Archivi categoria: crowdfunding

Un bottone per contrastare gli stupri: in America sta nascendo grazie al crowdfunding, a quando anche in Italia?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Usare violenza è sbagliato e odioso, farlo su una donna è – se possibile – anche peggio.

Le statistiche più recenti dicono che, in America, 1 donna su 5 ha subito uno stupro nella sua vita (quella degli stupri nei college, ad esempio, è una vera e propria emergenza sociale, e di stupri si parla parecchio anche su Medium con tanti racconti in prima persona come questo – che vi consiglio di leggere, anche se è in inglese), e nonostante gli strumenti di contrasto messi in campo di certo non manchino, la piaga continua a dilagare.

Ora c’è una novità che arriva dal mondo della tecnologia, e dal crowdfunding: su Indiegogo, Athena sta raccogliendo i fondi necessari per poter essere sviluppata.

athena_roar-for-goodChe cos’è Athena? A guardarla, si tratta di un semplice e piccolo bottone rotondo, con una clip che permette di allacciarla ai pantaloni, o come pendente di una collana. Le qualità, in effetti, Athena le ha al suo interno: basta pigiare sulla sua superficie perché emetta un segnale d’allarme, e contemporaneamente invii un messaggio di testo indicando il posizionamento geografico (suo e di chi la indossa) a una serie di destinatari salvati come contatti d’emergenza.

L’idea è piaciuta molto, a conferma del fatto che il problema è molto sentito, al punto che a fronte di una richiesta di 40mila $ per il suo sviluppo ha ottenuto tutto il budget necessario in sole 48 ore e continua a macinare record.

Visto che spray al peperoncino e taser non sono ancora in dotazione per tutti, e che comunque negli aeroporti vengono (giustamente) confiscati, Athena è un’ottima alternativa anche per chi si sta mettendo in viaggio, e magari teme di poter incappare in brutte compagnie.

Senza contare che può trovare un impiego non solo nel contrasto agli stupri, ma anche come bottone d’emergenza in tante altre situazioni aiutando a salvare delle vite. Scusate se è poco..

Le prime spedizioni sono previste per il marzo del 2016; se volete acquistarlo o scoprire ancora di più, ecco il link di riferimento 😉

L’idea che aiuta a evitare le buche quando si va in bici nasce col crowdfunding: scopriamo Byxee [AGGIORNATO il 14 dicembre 2015]

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

byxee(Per la gioia di chi scrive) sono sempre di più le possibilità di muoversi in bicicletta nelle nostre città: vuoi il clima più mite in questo autunno che somiglia tanto a una primavera, vuoi soprattutto perché si sta insistendo molto – finalmente anche in Italia – sulla mobilità dolce e quindi spuntano un po’ ovunque delle belle piste ciclabili, pedalare è diventato sempre più sicuro.

Certo, non dappertutto la situazione è così semplice, e basta uscire per un attimo dai percorsi più battuti per ritrovarsi a dover lottare con il traffico delle automobili e tutte le sue insidie. Tra queste, la più pericolosa è sicuramente rappresentata dalle buche e dalle rugosità dell’asfalto: quando si pedala sulla stessa strada di macchine e camion, si è costretti a stare sul ciglio e troppo spesso non le si può evitare, col rischio però di finire per perdere il controllo del manubrio (e le conseguenze non sempre sono prevedibili, e spesso sono molto pericolose).

Ecco, ora finalmente sta vedendo la luce un’idea che potrebbe cambiare questo quadro piuttosto sconfortante per i ciclisti: è Byxee, un dispositivo che si monta su qualsiasi manubrio e che ha ben 28 impostazioni di sensibilità per agevolare la pedalata di ogni genere di ciclista, dal più lento al professionista che sfreccia dappertutto con la sua bici da corsa.

Ma come funziona Byxee? è molto semplice: grazie a un sistema a infrarossi* questo dispositivo monitora la strada che andremo a mettere sotto le nostre ruote e ci avvisa quando rileva un ostacolo; in genere si tratta di buche, tombini e rughe, ma funziona anche con i pedoni che ci attraversano la strada. Byxee emette un segnale acustico mano a mano che si avvicina l’ostacolo, in modo che possiamo “drizzare le antenne” e prestare maggiore attenzione mentre stiamo pedalando.

Un’idea semplice, che ha cercato di raccogliere i fondi necessari per il suo sviluppo su Indiegogo ma lì non ha avuto il successo sperato**. I suoi creatori, che sono dei ragazzi italiani, non demordono e stanno cercando altre vie per cominciare la produzione in serie di Byxee, un dispositivo che promette di migliorare la sicurezza di chi pedala. E i soldi spesi per la sicurezza non sono mai troppi 😉

Aggiornamento del 9 dicembre 2015, ore 12.06

* Byxee ci ha comunicato che il prototipo attuale è basato su una telecamera a luce naturale; il sistema a infrarossi potrebbe essere introdotto in una versione futura di Byxee 😉

Aggiornamento del 14 dicembre 2015

**In ogni caso, il team non demorde e ora è in lizza per un finanziamento in equity crowdfunding su Assitecacrowd 😉

Usare la forza (pulita) del mare per creare elettricità: a Pisa funziona già, ecco come si è arrivati a questo successo!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

40south-energyMarsiglia ha fatto scuola, e presto le città costiere potrebbero cominciare a farsi dare energia dalla forza del mare. Del “caso” della città francese vi abbiamo parlato ormai qualche mese fa, ma la #buonanuova di oggi è che un progetto simile è nato a Pisa, grazie all’impegno (e al genio) di un professore italiano, Michele Grassi.

Nel 2001, Grassi realizzò un’impresa: in barca a vela dalle Canarie a Portorico seguendo la rotta di Cristoforo Colombo. Fu lì che vide un container, perso da una nave, galleggiare su onde alte sei metri; e fu lì che realizzò che quella energia fosse nient’altro che una forza enorme e inutilizzata, ma utilizzabile.

Nacque allora l’idea di trovare un modo per “catturarla”, e far sì che diventasse utile per dare corrente a case e città.

Da lì, ecco l’idea: Grassi ha realizzato una macchina unica al mondo, che è stata da poco posizionata al largo di Marina di Pisa, e al momento riesce a dare energia elettrica (prodotta trasformando l’energia cinetica delle onde del mare) a 40 famiglie.

La macchina riposa sul fondale, a 6 metri di profondità. Lì, come un enorme aspirapolvere, raccoglie la corrente marina e riesce a trasformarla in energia utile per l’uomo, ma soprattutto pulita! Il progetto è solo alla sua prima fase: Grassi ha investito i suoi risparmi per portarlo avanti, poi ha saputo coinvolgere – anche con il crowdfunding – altri finanziatori e soprattutto ragazzi (quasi tutti tra i 20 e i 35 anni) che hanno rinunciato anche a impieghi meglio remunerati, e ora la sua 40South Energy è una startup con 25 dipendenti e una grande idea da portare avanti.

Dopo l’installazione pilota di Pisa, che ha dimostrato di funzionare, l’azienda ha già raccolto un’altra ventina di ordini per macchine analoghe, ognuna delle quali costa 150mila euro. Significa che ci sono altre 20 realtà pronte a credere in questa scommessa, di darsi energia producendola grazie al mare. Il prezzo è destinato a diminuire una volta che potrà cominciare una produzione “in serie”, e ogni anno una macchina come questa è in grado di far risparmiare 26mila euro per un investimento che si ripaga in meno di 5 anni.

Ma la vera rivoluzione è essere riusciti a trovare un’altra fonte di energia inesauribile e pulita, che da qui in avanti potrà solo essere perfezionata. Il fatto che a raggiungere questo obiettivo sia una startup italiana, giovane e motivata a crescere ancora di più, è poi una #buonanuova che si aggiunge a un’altra #buonanuova 🙂

Mettersi in tasca un museo? Con Mini Museum si può: ecco perché è una buona idea e può funzionare!

Federica De Martino

Federica De Martino

scrivo da sempre, ma solo di ciò che mi piace.
non lo considero un lavoro, piuttosto uno sfogo.
le buone notizie sono per me le migliori.
Federica De Martino

mini-museumNasce su un sito di crowfunding il curioso progetto dell’americano Hans Fex che incastona nella resina pezzettini di storia creando dei veri e propri piccoli musei.

Nel lontano 1977, a soli 7 anni, Fex rimase ispirato dai reperti che il padre, uno scienziato e collezionista di artefatti, riportò a casa da uno dei suoi viaggi: questi erano infatti incastonati nella resina epossidica. Con l’aiuto del padre creò una lista di 20 esemplari da racchiudere in una lastra di resina. Da qui l’idea di creare Mini Museum, letteralmente dei musei in miniatura, per tutti i collezionisti e amanti di storia come lui.

Negli ultimi 35 anni Fex ha raccolto campioni incredibili appositamente per questo progetto.

“Milioni di anni di vita, scienza e storia nel palmo della tua mano”

Il Mini Museum è infatti una raccolta portatile di curiosità dove ogni oggetto è autentico ed etichettato. Ogni museo è stato accuratamente progettato per condurre il collezionista in ​​un viaggio di apprendimento e di esplorazione.

I campioni raccolti vengono rotti con cura in pezzi più piccoli, incorporati nella resina acrilica creando così un museo epico in uno spazio minuscolo. Ogni mini museo è artigianale, numerato singolarmente ed in edizione limitata. La maggior parte di questi esemplari sono stati acquisiti direttamente da Fex su consiglio di curatori di musei, ricercatori e storici universitari.

La sua raccolta ha inizio con uno dei reperti più antichi dell’Universo conosciuto: la materia raccolta dalle condriti carbonacee. Questi meteoriti contengono materiale vecchio più di 4 miliardi di anni.

Tra i reperti più curiosi inseriti nella resina vi sono anche: pietre lunari e marziane, fasciature di mummia, pezzi di dinosauri come t-rex e triceratopo, granelli di muro di Berlino, monte Everest, peli di mammuth, schegge di mattone della casa di Abramo Lincoln… etc.

Ogni museo è poi dotato di opuscolo informativo su ogni campione inserito all’interno della resina.

Il progetto ha subito raggiunto cifre da capogiro su Kickstarter tanto da avere fondi per una seconda edizione ancora più incredibile e tutta da scoprire.

Scrivere appunti su un quaderno e ritrovarseli in digitale nel Cloud: ecco Rocketbook, come funziona?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Da piccolo avevo una fissa, e crescendo ho scoperto di non essere il solo: amavo i quaderni nuovi, immacolati, ancora mai scritti né aperti. Arrivavo persino a interrompere a metà l’utilizzo di quelli vecchi per il piacere di cominciarne di nuovi; lo facevate anche voi? 🙂

Certo, il problema era che poi i quaderni vecchi finivano in un angolo, con tutto il loro contenuto di storie, disegni, appunti, calcoli matematici.. Dimenticati, questo era il loro destino. Oggi c’è un innovazione che promette che in futuro non sarà mai più così, è Rocketbook!

La sua qualità principale non è quella di essere sempre nuovo (anche se ha pure questa: ci arriveremo poi), bensì di essere un quaderno a tutti gli effetti ma sincronizzato con il cloud. Magico!

rocketbookIn sostanza potete scrivere i vostri appunti a mano, che viene comodo per chi oltre al testo ama mettere frecce, schizzi di disegni, bozzetti grafici e quant’altro si possa scarabocchiare, e vederli sincronizzati e archiviati in uno dei vari servizi cloud che utilizzate.

Sì, perché Rocketbook non si sincronizza solo con Google Drive piuttosto che con Dropbox, ma consente di scegliere “dove” deve andare un certo appunto in modo che possiate tenerli archiviati in base alla logica che siete soliti applicare: basta annerire uno dei 7 simboli che ci sono a più di pagina, dopo averli associati a un particolare servizio di archiviazione.

Naturalmente per il funzionamento di tutto questo è fondamentale uno smartphone con la sua brava app di Rocketbook scaricata: grazie a quella, quando si scrive i contenuti vengono archiviati in formato JPEG ad alta risoluzione, e praticamente gli appunti presi a mano si trasformano in appunti digitali (seppure immodificabili).

Rocketbook ha 100 pagine, e vi starete già chiedendo quanto mai potrà costare visto il concentrato di tecnologia che c’è al suo interno. Anche qui, sorpresa: su Kickstarter, chi ha scelto di finanziare il progetto l’ha potuto pagare meno di 20 euro. Non è un caso se il crowdfunding ha raggiunto il 3000 per cento del suo obiettivo di partenza :O

Finite le 100 pagine, che si fa? Si torna a scrivere sulle pagine già usate sperando di aver lasciato qualche angolo libero? Nossignori: 30″ nel forno a microonde e Rocketbook torna come nuovo: bianco e immacolato, pronto per accogliere di nuovo i vostri appunti 😉

Cover, batteria esterna e auricolare senza fili, tutto nello stesso oggetto? Si chiama Skybuds, scopriamolo insieme!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Che ormai con lo smartphone ci facciamo di tutto non dobbiamo ripeterlo, giusto? Che però a questo utilizzo sempre più intenso corrisponda anche qualche limite, è altrettanto sotto gli occhi di tutti.

Spendi centinaia di euro – anche se puoi farti aiutare a risparmiare almeno un po’ da noi di Ultimoprezzo.com 😉 – per avere un telefonino di ultima generazione all’altezza delle tue aspettative, e ti tocca subito mettercene almeno un’altra ventina per cover e pellicola protettiva: meglio evitare graffi o (peggio) rotture, no?

Un discorso simile vale per la batteria: basta navigare un po’, scrollare il flusso dei social, fare un paio di foto e giocare per vedere la spia della batteria scendere vertiginosamente. Difficile che uno smartphone arrivi a sera, se lo si usa un poco, e non è certo un caso che su Amazon e altri e-commerce (e un po’ meno negli store tradizionali, ma anche lì) ci siano decine e decine di batterie esterne, d’emergenza, a prezzi e in forme buone per tutti i palati (e le tasche).

Anche gli auricolari, talvolta, possono essere una seccatura: quelli in dotazione hanno il filo, che si attorciglia sempre dove e quando vuole lui e talvolta si incastra pure da qualche parte. Certo, ci sono quelli Bluetooth, ma vuol dire spendere un’altra ventina di euro, e alla fine di tutto andare in giro con un borsello solo per lo smartphone, dove mettere gli auricolari – appunto – ma anche una power bank (che non si sa mai) e il telefonino nella sua brava cover.

E’ un quadro in cui vi riconoscete? Bene: cominciate a rivalutarlo, perché presto potrebbe cambiare volto.

skybudsIl merito sarebbe di Skybuds, un progetto che sta cercando i fondi per crescere su Kickstarter e che promette di semplificare non poco il nostro rapporto con lo smartphone.

Skybuds è anzitutto un alloggiamento per il telefonino. Una cover, sì, ma che al suo interno ha una batteria integrata. Questa batteria funge da riserva di energia per il telefonino, ma ai lati bassi ha anche due buchi che ospitano un bel paio di auricolari.

Naturalmente si tratta di auricolari Bluetooth, piccoli (e fatti) come i tappi che si mettono nelle orecchie quando si vuole dormire senza essere disturbati. Il vantaggio è evidente: sono praticissimi, risolvono il problema dei fili svolazzanti e si caricano con la stessa batteria che dà una riserva allo smartphone. Ma tutto in un’unica soluzione.

Skybuds ha bisogno di 200.000 $ per decollare, ma è a buon punto: ne ha già raccolti 170mila, e mancano 22 giorni prima che la campagna di crowdfunding venga chiusa. Insomma: ce la può fare 😉

Già 150 persone hanno scelto di credere in questa scommessa e di prenotare Skybuds a un prezzo speciale: 224$ (più 30 di spedizione se lo si vuole acquistare da fuori degli Stati Uniti), contro i 300$ che costerà una volta arrivato sul mercato.

E’ proprio questo lo scoglio più grande da superare, secondo noi: il prezzo di partenza di questo prototipo è alto, circa il doppio di quello che costa acquistare sfuse le diverse parti di cui è composto. Ma può darsi che sia solo un problema da superare in questa fase iniziale, prima di portare il brevetto alla produzione industriale. Sarà allora che Skybuds diventerà davvero competitivo, e potrà cambiare una volta per tutte il nostro rapporto con lo smartphone, in meglio.

Vi piacerebbe?

In questo video, potete scoprirlo ancora meglio di come abbiamo cercato di raccontarvelo 😉

Non fa schiuma, non inquina ma lava più di qualunque detersivo: è una saponetta a ultrasuoni, quando potremo usarla?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

La lavatrice è entrata nelle nostre case da cinquant’anni o poco più, eppure è difficilissimo farne a meno: vuoi mettere la comodità di buttare tutto dentro, aggiungere un po’ di detersivo e aspettare che sia lei a fare il lavoro “sporco” ? I nostri nonni (anzi: le nostre nonne) erano costretti (e) a portare il mastello fino al lavatoio più vicino, e spesso al fiume, che non è proprio dietro l’angolo per tutti.. Per fortuna per le nostre mamme, e per noi, la storia è cambiata!

Per i nostri figli, però, potrebbe cambiare di nuovo. Su Indiegogo, la piattaforma di crowdfunding che si contende questa innovativa piazza con Kickstarter, è arrivato Dolfi, un brevetto davvero rivoluzionario.

dolfiA guardarlo sembra in tutto e per tutto una saponetta: è bianco, ha i bordi arrotondati; ha persino inciso il nome sulla faccia superiore 🙂 Della saponetta recupera un’utilità: quella di pulire! Ma non lo fa con “la forza smacchiante del sapone”, bensì con la tecnologia a ultrasuoni che rimuove le macchie e gli odori.

Bastano 30/40 minuti, un po’ d’acqua, un po’ di detersivo e un lavandino (o un bidet, o.. un cestello della lavatrice) per pulire fino a 2kg di bucato, sebbene poi lo si debba risciacquare sotto l’acqua corrente perché questa funzione, ahinoi, ancora non è prevista.

Dolfi pesa 300 grammi, consuma 80 volte meno acqua rispetto al lavaggio di una lavatrice, è così piccolo che può stare nel palmo di una mano (misura 8 centimetri per 3 di spessore) e costa solo 99 dollari nella fase di lancio proposta su Indiegogo.

dolfi-before-afterPer le lenzuola non è ancora adatto, ma può essere un ottimo compagno di viaggio per chi si muove spesso e non ha la possibilità di portarsi appresso decine di cambi: consuma poco, inquina pochissimo e i risultati – assicurano le immagini – sono entusiasmanti.

I vestiti diventano “più bianchi del bianco”, e se il mercato premierà questa novità chissà che non possa aprirsi una strada per creare un modo nuovo e più rispettoso dell’ambiente di fare il bucato. Vi piacerebbe? Non resta che aspettare un pochino: i primi Dolfi cominceranno a essere spediti sotto Natale negli Stati Uniti, e per quelli che lo hanno acquistato dall’Italia l’attesa potrebbe essere solo poche settimane più lunga.

Nel frattempo, perché non ingannarla guardando il video di presentazione del progetto? 🙂

*fonte immagini: https://goo.gl/6pYnsr

Raccogliere 10 milioni di dollari in 7 ore? Non è magia: è il crowdfunding, fatto bene, di Hiral su Kickstarter

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

In questi giorni ha avuto una grossa eco anche da noi la notizia della campagna di raccolta fondi record su Kickstarter: il 29enne Hiral Sanghavi ha postato online il suo progetto di Baubax Jacket, una “felpa intelligente”, e ha raccolto la bellezza di 9 milioni (abbondanti) di dollari a fronte dei soli 20mila che aveva chiesto!

Un colpo di fortuna?

C’è persino chi ha parlato di “favola“, a tal proposito, ma noi che seguiamo il boom del crowdfunding già da qualche tempo crediamo non sia proprio così: una campagna vincente non è il frutto di un colpo di fortuna, bensì il risultato di una comunicazione ben costruita e – naturalmente – di un’idea originale e innovativa, almeno nella maggior parte dei casi. Vi ricordate la potato salad di Kickstarter? Niente di nuovo né complicato, certo, ma l’idea fu venduta in maniera così simpatica che tanti si sentirono desiderosi di parteciparvi. Per non parlare di Rockin’ 1000, l’evento in cui 1.000 musicisti hanno suonato e cantato “Learn to fly” dei Foo Fighters per invitarli a fare di nuovo un concerto a Cesena: i fondi necessari per realizzare questo progetto strampalato, ma dal risultato davvero meraviglioso, sono stati raccolti.. Con il crowdfunding! (+ un aiuto da qualche sponsor)

9 milioni raccolti in 7 ore! (sicuri sicuri?)

Lo stesso è successo con Baubax Jacket, la felpa intelligente, ma non credete a quelli che dicono che per raccogliere i 9 milioni abbondanti di dollari con cui il progetto si sta finanziando sono bastate 7 ore: nella pagina dedicata a questa felpa da viaggio c’è scritto chiaramente che il progetto è stato lanciato il 7 luglio scorso, e il 3 settembre ha raggiunto l’importo record di 9.192.056 dollari; ci ha messo meno di due mesi, quindi, ma decisamente più di 7 ore..

baubax-jacket
fonte: indiegogo.com

Le ragioni di un successo

Il risultato resta, in ogni caso, straordinario, forse il migliore mai ottenuto da un capo di vestiario promosso su Kickstarter. I motivi di questo successo sono almeno 15, tanti quanti gli optional che ospita questa felpa – o meglio giacchetta – pensata con un particolare occhio di riguardo per chi viaggia, e nata dall’esperienza di uno, come Hiral Sanghavi, che lo fa praticamente da sempre.

C’è il cuscino nel colletto, per addormentarsi anche da seduti (ad esempio sul treno) riuscendo a stare un po’ più comodi. Poi una tasca per portare delle piccole bottigliette, una per gli occhiali da sole, una per gli iPad e una per gli smartphone (anche i più grandi), una per il passaporto e una per il blocco note, una per il caricabatterie.. Ci sono persino una mascherina per gli occhi e i guanti 🙂

Poi c’è un video, che svela “on the road” tutte le funzioni di Baubax Jacket

C’è, infine, anche la possibilità di scegliere tra diverse taglie (ovviamente), modelli, colori, e tra la versione maschile e quella femminile: stili diversi ma con gli stessi optional, e lo stesso prezzo: 149 dollari, stavolta su Indiegogo dove la campagna è stata trasferita all’inizio di settembre.

Le spedizioni garantite entro Natale, seppure solo negli Stati Uniti, hanno convinto molti ad acquistarla anche solo per regalarla: sono infatti ben 45mila le persone che hanno sposato il progetto.

Piace anche a voi? Qui potete farvi un’idea in più, e – se lo desiderate – acquistarla anche voi 😉

Le turbine eoliche sono un pericolo per gli uccelli, deturpano il paesaggio e fanno troppo rumore? Una turbina di nuova generazione spazza via tutti i dubbi!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Quella eolica è un’energia pulita, che si può produrre praticamente dappertutto. Certo, realizzare e mantenere le centrali costa – e parecchio – ma c’è un problema ancora più grosso da superare: le pale! Sono brutte, rumorose e rappresentano un pericolo per gli uccelli (che talvolta hanno persino deviato i loro flussi migratori pur di non incapparci). Eppure all’eolico non possiamo rinunciare, anche perché è pressoché inesauribile, quindi che si fa?

Un team di ricercatori spagnoli sembra aver trovato la soluzione, guardando alla natura. E’ questa, infatti, la principale fonte d’ispirazione di Vortex Bladeless, una turbina eolica che produce energia non più ruotando ma oscillando, vibrando proprio come fanno le canne al vento.

Già, perché il vento oscilla intorno agli oggetti fissi – e lo sanno bene quelli che progettano ponti e grattacieli, che di questo aspetto devono tener conto – e l’energia si accumula nei punti di ancoraggio che questi hanno al terreno. Se riusciamo a prenderla da lì e “imbrigliarla”, abbiamo vinto!

vortex-bladelessVortex Bladeless è dunque un palo, di forma conica, con la punta “piantata” nel suolo e il resto del corpo alla mercé dei venti. Alla base, poi, si posizionano anche due anelli di magneti, in grado di amplificare le oscillazioni, infine c’è un alternatore che converte l’energia cinetica in corrente elettrica.

L’aspetto più interessante del progetto è quello dei costi: al netto del fatto che Vortex Bladeless risolve tanti dei problemi ambientali di cui abbiamo detto all’inizio, per la manutenzione il risparmio rispetto alle turbine tradizionali è calcolato nell’ordine dell’80%; il costo di realizzazione e posa, invece, potrebbe essere dimezzato rispetto all’attuale.

Meno costi per la produzione significa anche meno costi per il consumatore, e qui sta la chiave di tutte le idee: spesso, infatti, sono quelle che fanno spendere meno a vincere e riuscire ad affermarsi sul mercato.

C’è un finanziamento importante del Governo spagnolo per lo sviluppo dell’idea (1 milione di euro) e anche una campagna di crowdfunding dedicata al tema – anche se serve più per dare visibilità al progetto che non a realizzarlo nel concreto.

Le prime Vortex Bladeless potrebbero vedere la luce a fine 2015, e si tratterebbe di prototipi in grado di produrre solo 100 Watt, ma questo è uno step necessario per fare tutte le valutazioni del caso prima di proseguire con lo sviluppo. L’obiettivo è costruire una “torre” da 1 Megawatt – alta 150 metri – entro il 2018: ci si riuscirà? Restiamo alla finestra in attesa di scoprirlo 😉

1000 musicisti suonano tutti insieme la stessa canzone, perchè? Lo scopriamo in un video spettacolare!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Supponiamo che abbiate un sogno un po’ folle, come quello di far tornare i Foo Fighters a suonare a Cesena 18 anni dopo la loro prima volta, nel 1997. Cosa fareste per convincerli?

Gli offrireste volo aereo e albergo? Provereste a ricordargli quanto sono belle le ragazze romagnole? Gli proporreste una piadina crudo e squacquerone come solo lì la sanno fare? 😀

Fabio Zaffagnini è un fan devoto della band di Dave Grohl, e pur di vederla tornare a suonare in Romagna ha sparato alto. Anzi, altissimo! Pensate: ha organizzato un evento in cui 1.000 (mille!) cantanti e musicisti hanno suonato, insieme, la celebre Learn to Fly della band statunitense. Questa!

Impossibile? No, se il sogno è grande e la voglia di realizzarlo ancora di più! Il progetto ha richiesto più di un anno di impegno e (spoiler) pare ci siano ottime chance che la band ascolti l’appello e lo accolga, regalando ai fan di Cesena (e non solo) la gioia di un concerto in Romagna oltre alle date italiane del Tour 2015 di Bologna (13) e Torino (14 novembre), già praticamente sold out.

Ma andiamo con ordine: l’idea nasce nel maggio 2014: Fabio la propone alle amiche Claudia, Anita e Martina, che accettano e formano con lui il nucleo motore del team “Rockin’ 1000“. Dopo l’estate si comincia a lavorare seriamente, realizzando un vero e proprio progetto: servono un ufficio stampa, una raccolta fondi (e il crowdfunding, in questo, ha giocato ancora una volta un suo ruolo), dei tecnici, dei webmaster e – naturalmente – dei musicisti!

Il 18 dicembre 2014, dopo aver creato un po’ di curiosità intorno all’idea, Fabio Zaffagnini e la sua squadra lanciano il progetto con questo – spassosissimo – video

Ne parlano tutti, da un angolo all’altro del mondo, e a marzo (2015) entra in gioco anche Marco Sabiu, il maestro che si occuperà di coordinare tutti i musicisti. E’ mica l’ultimo dei carneadi: ha collaborato con Pavarotti, Ennio Morricone, Kylie Minogue e – come si legge sul sito ufficiale, non senza un pizzico d’ironia – i Take That

A maggio, i soldi necessari per portare a termine l’impresa (perché di impresa si può parlare) ci sono, grazie al crowdfunding e all’impegno di importanti sponsor, e si può passare alla fase conclusiva.

Domenica 26 luglio, 350 chitarristi, 250 cantanti, 250 batteristi e 150 bassisti si sono ritrovati tutti a Cesena per suonare Learn To Fly dei Foo Fighters. A dirigerli Marco Sabiu, da una torretta alta 20 metri perché tutti potessero seguirne le indicazioni.

Il risultato è stato veramente sbalorditivo, ma lasciamo a voi il piacere dell’ascolto e l’onore di giudicare:

Fantastico, vero?

Un’impresa da Guinness dei Primati, che ha reso – giustamente – orgogliosi il suo ideatore, Fabio Zaffagnini, e tutti quelli che con lui hanno collaborato a un progetto così grande. Il discorso di ringraziamento è altrettanto meraviglioso:

L’Italia è un Paese dove è facile realizzare i propri sogni, ma è pieno di passione e di creatività: questo progetto – ha spiegato Fabio – ci ha richiesto più di un anno di impegno, è stata la prima cosa cui ho pensato tutte le mattine appena sveglio, ed è bellissimo vedere mille persone riunite in un solo posto, arrivate qui a proprie spese, per suonare una canzone tutte insieme.

Il fatto che il video, frutto di un impegno così grande, sia diventato virale è davvero una #buonanuova! Ora la speranza è che i Foo Fighters ce ne diano un’altra: allora Dave, lo facciamo questo concerto a Cesena o no? 😀