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La sua azienda chiude: lui ci crede, riassume gli ex colleghi e l’azienda torna a crescere: ecco la storia di Emanuele!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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alliumtechCom’è il clima sul vostro posto di lavoro? C’è amicizia e collaborazione, oppure ognuno cerca di fare le scarpe all’altro?

Nell’azienda di Emanuele Rivoira tutti erano amici, e oggi hanno un motivo in più per esserlo. Emanuele non è famoso al grande pubblico, eppure è un imprenditore di una media azienda: 60 dipendenti. Forse lo conoscono meglio quelli che si occupano di startup, perché la sua AlliumTech è la più grande d’Italia in termini di numero di occupati; e la storia di questa azienda è una #buonanuova fatta e finita 🙂

Già, perché Emanuele non è diventato imprenditore per caso, o per dinastia: lui è un ragazzo come tanti, ha 34 anni e nel 2012 ha deciso di lasciare la sua vecchia azienda perché questa non gli dava spazio e non gli permetteva di sviluppare i suoi progetti. Dopo 7 anni e con un contratto in mano, ci vuole un bel coraggio per farlo no?

Emanuele, invece, ci è riuscito, e dopo aver dato un taglio con il passato sbattendo la porta ha fondato, appunto, la sua AlliumTech. Con lui il padre, commercialista, e un socio che segue la parte finanziaria.

L’idea è buona, i tre ci credono e si autofinanziano (anche per evitare che qualcuno se la faccia raccontare ventilando un’ipotesi di collaborazione, salvo svilupparla in proprio e senza neanche dire “grazie”..) fino a quando la struttura non sta in piedi da sé, ma il bello deve ancora venire.

Sì, perché l’azienda di Emanuele cresce, e lui non si dimentica del passato: comincia a “imbarcare” qualche ex collega che, come lui, ha lasciato la vecchia azienda. Dopodiché questa (la Amuser SpA) entra in profonda crisi, e visto che il suo business e le competenze al suo interno sono proprio quello che serve alla AlliumTech di Emanuele per crescere lui cosa fa? Ne compra una parte, in sostanza ri-assumendo quelli che erano stati i suoi ex colleghi 🙂

50 posti di lavoro salvi e reinseriti in una realtà che ora, toltesi di dosso le gessature di un passato glorioso ma ingombrante, è diventata la startup più grande d’Italia, l’unica con più di 50 dipendenti. Ben fatto, ragazzi!

Scappa dalla guerra, trova rifugio in Danimarca e oggi dà lavoro a 40 persone aiutando milioni di noi a lavorare meglio: ecco la storia di Amir!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Uno dei problemi più sentiti da tanti di noi, che rimbalziamo dal posto di lavoro alla scuola dei figli passando per il calcetto con gli amici e la spesa insieme alla moglie (solo per fare alcuni esempi), è quello di riuscire a organizzare tutte le attività da portare a termine nel corso della giornata. Perché è vero che ci sono i calendari e le agende, ma quelli sono utili se c’è un momento preciso per un dato appuntamento, mentre per le altre cose va a finire che si crea una lista “da fare” oppure si dissemina la casa di Post-it se non ci si vuole dimenticare davvero di nulla – e poi non è comunque detto che succeda..

Lo smartphone, poi, può essere un alleato fondamentale: si prende un appunto ovunque ci si trova, senza bisogno di avere sempre appresso un taccuino, e si possono anche impostare delle notifiche che ci ricordino di “fare X”, “sentire Y”, “sistemare Z” eccetera. Vero, però poi sorge il “problema” di doverle organizzare, queste note, ed è qui che ci vengono in soccorso delle app progettate proprio a questo scopo. Quali sono le migliori app per organizzare la nostra “to do list”?

La risposta è soggettiva: io ho provato Trello, trovandomi piuttosto bene, ma ora sto usando Todoist, convinto da diverse recensioni molto positive, ma le alternative sono tantissime. Voi quale preferite?

Amir-SalihefendicA proposito di Todoist, la sua storia ha tutti i crismi per diventare una nostra #buonanuova. Il suo sviluppatore si chiama Amir Salihefendic, ed è un ragazzo bosniaco che a soli 6 anni è stato costretto ad abbandonare il suo Paese, la Bosnia, per sfuggire alla Guerra dei Balcani. Certo, i suoi genitori avevano un’attività già avviata e hanno avuto gioco piuttosto facile a spostarla in Danimarca, dove il giovane Amir ha trovato terreno fertile per studiare e cominciare a lavorare ai suoi progetti.

Il principale è Plurk, un social network pensato per il mercato asiatico che però non ha la fortuna dei suoi competitor più famosi, come Facebook. Ma Amir ha la creatività di un vulcano, e segue lo sviluppo di tante altre idee salvo trovarsi a dover immaginare un sistema per mettere in ordine le attività da svolgere, onde evitare di perdere qualche filo. E’ così che nasce Todoist, un’app sviluppata nei ritagli di tempo (e spesso di notte) e che inizialmente non è neppure destinata al mercato.

Poi però succede che Amir ne parla ad alcuni suoi amici, che la mettono alla prova e ne sono entusiasti. Da lì l’idea: cercare 40mila dollari per svilupparla (soldi ottenuti da un acceleratore di start-up in Cile!) e lanciarla sul mercato, dove oggi sta raccogliendo un successo planetario – basti pensare che ha 5 milioni di utenti ed è disponibile in 20 lingue!

Ora Todoist è un colosso con 40 dipendenti che lavorano da diverse parti del mondo, e così costano meno perché non ci sono spese fisse da sostenere. Nel 2014 Forbes l’ha premiata come la miglior app di task manager al mondo, e milioni di dollari di fatturato.

E pensare che era un’idea “di riserva” di Amir, che da piccolo ha dovuto lasciare la casa e gli amici per scappare dagli orrori della guerra..