipare, ricordiamo i dettagli dell’appuntamento: da mercoledì 17 a domenica 21 giugno 2015, dalle 10 alle 18, presso la Fabbrica del Vapore.

Aggiornamento del 18 giugno 2015:

Cresce la #torredarecord, cresce: dopo due giorni siamo arrivati a sei metri e settantacinque centimetri! L’obiettivo Budapest è ancora lontano, ma siamo sicuri che Milano saprà recuperare, nel week-end c’è tutto il tempo per riuscirci. Forza amici!

Aggiornamento del 19 giugno 2015:

Venerdì la #torredarecord è cresciuta parecchio: raggiunti i 15 metri, ed è comparsa la scritta “Expo 2015 Lego Italia”.

Aggiornamento del 20 giugno 2015:

Sabato di superlavoro alla Fabbrica del Vapore: grazie a centinaia di bambini, la #torredarecord è arrivata a 21 metri e 75 centimetri!

Aggiornamento del 21 giugno 2015:

Record raggiunto: la torre di Lego di Milano è arrivata a quota 35 metri e 05 centimetri, e Alessandro Cattelan ha montato la punta di questo gioiellino realizzato interamente con mattoncini Lego. Onore al merito dei 18mila bambini che hanno contribuito con il loro impegno – e il loro divertimento – alla realizzazione di questo progetto da Guinness dei Primati!