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Un’app gratuita italiana che chiama i soccorsi in caso d’infarto: quante vite può salvare ioSocCORRO?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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I dati parlano chiaro: in Italia, ogni anno, circa 70mila persone perdono la vita per un arresto cardiaco improvviso!

In molti casi, questo si verifica al di fuori da un ambiente ospedaliero: al lavoro, in viaggio, a casa o durante un’attività sportiva; troppo spesso poi i testimoni assistono attoniti e inermi, privi delle competenze di base che sarebbero necessarie per assicurare un primo, tempestivo intervento di rianimazione che potrebbe rivelarsi provvidenziale.

Già, perché di arresto cardiaco si può anche non morire, ma molto dipende da quanto veloce arrivano i soccorsi. Nella controversa riforma che va sotto il nome de #LaBuonaScuola, come abbiamo visto, sono previste alcune ore di lezione dedicate al primo soccorso, ed è sicuramente una #buonanuova. In Lombardia è stata lanciata un’app, gratuita, come WhereAREU che aiuta l’ambulanza a non perdere tempo grazie alla geolocalizzazione dell’emergenza. Ora è il momento di scoprire ioSocCORRO, un’altra app per smartphone.

iosoccorroSviluppata sia per iOS che per Android, scaricabile gratuitamente, ioSocCORRO ha una banca dati in cui chi ha ottenuto l’abilitazione di soccorritore si può registrare. A quel punto viene geolocalizzato.

Dall’altra parte c’è chi ha bisogno di assistenza: se ha scaricato l’app, in caso di emergenza può lanciare – con un semplice tap – la propria richiesta di aiuto, naturalmente geolocalizzata. Sarà poi il sistema a mandare un allarme al soccorritore individuando il più vicino, in modo che questo possa intervenire in maniera tempestiva e aumentare così le chance di sopravvivenza di chi viene colpito da arresto cardiaco.

Senza dimenticare che ioSocCORRO mette a disposizione anche una mappa dei defibrillatori più vicini disponibili, in modo da dare un’arma in più al soccorritore e aumentare le chance di successo del suo intervento.

Si calcola che con questo sistema almeno un caso su 4 di arresto cardiaco potrebbe essere superato con successo: 18mila vite in più vi sembrano una cosa da poco?

Il tutto grazie a una piccola e semplice app; chapeau!

Le tecniche di primo soccorso entrano ne #labuonascuola: quante vite in più si potranno salvare con questi corsi?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Di polemiche su #labuonascuola ce ne sono state tante, e potrebbero essercene ancora: non ci entro, non conoscendo bene né il testo né il settore di competenza, ma prometto che proverò a informarmi

(anzi: se ne sapete più di me e volete condividere con tutti il vostro punto di vista, lo spazio nei commenti è tutto a vostra disposizione 😉 )

primo-soccorsoNe #labuonascuola, però, ho letto che c’è anche qualcosa di buono, anzi: c’è una #buonanuova! E’ l’introduzione, grazie a un emendamento al comma 10, di “iniziative di formazione rivolte agli studenti per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso“. Vi risparmio il resto del dettato, scritto – come sempre – in uno spaventoso burocratese.

Ma cosa significa questo? Avete capito bene: vuol dire che, nelle scuole, alcune ore saranno dedicate all’insegnamento delle tecniche base che in certi frangenti possono aiutare a salvare delle vite.

Tante vite, perché ogni anno in Italia muoiono più di 60mila persone per arresto cardiaco, e con un intervento corretto e tempestivo se ne potrebbero salvare circa il 30%. Calcolatrice alla mano, i conti tornano subito: le persone che si potrebbero salvare sarebbero 20mila all’anno!

Non per niente il segretario della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli, raggiunto da Il Corriere della Sera ha affermato che

Quella introdotta dalla Legge può essere la principale innovazione della sanità negli ultimi 50 anni

Ora, forse non siamo davanti a un cambiamento così impattante, ma comunque questa novità qualcosa sarà in grado di fare: così come l’applicazione di un piano di evacuazione (anziché lasciarsi prendere dal panico) è la strada migliore per riuscire a mettersi in salvo, allo stesso modo conoscere le tecniche di emergenza da mettere in pratica in caso di arresto cardiaco, o di un’ostruzione delle vie aeree, può fare una differenza sostanziale in attesa che arrivino i soccorsi “veri”.

Gli operatori del 118, che spesso sono volontari che rinunciano alla propria famiglia e a notti intere di sonno per poter prestare il loro servizio (e per questo non li ringrazieremo mai abbastanza), si sono già detti disponibili a tenere i corsi, gratuitamente, nelle scuole medie e superiori.

Quanto durerebbero questi corsi di primo soccorso? 8 ore potrebbero essere sufficienti: tanto basta infatti per riconoscere un arresto cardiaco e imparare a mettere le mani sul torace per un massaggio esterno, oppure per riconoscere un’ostruzione delle vie aeree e intervenire entro quei 40″ che sono provvidenziali nel 40% dei casi, o anche per imparare le tecniche di compressione da mettere in atto in presenza di un’emorragia (a monte della ferita o a valle? è solo una delle domande da porsi).

8 ore, in un anno, per lasciare ai ragazzi un bagaglio che si porteranno appresso a lungo nella vita; all’insegna del saper fare, oltre che del sapere. Magari non sarà #labuonascuola, ma se non è una #buonanuova questa..