Archivi tag: kickstarter

Mettersi in tasca un museo? Con Mini Museum si può: ecco perché è una buona idea e può funzionare!

Federica De Martino

Federica De Martino

scrivo da sempre, ma solo di ciò che mi piace.
non lo considero un lavoro, piuttosto uno sfogo.
le buone notizie sono per me le migliori.
Federica De Martino

mini-museumNasce su un sito di crowfunding il curioso progetto dell’americano Hans Fex che incastona nella resina pezzettini di storia creando dei veri e propri piccoli musei.

Nel lontano 1977, a soli 7 anni, Fex rimase ispirato dai reperti che il padre, uno scienziato e collezionista di artefatti, riportò a casa da uno dei suoi viaggi: questi erano infatti incastonati nella resina epossidica. Con l’aiuto del padre creò una lista di 20 esemplari da racchiudere in una lastra di resina. Da qui l’idea di creare Mini Museum, letteralmente dei musei in miniatura, per tutti i collezionisti e amanti di storia come lui.

Negli ultimi 35 anni Fex ha raccolto campioni incredibili appositamente per questo progetto.

“Milioni di anni di vita, scienza e storia nel palmo della tua mano”

Il Mini Museum è infatti una raccolta portatile di curiosità dove ogni oggetto è autentico ed etichettato. Ogni museo è stato accuratamente progettato per condurre il collezionista in ​​un viaggio di apprendimento e di esplorazione.

I campioni raccolti vengono rotti con cura in pezzi più piccoli, incorporati nella resina acrilica creando così un museo epico in uno spazio minuscolo. Ogni mini museo è artigianale, numerato singolarmente ed in edizione limitata. La maggior parte di questi esemplari sono stati acquisiti direttamente da Fex su consiglio di curatori di musei, ricercatori e storici universitari.

La sua raccolta ha inizio con uno dei reperti più antichi dell’Universo conosciuto: la materia raccolta dalle condriti carbonacee. Questi meteoriti contengono materiale vecchio più di 4 miliardi di anni.

Tra i reperti più curiosi inseriti nella resina vi sono anche: pietre lunari e marziane, fasciature di mummia, pezzi di dinosauri come t-rex e triceratopo, granelli di muro di Berlino, monte Everest, peli di mammuth, schegge di mattone della casa di Abramo Lincoln… etc.

Ogni museo è poi dotato di opuscolo informativo su ogni campione inserito all’interno della resina.

Il progetto ha subito raggiunto cifre da capogiro su Kickstarter tanto da avere fondi per una seconda edizione ancora più incredibile e tutta da scoprire.

Scrivere appunti su un quaderno e ritrovarseli in digitale nel Cloud: ecco Rocketbook, come funziona?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Da piccolo avevo una fissa, e crescendo ho scoperto di non essere il solo: amavo i quaderni nuovi, immacolati, ancora mai scritti né aperti. Arrivavo persino a interrompere a metà l’utilizzo di quelli vecchi per il piacere di cominciarne di nuovi; lo facevate anche voi? 🙂

Certo, il problema era che poi i quaderni vecchi finivano in un angolo, con tutto il loro contenuto di storie, disegni, appunti, calcoli matematici.. Dimenticati, questo era il loro destino. Oggi c’è un innovazione che promette che in futuro non sarà mai più così, è Rocketbook!

La sua qualità principale non è quella di essere sempre nuovo (anche se ha pure questa: ci arriveremo poi), bensì di essere un quaderno a tutti gli effetti ma sincronizzato con il cloud. Magico!

rocketbookIn sostanza potete scrivere i vostri appunti a mano, che viene comodo per chi oltre al testo ama mettere frecce, schizzi di disegni, bozzetti grafici e quant’altro si possa scarabocchiare, e vederli sincronizzati e archiviati in uno dei vari servizi cloud che utilizzate.

Sì, perché Rocketbook non si sincronizza solo con Google Drive piuttosto che con Dropbox, ma consente di scegliere “dove” deve andare un certo appunto in modo che possiate tenerli archiviati in base alla logica che siete soliti applicare: basta annerire uno dei 7 simboli che ci sono a più di pagina, dopo averli associati a un particolare servizio di archiviazione.

Naturalmente per il funzionamento di tutto questo è fondamentale uno smartphone con la sua brava app di Rocketbook scaricata: grazie a quella, quando si scrive i contenuti vengono archiviati in formato JPEG ad alta risoluzione, e praticamente gli appunti presi a mano si trasformano in appunti digitali (seppure immodificabili).

Rocketbook ha 100 pagine, e vi starete già chiedendo quanto mai potrà costare visto il concentrato di tecnologia che c’è al suo interno. Anche qui, sorpresa: su Kickstarter, chi ha scelto di finanziare il progetto l’ha potuto pagare meno di 20 euro. Non è un caso se il crowdfunding ha raggiunto il 3000 per cento del suo obiettivo di partenza :O

Finite le 100 pagine, che si fa? Si torna a scrivere sulle pagine già usate sperando di aver lasciato qualche angolo libero? Nossignori: 30″ nel forno a microonde e Rocketbook torna come nuovo: bianco e immacolato, pronto per accogliere di nuovo i vostri appunti 😉

Cover, batteria esterna e auricolare senza fili, tutto nello stesso oggetto? Si chiama Skybuds, scopriamolo insieme!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Che ormai con lo smartphone ci facciamo di tutto non dobbiamo ripeterlo, giusto? Che però a questo utilizzo sempre più intenso corrisponda anche qualche limite, è altrettanto sotto gli occhi di tutti.

Spendi centinaia di euro – anche se puoi farti aiutare a risparmiare almeno un po’ da noi di Ultimoprezzo.com 😉 – per avere un telefonino di ultima generazione all’altezza delle tue aspettative, e ti tocca subito mettercene almeno un’altra ventina per cover e pellicola protettiva: meglio evitare graffi o (peggio) rotture, no?

Un discorso simile vale per la batteria: basta navigare un po’, scrollare il flusso dei social, fare un paio di foto e giocare per vedere la spia della batteria scendere vertiginosamente. Difficile che uno smartphone arrivi a sera, se lo si usa un poco, e non è certo un caso che su Amazon e altri e-commerce (e un po’ meno negli store tradizionali, ma anche lì) ci siano decine e decine di batterie esterne, d’emergenza, a prezzi e in forme buone per tutti i palati (e le tasche).

Anche gli auricolari, talvolta, possono essere una seccatura: quelli in dotazione hanno il filo, che si attorciglia sempre dove e quando vuole lui e talvolta si incastra pure da qualche parte. Certo, ci sono quelli Bluetooth, ma vuol dire spendere un’altra ventina di euro, e alla fine di tutto andare in giro con un borsello solo per lo smartphone, dove mettere gli auricolari – appunto – ma anche una power bank (che non si sa mai) e il telefonino nella sua brava cover.

E’ un quadro in cui vi riconoscete? Bene: cominciate a rivalutarlo, perché presto potrebbe cambiare volto.

skybudsIl merito sarebbe di Skybuds, un progetto che sta cercando i fondi per crescere su Kickstarter e che promette di semplificare non poco il nostro rapporto con lo smartphone.

Skybuds è anzitutto un alloggiamento per il telefonino. Una cover, sì, ma che al suo interno ha una batteria integrata. Questa batteria funge da riserva di energia per il telefonino, ma ai lati bassi ha anche due buchi che ospitano un bel paio di auricolari.

Naturalmente si tratta di auricolari Bluetooth, piccoli (e fatti) come i tappi che si mettono nelle orecchie quando si vuole dormire senza essere disturbati. Il vantaggio è evidente: sono praticissimi, risolvono il problema dei fili svolazzanti e si caricano con la stessa batteria che dà una riserva allo smartphone. Ma tutto in un’unica soluzione.

Skybuds ha bisogno di 200.000 $ per decollare, ma è a buon punto: ne ha già raccolti 170mila, e mancano 22 giorni prima che la campagna di crowdfunding venga chiusa. Insomma: ce la può fare 😉

Già 150 persone hanno scelto di credere in questa scommessa e di prenotare Skybuds a un prezzo speciale: 224$ (più 30 di spedizione se lo si vuole acquistare da fuori degli Stati Uniti), contro i 300$ che costerà una volta arrivato sul mercato.

E’ proprio questo lo scoglio più grande da superare, secondo noi: il prezzo di partenza di questo prototipo è alto, circa il doppio di quello che costa acquistare sfuse le diverse parti di cui è composto. Ma può darsi che sia solo un problema da superare in questa fase iniziale, prima di portare il brevetto alla produzione industriale. Sarà allora che Skybuds diventerà davvero competitivo, e potrà cambiare una volta per tutte il nostro rapporto con lo smartphone, in meglio.

Vi piacerebbe?

In questo video, potete scoprirlo ancora meglio di come abbiamo cercato di raccontarvelo 😉

Toglie la barba, non irrita la pelle e non si consuma: dopo le spade laser di Star Wars, arriva il rasoio laser (ma questa volta per davvero!) [AGGIORNATO il 13 ottobre 2015]

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Il laser è entrato di prepotenza nell’immaginario collettivo con le spade di Star Wars, che ancora oggi sono un’icona per intere schiere di generazioni di appassionati del genere: anche voi siete tra questi? 🙂

Da allora a oggi di strada se n’è fatta parecchia, al punto che l’immaginazione è diventata realtà e la tecnologia laser è uscita dal grande schermo per approdare nella nostra quotidianità: se state giocando alla Playstation forse è anche grazie al laser che legge il disco, ma lo stesso discorso vale pure per i CD musicali e un sacco di altre applicazioni. Come sapete bene, magari per averlo sperimentato in prima persona, addirittura in medicina siamo arrivati agli interventi di chirurgia laser!

rasoio-laserIl futuro, anche immediato, ha promesse ancor più entusiasmanti: c’è chi scommette, anzi giura, che tra pochi mesi sul mercato ci saranno i primi rasoi laser! Di quelli per farsi la barba, per capirci, o depilarsi le gambe, o tagliare i capelli. Il merito è tutto di Skarp, un progetto che vuole portare la rasatura nel 21esimo secolo – come svela, non senza presunzione, il suo claim!

Di per sé la promessa è allettante: quante volte, facendovi la barba, avete rischiato di tagliarvi? Quante volte ci siete, purtroppo, riusciti? Quante volte depilandovi le gambe avete pigiato più del lecito sulla lama, convinti che non stesse facendo il suo lavoro, e vi siete rovinati la pelle? Quante il viso vi si è riempito di puntini e macchie rosse da irritazione, anche se pensavate di esserci stati attenti?

Tutto questo molto presto potrebbe essere un ricordo, grazie a una tecnologia davvero rivoluzionaria basata, appunto, sul laser.

A “inventarla” è stato un team guidato da Morgan Gustavsson, uno degli scopritori delle potenzialità della luce pulsata. Morgan sta lavorando al progetto da 14 anni, ossia da quando ha realizzato che la luce pulsata può avere tante applicazioni ma non quella che interessava lui, ossia quella di essere efficace nella rasatura.

Il laser, invece, sì: nel 2009, infatti, Gustavsson ha scoperto che c’è una particolare lunghezza d’onda che agisce sul cromoforo, ossia sull’elemento che dà colore a peli, barba e capelli; quando il cromoforo del pelo assorbe il laser, quest’ultimo scalda il follicolo e distrugge il pelo.

La pelle non viene toccata, quindi non resta irritata, e anche se il risultato non è così immediato e perfetto come si potrebbe desiderare è comunque un buon punto di partenza. Anche perché Skarp nel frattempo è sbarcato su Kickstarter, e a fronte di una richiesta inferiore ai 200mila dollari ha raccolto 10 volte tanto (e oltre).

Ossia quanto basta per proseguire nello sviluppo, e riuscire a trasformare la rasatura da un mezzo incubo a un sano piacere da coltivare di tanto in tanto.

Il tutto senza dimenticare che un rasoio laser, che non si consuma mai, potrebbe ridurre la quantità di spazzatura che si crea con la semplice operazione della rasatura. Oltre alla pelle, anche l’ambiente ringrazierà 😉

Aggiornamento del 13 ottobre 2015:

***ATTENZIONE*** c’è un’importante novità: dopo aver fatto molto parlare di sé sulle testate di tutto il mondo, il progetto di Skarp è stato sospeso su Kickstarter! A quanto pare, infatti, violava le regole sui prototipi della grande piattaforma di crowdfunding, che con una mail ha avvisato tutti i backers (ossia i donatori) che la campagna è chiusa e che i fondi saranno restituiti.

Schermata 2015-10-13 alle 10.06.58

 

Cercheremo di capire le ragioni precise di questa sospensione, se volete saperne di più continuate a seguirci 😉

Raccogliere 10 milioni di dollari in 7 ore? Non è magia: è il crowdfunding, fatto bene, di Hiral su Kickstarter

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

In questi giorni ha avuto una grossa eco anche da noi la notizia della campagna di raccolta fondi record su Kickstarter: il 29enne Hiral Sanghavi ha postato online il suo progetto di Baubax Jacket, una “felpa intelligente”, e ha raccolto la bellezza di 9 milioni (abbondanti) di dollari a fronte dei soli 20mila che aveva chiesto!

Un colpo di fortuna?

C’è persino chi ha parlato di “favola“, a tal proposito, ma noi che seguiamo il boom del crowdfunding già da qualche tempo crediamo non sia proprio così: una campagna vincente non è il frutto di un colpo di fortuna, bensì il risultato di una comunicazione ben costruita e – naturalmente – di un’idea originale e innovativa, almeno nella maggior parte dei casi. Vi ricordate la potato salad di Kickstarter? Niente di nuovo né complicato, certo, ma l’idea fu venduta in maniera così simpatica che tanti si sentirono desiderosi di parteciparvi. Per non parlare di Rockin’ 1000, l’evento in cui 1.000 musicisti hanno suonato e cantato “Learn to fly” dei Foo Fighters per invitarli a fare di nuovo un concerto a Cesena: i fondi necessari per realizzare questo progetto strampalato, ma dal risultato davvero meraviglioso, sono stati raccolti.. Con il crowdfunding! (+ un aiuto da qualche sponsor)

9 milioni raccolti in 7 ore! (sicuri sicuri?)

Lo stesso è successo con Baubax Jacket, la felpa intelligente, ma non credete a quelli che dicono che per raccogliere i 9 milioni abbondanti di dollari con cui il progetto si sta finanziando sono bastate 7 ore: nella pagina dedicata a questa felpa da viaggio c’è scritto chiaramente che il progetto è stato lanciato il 7 luglio scorso, e il 3 settembre ha raggiunto l’importo record di 9.192.056 dollari; ci ha messo meno di due mesi, quindi, ma decisamente più di 7 ore..

baubax-jacket
fonte: indiegogo.com

Le ragioni di un successo

Il risultato resta, in ogni caso, straordinario, forse il migliore mai ottenuto da un capo di vestiario promosso su Kickstarter. I motivi di questo successo sono almeno 15, tanti quanti gli optional che ospita questa felpa – o meglio giacchetta – pensata con un particolare occhio di riguardo per chi viaggia, e nata dall’esperienza di uno, come Hiral Sanghavi, che lo fa praticamente da sempre.

C’è il cuscino nel colletto, per addormentarsi anche da seduti (ad esempio sul treno) riuscendo a stare un po’ più comodi. Poi una tasca per portare delle piccole bottigliette, una per gli occhiali da sole, una per gli iPad e una per gli smartphone (anche i più grandi), una per il passaporto e una per il blocco note, una per il caricabatterie.. Ci sono persino una mascherina per gli occhi e i guanti 🙂

Poi c’è un video, che svela “on the road” tutte le funzioni di Baubax Jacket

C’è, infine, anche la possibilità di scegliere tra diverse taglie (ovviamente), modelli, colori, e tra la versione maschile e quella femminile: stili diversi ma con gli stessi optional, e lo stesso prezzo: 149 dollari, stavolta su Indiegogo dove la campagna è stata trasferita all’inizio di settembre.

Le spedizioni garantite entro Natale, seppure solo negli Stati Uniti, hanno convinto molti ad acquistarla anche solo per regalarla: sono infatti ben 45mila le persone che hanno sposato il progetto.

Piace anche a voi? Qui potete farvi un’idea in più, e – se lo desiderate – acquistarla anche voi 😉

Pedalare al buio in sicurezza: grazie al crowdfunding arriva un casco rivoluzionario, ecco come funziona!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Adesso come adesso, non è così indispensabile: il sole tramonta alle 21, c’è luce fin quasi alle 22, e muoversi in bicicletta – con maggiore sicurezza – è una vera goduria, specie con questo caldo! Ma l’estate – ahinoi – finirà, mentre la voglia di pedalare resterà viva in molti di noi anche in autunno e persino in inverno, quando le giornate saranno più corte: essere visibili in mezzo al traffico quando si va in bici non è mai troppo facile, né comodo.

Oddio: non lo era fino a qualche tempo fa..

Già, perché ora le soluzioni si stanno moltiplicando, anche se sono molto innovative, non proprio economicissime, e il “grande pubblico” non le conosce ancora granché (anche perché nei negozi specializzati cose così si vedono ancora poco). Proviamo ad aiutarvi a scoprirle noi, perché ogni innovazione che permette di muoversi in tranquillità e sicurezza è una #buonanuova, no? 🙂

Qualche tempo fa vi avevamo parlato di Visijax, una giacca impermeabile e antivento con delle strisce di luci led nelle maniche e sulla schiena, per rendersi visibili anche quando si cambia direzione. Ve la ricordate? Altrimenti qui si può fare un ripassino 😉

Oggi invece vogliamo aiutarvi a scoprire Lumos, un casco per bici di nuova generazione che sta per essere sviluppato grazie ai finanziamenti raccolti con il crowdfunding su Kickstarter.

L’idea è molto semplice: integrare le luci anche nel casco. Per realizzarla, i creatori del progetto si sono basati su un casco “normale”, con buone qualità di resistenza e impermeabilità (almeno nella parte “piena” ) al pari di tutti gli altri caschi da bici. In questo casco, però, hanno inserito delle fasce di luci led con una batteria ricaricabile (grazie a una comune presa USB), gestite da un sistema di controllo intelligente.

Davanti c’è una fascia orizzontale di luci che, più che permettere di vedere la strada davanti a noi, permette di farsi vedere. E’ importantissima quando si circola in senso contrario rispetto al traffico, oppure sulle corsie di immissione e quando le auto puntano a stringere sul fianco destro della carreggiata: essendo indossato sulla testa e non montato subito sopra la ruota, infatti, è facilmente visibile anche negli specchietti retrovisori.

Luci led anche dietro la testa: una rossa, triangolare (perché il triangolo è un simbolo universale di pericolo, per chi guida), che resta sempre accesa, naturalmente solo quando Lumos è acceso; due arancioni, ai lati, che si attivano – grazie a un accelerometro – in caso di frenata per dare modo ai veicoli alle nostre spalle di capire le nostre intenzioni, e che si possono accendere (grazie a un piccolo telecomando da montare sul manubrio) quando si vuole indicare un’imminente svolta a destra piuttosto che a sinistra, proprio come fossero delle frecce.

lumosL’idea ha riscosso un enorme successo: per decollare il progetto aveva bisogno di 125mila dollari, ma – a oggi – ne ha raccolti già 300mila. Quindi si farà!

I caschi singoli sono già sold out, ma si possono acquistare due pezzi per 190$ (più spese di spedizione) o 4 per 380$. Le consegne cominceranno dall’aprile 2016, ma visto il successo che ha ottenuto non escludiamo assolutamente di veder arrivare Lumos anche nei negozi “normali”. Per tutti i ciclisti, potrebbe rivelarsi un compagno di viaggio fondamentale per pedalare con più tranquillità, e uno stimolo a usare la bici ancora più spesso: l’ambiente ringrazierebbe 🙂

La più importante piattaforma di crowdfunding al mondo ora parla italiano: scopri come funziona e se hai un’idea, è ora di mettersi in gioco, ecco come!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

kickstarter-italiaIeri vi ho parlato di un crowdfunding piuttosto bislacco, che punta a salvare la Grecia dal default con una sottoscrizione popolare. Ma il crowdfunding è – soprattutto – una cosa seria, che può rivelarsi davvero utile per chi ha un’idea e cerca la classica “spinta” per partire e riuscire a proporsi sul mercato, senza bisogno di avere padrini alle spalle o altre agevolazioni.

Ebbene, la notizia di questi ultimi giorni è che Kickstarter, una delle più importanti piattaforme al mondo, ha iniziato a parlare italiano.

Che differenza fa?

Beh, una differenza mica da poco! Prima, infatti, chi aveva un’idea era costretto a proporsi su una piattaforma sì online, quindi aperta al mondo e visibile ovunque sia disponibile una connessione a internet, ma comunque americana a tutti gli effetti: valeva per i riferimenti normativi – un punto su cui in Italia si potrebbe aprire un bel dibattito, come avevamo visto qualche mese fa nel blog di Axura – ma valeva soprattutto per la valuta, visto che chiunque volesse raccogliere fondi lo doveva fare riferendosi al dollaro; pur lavorando, poi, in euro.

Bene: d’ora in poi invece Kickstarter parlerà in italiano! Non sarà importante tanto per chi vorrà presentare i propri progetti, visto che per ampliare la platea dei potenziali mecenati converrà associare alla desc del progetto in italiano anche quella in inglese (che ha sicuramente un pubblico di lettori più vasto, pressoché sconfinato); sarà invece una differenza enorme, ad esempio, a livello di conti correnti d’appoggio e dati bancari più in generale: prima bisognava appoggiarsi a qualche servizio all’estero, oggi si può fare tutto con quello che già si ha 😉

Il vantaggio è tangibile, anche perché Kickstarter in italiano non sarà comunque un Kickstarter Italia. In quest’ultimo caso, infatti, avrebbe potuto avere una platea decisamente più limitata, mentre qui quello che la piattaforma di crowdfunding propone e di presentarsi in italiano, ma proporsi a tutto il mondo: chi dovesse guardare i nostri progetti dagli Stati Uniti, per dire, vedrebbe solo una conversione euro/dollaro dei valori finanziabili. Punto.

Accesso semplificato e possibilità di incontrare tutti i finanziatori/mecenati del mondo: non c’è che dire, ora che Kickstarter parla italiano è davvero arrivato il momento di farsi venire una buona idea!

e se non è una #buonanuova questa..

salvare la Grecia dal default: c’è chi prova con un referendum e chi con una campagna di crowdfunding, ci riuscirà?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Premessa: il crowdfunding è una cosa seria!

Ha permesso di realizzare tanti progetti utili – come Gravity Light, che campeggia fiera negli uffici di Axura – e di dare linfa e slancio a tante altre idee interessanti. Poi ci sta: di tanto in tanto salta fuori qualche cialtroneria, come la virale Potato Salad, e si guadagna qualche trafiletto sui media.

E’ successo anche a Greek Bailout Fund! Continua la lettura di salvare la Grecia dal default: c’è chi prova con un referendum e chi con una campagna di crowdfunding, ci riuscirà?

su Kickstarter nasce la matita ecologica: un seme ed ecco la piantina

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle
Matita Sprout
La matita Sprout, che quando viene piantata nella terra.. germoglia

La strada verso un consumo delle risorse più sostenibile passa attraverso il riciclo, certo, ma prima ancora attraverso il riuso. Per questo non possiamo non segnalare il progetto – portato avanti da un gruppo di ricercatori del MIT di Boston grazie a una campagna di raccolta fondi su Kickstarter – di Sprout, la matita che una volta consumata trova una nuova vita se viene piantata nel terreno.

Se da una parte, infatti, c’è la punta; dall’altra (dove di solito si trova il gommino, per intenderci) c’è una capsula che contiene un seme. Quando la matita è troppo consumata per essere usata ancora, basta girarla e piantarla in un vasetto pieno di terra con la punta che guarda verso l’alto; innaffiandola si scioglie il bozzolo che contiene il seme e si dà la scintilla vitale a quello che con un po’ di amorevoli cure diventerà una pianta di basilico, salvia, timo, pomorodo, menta etc.

Ci sono ben 12 tipi di semi!

Un’ idea geniale cui sono bastati 40mila dollari (raccolti grazie al crowdfunding di Kickstarter) per vedere la luce e prosperare, tanto che ora Sprout è una società a tutti gli effetti e ha anche una sede in Danimarca. Speriamo possa presto prendere piede: avete presente quante matite colorate “mangiano” i bambini a scuola? Ecco, pensate se ognuna di esse diventasse una piantina: non sarebbe una prospettiva ridente, oltre che molto positiva per l’ambiente?

Maggiori informazioni a questo link.

Kickstarter, e la potato salad diventa virale

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Vorrei fare un’insalata di patate. Ancora non ho deciso quale di preciso.

Sottinteso, che gli utenti di Kickstarter conoscono bene:

mi aiutate?

Zach Danger Brown ha lanciato la campagna di crowdfunding meno ambiziosa della storia: raccogliere 10$ per un’insalata di patate,

Continua la lettura di Kickstarter, e la potato salad diventa virale