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Una bici in legno per superare sterrati impossibili? E’ Carrer Bike, la bici dal telaio anti-vibrazione nata in Italia

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Pedalate?

Come vi trovate sulle strade del nostro Paese?

Esperienza personale, da cicloappassionato non sempre me la passo benissimo: asfalto rugoso, buche ovunque, a volte persino tombini che ti spuntano davanti all’improvviso (e belli avvallati) rischiando di far perdere il controllo della bicicletta, per non parlare di certe piste ciclabili.. Succede anche a voi?

Una bici anti-vibrazioni

Beh, la #buonanuova di oggi è che esiste una bici a cui le buche “gli fanno un baffo”, perché le assorbe prima ancora che possano arrivare al manubrio: è Carrer Bike, la bici con telaio in legno anti-vibrazione testata dai professionisti e promossa a pieni voti. Una bici 100% italiana!

carrer-bike_bibioneQualcuno di voi potrebbe averla vista già: è stata presentata lo scorso 9 luglio a Milano, alla Fonderia Napoleonica! La sua peculiarità, quella che la rende davvero speciale, è il frutto di un’arte antica e di una tecnologia moderna, che sono state sposate in un mix perfetto.

I maestri d’ascia

L’arte antica è quella dei maestri d’ascia, in particolare Attilio e Renato Perin del cantiere navale Camuffo, il più antico del mondo. Gianni Carrer, 55 anni, li ha conosciuti quasi per caso, e da loro ha scoperto che il legno è un materiale ideale non solo per superare i marosi (oltreché per fare un sacco di cose che non staremo qui a elencare), ma anche per assorbire le vibrazioni trasmesse dall’asfalto: se infatti le ruote le amplificano, il telaio in legno invece le interrompe, ed è come viaggiare sempre su un asfalto appena posato. Da lì è nata questa idea, originale, ricca di fascino e sorprendentemente efficace!

Quanto costa?

Certo non vi sfuggirà che bici fatte in legno, e prevalentemente a mano, sono pezzi unici. Lo denota anche il costo, a partire da 6mila euro per ogni Carrer Bike, ma il risultato è di altissimo livello: ogni bici, infatti, prima di essere venduta supera test specifici contro gli urti, il clima e gli agenti corrosivi.

Quanto vale?

Il risultato, però, è stato più che soddisfacente: Carrer Bike è stata provata anche da ciclisti professionisti, che se anche non la userebbero in corsa (visto che esistono altri materiali molto più leggeri per fare i telai delle bici di oggi) hanno detto di aver riscontrato un effettivo abbattimento delle vibrazioni.

Insomma: per chi pedala in città, tra buche, binari del tram e selciato, Carrer Bike potrebbe essere davvero una soluzione ideale. A patto di dotarsi anche di un lucchetto bello robusto, a prova di mariuolo 😉

Andare in bici allunga la vita? Ecco i benefici che hanno scoperto i ricercatori!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Andare in bici fa bene? Sul tema, il mondo si divide (e quando non lo fa? 😀 )

C’è chi pensa che no, col traffico che c’è in giro andare in bici è sfidare la sorte e stuzzicare il destino, specialmente in città: le piste ciclabili sono corte, malandate, sporche e – spesso – “creative”, nel senso che sono state sviluppate così male da non riuscire a rendere più sicuro il tragitto a chi si muove sui pedali.

Tutte cose vere, per carità (e purtroppo), ma chi – come me – preferisce pedalare trova sempre centomila buoni motivi per farlo. Guardate questa immagine, per esempio: me l’aveva segnalata la nostra Federica qualche tempo fa, ben sapendo di cosa andavo matto, e la condivido volentieri anche con voi 🙂

benefici-della-bici

Senza contare che, dicono, andare in bicicletta fa bene anche sotto le lenzuola. Vi ricordate? Ne avevamo parlato anche qui!

Ora la notizia è un’altra, arriva sempre da una ricerca scientifica e sono convinto che vincerà anche le vostre ultime riserve e vi spingerà a mettervi in sella già da subito. Secondo uno studio della University of Utrecht’s Healthy Urban Living, rilanciato dall’American Journal of Public Health, pedalare abitualmente un’ora al giorno allunga la vita! La allunga, sì, e mica di poco: analizzando le abitudini di 50mila persone, si è scoperto che chi è abituato ad andare in bici vive almeno sei mesi in più, in media.

Ogni ora in sella, secondo il professor Carlijn Kamphuis che ha condotto la ricerca, è un’ora di vita guadagnata in termini di longevità; la bicicletta evita 6.500 morti all’anno nei Paesi Bassi, e questo incide per il 3% sul PIL del Paese. Insomma, investire in piste ciclabili e mobilità dolce porta benefici nel lungo periodo, sia a noi stessi che alle nostre città. Se non è una #buonanuova questa..

Leeds e il Tour de France

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Alessandro Fumagalli

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Che festa a Leeds per la Grand Depart del Tour de France 2014: città agghindata con il look delle grandi occasioni e un fiume di pubblico lungo il percorso, anche sulle salite più insignificanti due ali di folla ad applaudire i corridori.

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“una squadra per Proni”, la storia che ha commosso il ciclismo

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il ciclismo è come la vita: accanto ai campioni, celebrati amati e coccolati, ruota un gruppo di gregari che come unica compagna di vita ha la fatica, o al più la soddisfazione di qualche premio da traguardo volante o di riuscire a portare il capitano a primeggiare sui rivali. Proprio perché il ciclismo è come la vita, viaggia sugli stessi binari e può capitare che qualche intoppo del quotidiano possa interferire con la carriera sportiva.

La storia di Alessandro Proni aveva commosso tutti, all’ultimo Giro d’Italia: la sua squadra, Vini Fantini-Selle Italia, si è macchiata non di una ma di ben due positività al doping (Mauro Santambrogio e Danilo Di Luca), mentre lui pedalava nella pancia del gruppo meritandosi il “Premio Fair Play” per essere tornato a spillarsi il dorsale sulla maglia tre anni dopo la leucemia della sorella.

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#BicyclesChangeLives 2014, quando una bici cambia la vita

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Dici ciclismo, e qualcuno risponde “passione” mentre altri associano subito la parola a “doping”. Ma ciclismo è anche solidarietà, anche ad alto livello, grazie al progetto del team MTN-Qhubeka.

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Giro d’Italia 2014: la maglia rosa sostiene progetti contro la povertà

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Alessandro Fumagalli

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Il ciclismo non è solo “Lo sport del doping“, come ha titolato in un suo celebre pamphlet Sandro Donati (ex allenatore della nazionale di atletica), ma anche quello della solidarietà.

La riprova si avrà al Giro d’Italia 2014, che scatterà da Dublino il prossimo 9 maggio (per concludersi a Trieste il 1 giugno):

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