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Fondazione Sacra Famiglia: a Cesano Boscone la Porta Santa è sempre aperta per chi ha bisogno

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Ci sono storie e associazioni di cui si parla meno di quanto meriterebbero, eppure il loro contributo alla società è sicuramente più indispensabile di quanto lo sia il “lato B” di Belen o il quinto scudetto consecutivo della Juventus – giusto per citare due argomenti che vanno per la maggiore in questo momento. Proviamo allora noi a rimediare, con la nostra piccola voce, a questa grande lacuna, e guidarvi alla scoperta della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

Questo Comune della cintura milanese più prossima è balzato agli onori delle cronache qualche mese fa, quando è stato indicato come destinazione del condannato – alla pena dei lavori socialmente utili – Silvio Berlusconi. Ma a Cesano Boscone si fa assistenza a chi soffre da molto prima: è dal 1896, infatti, che esiste una città dentro la città pensata per aiutare i disabili (più o meno gravi) e sostenere le loro famiglie.

fondazione-sacra-famiglia-cesano-bosconeSì, perché – specialmente all’inizio del secolo scorso, ma in maniera diversa anche oggi – chi ha un figlio portatore di handicap si trova praticamente solo al cospetto della società: deve sobbarcarsi cure molto care, magari ristrutturare casa per eliminare le barriere architettoniche, trasformare il proprio stile di vita e i propri ritmi per farli respirare insieme a quelli della persona che ha bisogno, e anche per questo viene spesso messo ai margini. Succede oggi, figuratevi cosa poteva essere nella civiltà contadina dei primi del Novecento..

Ecco: la Fondazione Sacra Famiglia offre un conforto a queste persone, impegnandole in attività educative e inclusive che non le facciano sentire diverse e lontane dalla società bensì all’altezza di poterla affrontare, pur con delle peculiarità doverosamente diverse rispetto a quelle che investono i “normali”.

Nell’anno della misericordia, poi, a Cesano Boscone – e all’interno delle strutture della Fondazione Sacra Famiglia in particolare – c’è anche una Porta Santa, che può diventare meta dei pellegrinaggi dei milanesi più devoti e attenti a queste cose. Persone che possono scoprire, con l’occasione, anche una realtà che vive e respira molto vicina a loro e della quale però, purtroppo, si parla poco spesso.

Per approfondire il discorso, che sicuramente non ci illudiamo di aver esaurito in poco più di 300 parole, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale della ONLUS: c’è tutto un mondo di assistenza, che ha sempre bisogno anche del nostro aiuto, tutto da scoprire e sostenere.

Una famosa squadra di calcio aiuta i bambini più poveri grazie al pallone: scoprite quale!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno :-) ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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In Italia il calcio è una religione, o forse qualcosa di più: i tifosi più preparati sanno vita-morte-miracoli dei loro beniamini, ricordano ogni gol della propria squadra e guai a sbagliare un risultato di 11 mesi prima quando si parla con loro. Il calcio è una passione sana, uno sport di squadra che allena alla vita, e che però si presta anche a quelle degenerazioni di cui si sente parlare – purtroppo – ancora troppo spesso.

Queste le lasciamo agli altri: a noi oggi piace parlare di quando il calcio fa bene, anzi fa “del bene”, come nel caso del progetto Inter Campus.

Eh sì, perché lontano dalle luci della Serie A e di San Siro, c’è un’Inter che vince sempre, ed è quella impegnata nei Paesi più poveri del mondo con un progetto che cerca di educare – e di strappare dalle cattive abitudini – i ragazzi di strada in molti Paesi del mondo. Con un pallone, tanta fantasia, un impegno che va ben oltre il normale orario di lavoro e una passione che trascende il fatto sportivo in senso stretto per diventare importante dal punto di vista educativo.

Inter Campus è nata nel 1997; è una vera e propria costola della “azienda Inter”, con i suoi dipendenti e un suo budget che arriva proprio da quello della “Casa madre”. L’impegno di questa società, che non è una ONLUS ma a conti fatti lavora anno dopo anno in pareggio (se non in perdita), è quello di usare il calcio come strumento educativo per dare una speranza ai bambini dai 6 ai 13 anni dei Paesi più poveri del mondo.

inter-campus_chapas

C’è il progetto in Africa, che aiuta i “bambini stregone” (ossia quelli tacciati di portare il malocchio, perché nati in un momento di particolare difficoltà) a salvarsi da un destino di emarginazione e morte proprio attraverso il pallone; c’è quello in Romania, realizzato in collaborazione con Parada, che grazie al calcio riesce a dare un’alternativa ai bambini che vivono in stazione e sniffano colla nelle fogne – ebbene sì, purtroppo sì; c’è quello in Sudamerica, dove è stato ricavato un campo per giocare a pallone strappando il terreno a una discarica, dove migliaia di persone vivono abitualmente.

Progetti sparsi in 29 Paesi, che esistono e resistono (e crescono) grazie all’impegno e alla passione del team di all-educatori formato da Inter e alla creatività di uno staff amministrativo che anche in tempi di vacche magre cerca sempre di trovare una strada per recuperare i 20/30 mila euro necessari per avviare un progetto direttamente nel luogo dove questi bambini soffrono, e sono costretti a convivere con una situazione impossibile da sostenere.

Ora lasciamo la parola al sito ufficiale del progetto, per chi vuole approfondirlo: lo trovate a questo link. E’ davvero un dono grande, se pensiamo che Inter ha scelto di dedicarlo ai bimbi fino ai 13 anni proprio per evitare che si trasformi in un momento di reclutamento di campioncini a basso costo: se poi avranno le doti e la grinta necessaria, i ragazzi troveranno da soli la loro strada nel professionismo ma senza che Inter lucri qualcosa su questo. Prendete Murillo: da piccolo è stato un “intercampista”, la scorsa estate è stato acquistato (pagandolo profumatamente) proprio dai nerazzurri e ora è uno dei difensori più apprezzati al mondo; un ragazzo la cui storia è nata proprio sui campi di fortuna creati qua e là nel mondo da Inter Campus!

Fare shopping aiuta chi ha bisogno con Helpfreely, e possiamo farlo tutti: ecco come!

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Alessandro Fumagalli

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Gli acquisti online, ormai, sono entrati nel quotidiano di molti di noi: su la mano chi, prima di comprare qualcosa, non fa prima un salto su Amazon o eBay (o Zalando, eccetera) per vedere se può spendere meno e avere anche la comodità di non dover neppure andare in negozio 😉

Ora c’è un’altra (bella) novità, che ci consente di fare shopping su internet e – allo stesso tempo – aiutare chi ha bisogno: è Helpfreely!

helpfreelySi tratta di una piattaforma nata in Spagna, ma ora presente anche nella versione .it, che mette in contatto alcuni negozi web con altre associazioni senza scopo di lucro per il tramite di noi clienti. Detto così sembra cervellotico, ma è molto più facile di come sembra!

Si parte da Helpfreely.org: registrandosi – come ormai siamo abituati a fare con qualunque sito – si possono scegliere tre associazioni che ci stanno a cuore e che vogliamo aiutare, e decidere in quale misura le vogliamo aiutare (ad esempio, il 50% a una e il 25% alle altre due); dopodiché, sempre partendo dal sito, si può scegliere uno dei negozi partner – e ce ne sono davvero tanti, tra i quali big come eBay, Zalando, Kiabi, Groupon, Booking.. – dove fare i nostri acquisti, liberamente, nel modo in cui siamo abituati.

Qui entra in gioco la novità: quando mettiamo a carrello dei prodotti, i negozi si impegnano a destinare una quota di quanto abbiamo speso (che viene dichiarata sin da subito su Helpfreely) alle ONLUS che abbiamo scelto. Il sito fa da tramite per questo passaggio di denaro, che a noi non costa assolutamente nulla ma che ci permette di dare una mano – gratis – a chi ha bisogno attraverso le associazioni che ci stanno più a cuore.

Per dare il nostro aiuto a risolvere le cause cui teniamo di più non facciamo, così, più nessuna fatica: ci limitiamo a fare shopping, il resto vien da sé. Facile, comodo e gratis, e fa anche del bene: ecco perché Helpfreely è davvero una buonanuova 😉

A 91 anni fa la volontaria sulle ambulanze: è la storia di Mila, un esempio per tutti!

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Alessandro Fumagalli

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Il martedì su buonanuova.it raccontiamo le storie delle associazioni di volontariato, ma nessuna di queste potrebbe esistere senza l’impegno dei volontari: è vero o no? 🙂

E’ bello allora scoprire la storia di Mila, forse la decana dei volontari di tutta Italia con i suoi 91 anni di energia, passione ed entusiasmo al servizio degli altri. Ancora oggi..

Sì, perché Mila è volontaria ANPAS dal 1972 per la sezione di Signa, il suo paese in provincia di Firenze. 44 anni fa, lei e alcuni altri “uomini e donne di buona volontà” si autotassarono con 1000 lire ciascuno; l’obiettivo? tappezzare la cittadina di cartelloni per spiegare l’importanza di creare un servizio di assistenza pubblica in grado di gestire le emergenze sanitarie. I volontari delle ambulanze, insomma!

Mila ha cominciato allora ed è volontaria anche oggi, naturalmente con mansioni “rivedute e corrette” sulla base del contributo che riesce a portare alla sua età; ma il bello è vedere con quale entusiasmo ripercorre le tappe che hanno costruito la storia della sua associazione, e l’energia che usa nel raccontare ancora oggi quanto ha creduto e creda ancora nel suo impegno.

Lasciamo la parola a lei, che ci racconti la sua splendida avventura; speriamo davvero possa essere uno sprone per tanti altri 😉

Una ONLUS cura i piccoli malati dei Paesi poveri: è Bambini Cardiopatici nel Mondo, ecco come possiamo aiutarla

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Alessandro Fumagalli

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Anche questo martedì, la nostra buonanuova è la storia di un’associazione. Un’associazione magari meno nota di altre, ma non per questo meno importante: anzi.. Pensate: il suo impegno è dare una speranza ai bambini nati nei Paesi in via di sviluppo – e fin qui, direte voi, ce ne sono tante. Non solo: ai bambini dei Paesi in via di sviluppo che soffrono di problemi cardiologici.

Già, perché la cardiochirurgia è un ramo della medicina che ha registrato grandissimi progressi. Pensate: negli anni ’70 la percentuale di sopravvivenza dei bambini operati al cuore era minima, inferiore al 10%; oggi non è così, ma solo nei Paesi più avanzati dove ormai i successi degli interventi al cuore sono intorno al 95% dei casi, mentre i bambini malati dei Paesi poveri sono costretti a patire questa ulteriore ingiustizia: a causa della mancanza di strutture adeguate e di medici specializzati, la mortalità infantile per cardiopatia lì è sempre nell’ordine del 90%.

bambini-cardiopatici-nel-mondoPer questo un team di medici italiani specializzati nelle patologie del cuore ha creato un’associazione; il suo scopo è raccogliere fondi, che vengono utilizzati per creare strutture sanitarie idonee nei Paesi più poveri, acquistare le attrezzature necessarie per le diagnosi e gli interventi, formare dei medici con attività di tutoraggio che possono esser svolte sia negli ospedali italiani che “in loco”. Alcuni dei volontari, poi, mettono a disposizione il loro tempo – ad esempio durante le vacanze – per andare a fare diagnostica e operare in prima persona nelle zone in cui c’è più bisogno, durante le cosiddette “missioni”.

Bambini Cardiopatici nel Mondo si alimenta della generosità dei medici, certo; ma anche del grande cuore delle persone, che possono sostenerla con una donazione (libera o del 5 x 1000), acquistando delle bomboniere solidali per le occasioni speciali, oppure con dei lasciti. Bastano 15 euro per curare un bambino per un mese, mentre con 300 euro (ossia meno di un caffè al giorno) si può acquistare il filo per suturare un cuore malato.

Raccontare tutte le attività di Bambini Cardiopatici nel Mondo in un solo post sarebbe impossibile; per questo vi lasciamo il link al loro sito, dove trovate tutte le informazioni di cui avete bisogno. Per far battere il cuore dei bambini che soffrono al ritmo del vostro.

Dall’assistenza al cosviluppo: scopriamo l’impegno di Fratelli dell’Uomo per i Paesi in via di sviluppo

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Alessandro Fumagalli

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Di associazioni che nascono con l’obiettivo di migliorare la vita di chi abita nei Paesi in via di sviluppo ne esistono tante, e (più o meno) tutte serie e animate da nobili intenti; quello che non c’è, spesso, è la conoscenza della loro esistenza e della loro azione: è per questo che abbiamo deciso di dedicare il post del martedì su buonanuova.it al racconto di storie come queste; come quella di Fratelli dell’Uomo, una ONLUS nata nel 1969.

fratelli-delluomoA crearla Adolfo Soldini, in quella Milano che è da sempre una città a vocazione sociale e dal cuore grande (e lo vediamo spesso per le amiche di Milanoincontemporanea). Certo, come abbiamo anticipato di associazioni come questa ce ne sono tante, ma allora perché la nostra lente di ingrandimento oggi si è posata proprio su di lei?

Anzitutto, perché è attenta alla sua dimensione “sociale”: Fratelli dell’Uomo dialoga con gli utenti, e “si butta” in progetti anche distanti dalla sua natura – come la partecipazione alla Maratona di Milano – per farsi conoscere; perché chi aiuta ha sempre bisogno di aiuto, ma troppo spesso non riesce a ritagliarsi le forze per richiederlo e rischia, così, di soffocare una volta perso lo slancio iniziale.

Fratelli dell’Uomo no, e ci sarà un perché opera da più di 40 anni 🙂

Il secondo aspetto importante è che questa ONLUS non fa assistenzialismo, ma cosviluppo. La differenza potrebbe spiegarla la celebre massima attribuita a Gandhi:

Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita

Sì, perché l’idea che muove i passi di Fratelli dell’Uomo è quella di aiutare le persone ad affrancarsi dalla povertà, dando loro gli strumenti (in termini economici e di competenze) per farlo. Un salto avanti importante, che è stato fatto anche da altre realtà – ad esempio Kiva con il suo microcredito, di cui abbiamo già parlato: ve la ricordate?

Fratelli dell’Uomo opera nel Sud del mondo, che poi non è sempre Sud ma indica alcuni Paesi dove la povertà è ancora endemica come il Senegal, il Camerun, il Perù e il Brasile; ma il suo impegno si dispiega anche nel Nord del mondo, con dei format (come mostre fotografiche o corsi di cucina) che mirano a spiegare come tutte le nostre azioni hanno un impatto anche su chi vive lontano da noi, perché il sistema è interconnesso e globale e spesso la tranquillità di uno corrisponde allo sfruttamento di tanti altri.

Certo, potremmo parlare per ore di Fratelli dell’Uomo e non esaurire comunque il discorso su tutta la vivacità dei suoi progetti e dei suoi volontari, impegnati in tanti e diversi ambiti; perciò ora lasciamo spazio a loro e al loro raccontarsi attraverso le pagine del sito ufficiale, dove trovate tutte le indicazioni di cui potreste aver bisogno: per scoprirli, aiutarli o cominciare a collaborare.

Una banca dove gli investimenti rendono sempre? E’ la Banca del tempo, ecco come funziona!

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Alessandro Fumagalli

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Qual è la risorsa più preziosa a nostra disposizione? Sbagliato: non è il denaro! E’ il tempo, ragazzi, anche se troppo spesso non ce ne rendiamo conto, se non a posteriori, o almeno così è capitato a me; è successo anche a voi?

banca-del-tempoIl tempo è una risorsa straordinaria, perché ci dà modo di fare tutto quello che vogliamo; ma in questo mondo sempre più frenetico, c’è chi non ne ha mai e non ne può spendere altro, perché (proprio come il denaro) il tempo è finito, anche se non sappiamo quando finirà – che disdetta 🙂

Dall’altra parte, c’è anche chi di tempo ne ha da vendere: perché non lavora, o non lavora più; oppure perché è in pensione, o perché è così bravo a organizzarsi da riuscire a ritagliarsi degli spazi. Spazi che poi può mettere a disposizione: è questa l’idea della Banca del tempo!

Di banche come questa ce ne sono un po’ dappertutto; noi abbiamo “scoperto” quella di Milano e Provincia per evidenti ragioni di prossimità (non è un caso se ci trovate ogni settimana su Milanoincontemporanea con una Buonanuova “alla milanese”), ma se cercate su internet probabilmente ne troverete anche di vicine a voi: in Italia sono 200!

Ma cosa sono le banche del tempo? Sono associazioni, senza scopo di lucro, in cui i membri mettono a disposizione degli altri il proprio tempo e le proprie competenze. Con un esempio si capisce meglio:

io so stirare, e ho un’ora di tempo alla settimana per farlo anche per gli altri, ma non so potare le piante; bene: posso portare la mia ora alla banca del tempo, e contestualmente cercare qualcuno che abbia messo il proprio tempo a disposizione per la mia richiesta; quando lo trovo, se non lo conosco lo incontro in sede – grazie alla mediazione della banca – e ci mettiamo d’accordo per una data in cui possa venire a potare le mie piante; lo stesso succederà a me se arriverà qualcuno che ha bisogno di una mano per stirare.

In questo scambio non c’è giro di denaro, ma solo di tempo, e non è necessario essere “fiscali” come invece sono le banche vere: se ho messo a disposizione un’ora, ma mi diverto, posso starci anche di più insomma 🙂

Di bello, poi, è che a fine anno il saldo contabile deve essere in pareggio: se ho dato 10 ore ne avrò anche ricevute altrettante, altrimenti sarebbe sfruttamento! Invece la forza della banca del tempo è la reciprocità, il ricevere per quanto si è dato. Senza dimenticare che lo scambio diventa un’occasione, oltre che per risolvere un problema (o offrire una soluzione), per conoscere altre persone. In questo caso, il nostro conto corrente sarà sempre in positivo: vale la pena provare, no?

Un’arancia per sconfiggere il cancro: sabato 30 gennaio torna l’evento AIRC, ecco la piazza più vicina a te ;)

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Alessandro Fumagalli

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arance-della-salute-aircAnche quest’anno AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, scende nelle piazze per diffondere la consapevolezza dell’importanza della ricerca (e della prevenzione) nella lotta contro il cancro:

sabato 30 gennaio 2016 saranno tante le città italiane che si coloreranno di azzurro e di arancione.

L’azzurro è il colore dell’associazione, una delle più importanti e autorevoli nel nostro Paese con il suo impegno non solo a fianco di chi soffre, ma soprattutto accanto a quelli che lottano ogni giorno per far sì che i tumori diventino curabili e guaribili; l’arancione è il colore delle “Arance della salute”, che saranno distribuite in sacchetti da 2.5kg al prezzo di 9 euro.

Non è il caso di guardare alla convenienza in sé, quanto a quello che il nostro aiuto può rappresentare: con 9 euro si portano a casa 2.5kg di arance e del materiale informativo che aiuta a scegliere l’alimentazione più adatta per prevenire il cancro; ma soprattutto si aiuta l’associazione a dare la spinta necessaria ai tanti ricercatori e medici che stanno contribuendo con il loro lavoro quotidiano a dotarci delle armi necessarie per sconfiggere malattie devastanti.

Soldi che lo Stato fatica a mettere a disposizione, vuoi per carenza o per scarsa lungimiranza. Ma soldi che sono indispensabili per dare ossigeno a un esercito silenzioso e in grado di regalarci un’importante vittoria dal punto di vista della salute.

Aiutare questo esercito a rafforzarsi è facilissimo: basta trovare la piazza più vicina a noi e andare ad acquistare, sabato, le Arance della salute. Ecco dove lo si potrà fare 😉

Circo InZir porta spettacoli e divertimento nei Paesi più poveri, quale sarà la prossima mèta?

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Alessandro Fumagalli

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fonte immagine: circoinzir.wordpress.com
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Il martedì, su #buonanuova, è il giorno delle associazioni: cerchiamo storie di realtà che si reggono soprattutto sul volontariato, e che propongono progetti di solidarietà a 360°;

ne conosci qualcuna e vorresti che ne parlassimo? Scrivi a buonanuovablog@gmail.com, potrebbe diventare la nostra “prossima puntata” 😉

Oggi parliamo di Circo InZir, un progetto che nasce a Bologna (InZir, infatti, è il modo dialettale per dire “in giro”) in seno a Teatro Circo per offrire alle popolazioni dei Paesi più disagiati – a causa della povertà, della guerra, o del letale mix tra questi due ingredienti – un momento di svago e di divertimento.

L’arte è davvero un linguaggio universale, e quella di strada lo è ancora di più: supera le barriere che dividono le diverse culture e le rende in grado di comunicare tra loro, usando il sorriso come chiave per aprire tutte le porte.

E’ così che, nel 2012, da una “massa” eterogenea si è formato un collettivo di artisti, coagulato attorno all’idea di usare il circo come mezzo di condivisione dell’arte nel mondo. Raccolti i fondi necessari per dare il “la” all’idea, naturalmente attraverso cabaret e spettacoli a offerta libera, Circo InZir è partita nel 2012 alla volta del Sahara Occidentale per presentare il proprio spettacolo nei campi profughi Saharawi.

Due anni più tardi, nel 2014, è stata la volta del Guatemala, mentre la mèta programmata per quest’anno è l’Etiopia, o più precisamente il Corno d’Africa. Sì, perché quando Circo InZir si mette in viaggio non può dire di aver proprio un obiettivo specifico che non sia quello di mettere in scena uno spettacolo in grado di regalare un sorriso a chi è più in difficoltà; l’itinerario, poi, può subire variazioni in corso d’opera, come quella volta che i ragazzi furono notati dal ministro algerino della cultura e invitati a portare in scena il loro show nel cuore di Algeri 🙂

Naturalmente l’attività di Circo InZir ha dei costi, e anche progettare il viaggio in Etiopia significa dover sostenere delle spese: per questo il gruppo ha creato una campagna di crowdfunding sul sito produzionidalbasso.com, dove chiunque può offrire il proprio contributo a sostegno del progetto.

Se l’obiettivo è quello di portare un sorriso anche dove di motivi per stare allegri ce ne sono pochi, merita tutta la nostra miglior pubblicità non trovate?