Tutti gli articoli di Federica De Martino

scrivo da sempre, ma solo di ciò che mi piace. non lo considero un lavoro, piuttosto uno sfogo. le buone notizie sono per me le migliori.

Eliminare il gioco d’azzardo si può: ecco il primo Comune senza slot machine, altri seguiranno?

Anacapri, piccolo comune sull’isola del golfo di Napoli, ha deciso di combattere l’enorme diffusione di slot machine che anno dopo anno mietono sempre più vittime. A guadagnarci sono lo Stato, con introiti altissimi (8 miliardi di euro l’anno), ma molto spesso anche la criminalità organizzata.

Francesco Cerrotta, sindaco di Anacapri, ha iniziato la sua lotta attuando dapprima un regolamento che vieta l’installazione di apparecchi ad una distanza di 150 metri da luoghi sensibili. Nell’elenco ci sono scuole, associazioni, bancomat, centri sportivi e stabilimenti balneari.

Dal primo gennaio 2015 i possessori delle macchinette hanno dovuto toglierle perché di fatto con l’ordinanza nessun luogo era adatto all’installazione, essendo Anacapri un comune di 6,47 km2 e poco più di 6.500 abitanti. Inutili i numerosi ricorsi al TAR dei gestori delle macchinette contrari al regolamento: i giudici hanno stabilito la competenza del sindaco sulla salute pubblica.

slot-machineOggi l’Italia ha un parco slot impressionante: 340mila macchinette, 52mila videolottery. Secondo il ministero della Salute le vittime del gioco sono pochissime: 12.376. Il riferimento, però, è al numero delle cartelle cliniche dei “soggetti in trattamento” e non a quello effettivo dei malati.

Il secondo passo è stato quello di coinvolgere la cittadinanza e di far votare tramite referendum popolare dopo un sondaggio che vedeva oltre nove cittadini su dieci d’accordo con l’iniziativa. Il 31 maggio dello scorso anno, in concomitanza con le elezioni regionali, gli anacapresi sono stati invitati alle urne per decidere sul gioco d’azzardo e l’89% si è espresso favorevolmente al regolamento del primo cittadino. Tante le telefonate ricevute dopo la vittoria da parte di altri sindaci per avere informazioni sull’iter da seguire per eliminare le macchinette dal proprio territorio.

Non erano mancate, nei mesi scorsi, accuse allo Stato che di fatto lucra sui cittadini e che dovrebbe almeno consentire ai sindaci di assumere in maniera del tutto autonoma le più idonee decisioni. Il sindaco Cerrotta, da sempre attento al problema della ludopatia ed alle tante famiglie coinvolte in questo dramma, ha chiesto anche al sindaco di Capri di seguire il suo esempio in modo da avere l’isola completamente “deslottizzata”.

Quale sarà il prossimo Comune a dire definitivamente no alle slot machine?

Evitare 100kg di rifiuti all’anno e risparmiare, si può? Sì, con la spesa alla spina, ecco come funziona!

E’ di questi giorni la notizia dell’apertura a Berlino di Original Unverpackt, uno speciale supermercato dove il cibo è venduto solo ed esclusivamente senza imballo, di nessun tipo: i clienti si portano direttamente i loro contenitori e buste, prendono e pagano solo quello che acquistano e che effettivamente gli serve. All’interno del supermercato non vi sono i prodotti delle grandi marche ma solo alimenti di provenienza regionale e, nella maggior parte dei casi, biologica. Un modo per risparmiare sulla spesa inquinando meno, molto meno.

In Italia, è già realtà dal 2009 con la rete Negozio Leggero, il cui slogan è “La spesa alla spina”, che conta, purtroppo solo 11 punti vendita (tra le città Torino, Milano, Roma, Palermo, Asti; nei comuni più piccoli Bra – Cuneo e Morbegno in Valtellina).

spesa-alla-spinaQuesto negozio offre alle persone la possibilità di fare una spesa sostenibile acquistando prodotti alimentari, per la persona e per la casa esclusivamente sfusi, eliminando il packaging e re-introducendo su alcuni prodotti il sistema di vuoto a rendere (che recentemente in Italia è diventato legge). Sono oltre 1500 i prodotti, dalla pasta alle tisane, dal detersivo al deodorante naturale. Si può scegliere tra diverse tipologie, con prodotti bio, del territorio e accuratamente selezionati durante tutta la filiera produttiva. Il cliente porta da casa i recipienti e paga in effetti solo ciò che è contenuto in essi.

Da questa esperienza nel 2012 nasce, a Torino, la Locanda Leggera: il Negozio Leggero fornisce le materie prime che in locanda vengono cucinate e trasformate in dolci, torte, bevande e piatti. In locanda si lavorano solo materie prime sfuse, il fresco è tutto del territorio e non sono ammessi materiali usa e getta.

Secondo uno studio realizzato dall’Ente di Ricerca Ambientale Ecologos, una famiglia di 4 persone che si rifornisce abitualmente al Negozio Leggero può arrivare a risparmiare oltre 100 kg di rifiuti in un anno.

Prodotti biologici non trattati con pesticidi e a km zero, nessun imballaggio da gettare ed un risparmio evidente sulla spesa non possono che favorire il diffondersi di franchising come questi.

Un Taxi Rosa per la sicurezza delle donne in città: Napoli comincia, quali altre città seguiranno?

taxi-rosa-napoliNasce a Napoli il Taxi Rosa per la sicurezza delle donne

Per tutte le donne che vogliono spostarsi di notte in sicurezza il comune di Napoli, attraverso la sezione Pari Opportunità e l’assessorato alla Mobilità, ha messo a disposizione il Taxi Rosa.

Un progetto sperimentale che mira ad aumentare la percezione della sicurezza notturna ed a favorire la mobilità e l’autonomia delle donne. Questo servizio prevede la distribuzione di 3000 voucher a tutte le cittadine che ne faranno richiesta. I voucher hanno un valore di 5 euro per le corse che saranno effettuate dalle 19:00 alle 6:00 del mattino ed ogni donna potrà richiederne al massimo cinque da utilizzare nell’arco dell’anno solare. Con questi voucher si può richiedere al taxista un trasporto, che viene offerto a prezzo ulteriormente ridotto.

Chi vorrà farne richiesta si deve rivolgere al Centro Donna di via Concezione a Montecalvario, 26 – 80134 Napoli. I voucher, previa prenotazione telefonica, potranno essere usati con le quattro società di radiotaxi della città: Consortaxi, Partenope, Telecontact Center, LA 570.

Un modo più sicuro per le donne di spostarsi e di vivere la città anche di notte, che parte da Napoli ma promette di poter essere adottato anche da altre città italiane: quale sarà la prossima?

Per maggiori informazioni: http://www.taxirosa.comune.napoli.it/

Donatore di midollo osseo cercasi, su internet: sei tu quello idoneo? è la storia di #Match4Lara

lara-casalotti#Match4Lara è la campagna mondiale lanciata da una famiglia italiana che cerca disperatamente un donatore di midollo osseo compatibile.

Lara Casalotti, 24 anni, fin da giovanissima si è occupata di migranti e diritti umani per l’Onu e organizzazioni no profit come Asylos e Human Right Watch, in Inghilterra e in giro per il mondo. Proprio di ritorno da un viaggio ha scoperto che il dolore acuto alla schiena era in realtà sintomo di una delle forme più aggressive di leucemia, quella mieloide acuta.

Figlia di madre sino-tailandese e padre italiano ha il 3% di possibilità di trovare un midollo osseo geneticamente compatibile. Il particolare mix genetico è infatti molto raro e tutti si sono mobilitati per cercare la metà genetica di Lara. Trovare un donatore compatibile entro aprile è l’unica occasione per salvare la vita della ragazza.

Dai social network ai media, passando anche per le bacheche di diversi personaggi famosi, l’hashtag #Match4Lara si è diffuso in maniera esponenziale. Da quando è stata lanciata la campagna sono 6.700 le persone che si sono iscritte al registro dei donatori di midollo del Regno Unito. Anche in Italia, L’Associazione Donatori Midollo Osseo (Admo) segnala un incremento del numero di iscrizioni al Registro nazionale, soprattutto da parte di giovani.

Diventare donatori non è difficile. Basta andare in un centro convenzionato ADMO e con un semplice prelievo di sangue ci si registra al database dei donatori di midollo osseo. Solo nel momento in cui il centro trova un soggetto compatibile si preleva il midollo osseo con una siringa, midollo che si riforma nel giro di 7-10 giorni.

Se anche il vostro midollo non dovesse essere quello giusto per Lara, che speriamo lo trovi in fretta, il vostro resta comunque un bel gesto che può salvare la vita a tante altre persone; val la pena pensarci..

 

Per maggiori informazioni:

Mettersi in tasca un museo? Con Mini Museum si può: ecco perché è una buona idea e può funzionare!

mini-museumNasce su un sito di crowfunding il curioso progetto dell’americano Hans Fex che incastona nella resina pezzettini di storia creando dei veri e propri piccoli musei.

Nel lontano 1977, a soli 7 anni, Fex rimase ispirato dai reperti che il padre, uno scienziato e collezionista di artefatti, riportò a casa da uno dei suoi viaggi: questi erano infatti incastonati nella resina epossidica. Con l’aiuto del padre creò una lista di 20 esemplari da racchiudere in una lastra di resina. Da qui l’idea di creare Mini Museum, letteralmente dei musei in miniatura, per tutti i collezionisti e amanti di storia come lui.

Negli ultimi 35 anni Fex ha raccolto campioni incredibili appositamente per questo progetto.

“Milioni di anni di vita, scienza e storia nel palmo della tua mano”

Il Mini Museum è infatti una raccolta portatile di curiosità dove ogni oggetto è autentico ed etichettato. Ogni museo è stato accuratamente progettato per condurre il collezionista in ​​un viaggio di apprendimento e di esplorazione.

I campioni raccolti vengono rotti con cura in pezzi più piccoli, incorporati nella resina acrilica creando così un museo epico in uno spazio minuscolo. Ogni mini museo è artigianale, numerato singolarmente ed in edizione limitata. La maggior parte di questi esemplari sono stati acquisiti direttamente da Fex su consiglio di curatori di musei, ricercatori e storici universitari.

La sua raccolta ha inizio con uno dei reperti più antichi dell’Universo conosciuto: la materia raccolta dalle condriti carbonacee. Questi meteoriti contengono materiale vecchio più di 4 miliardi di anni.

Tra i reperti più curiosi inseriti nella resina vi sono anche: pietre lunari e marziane, fasciature di mummia, pezzi di dinosauri come t-rex e triceratopo, granelli di muro di Berlino, monte Everest, peli di mammuth, schegge di mattone della casa di Abramo Lincoln… etc.

Ogni museo è poi dotato di opuscolo informativo su ogni campione inserito all’interno della resina.

Il progetto ha subito raggiunto cifre da capogiro su Kickstarter tanto da avere fondi per una seconda edizione ancora più incredibile e tutta da scoprire.

Risparmiare su gas e corrente per cucinare? La soluzione si chiama Wonderbag e nei paesi poveri…

Nel 2008 Sarah Collins di Johannesburg, durante un periodo di frequenti blackout e carenze di energia elettrica in città, ebbe un flash: si ricordò di sua nonna che circondava di coperte e cuscini una pentola calda per risparmiare sulle limitate scorte di combustibile per cucinare. La mattina dopo inventò Wonderbag, sfruttando quella che è la tecnologia per cucinare più antica del mondo, la cottura lenta a mezzo della conservazione del calore.

Wonderbag è stata progettata per l’utilizzo in quei luoghi dove l’elettricità e il gas sono un lusso. Sarah sa bene quanta importanza e utilità possa avere un semplice oggetto come questo nei Paesi in via di sviluppo dove le tradizionali fonti di energia sono per molte famiglie troppo dispendiose.

wonderbagMa cos’è Wonderbag?

Si tratta di un fornello fatto a sacca, non elettrico ma capace di mantenere il calore e dunque permettere al cibo che è stato portato precedentemente a ebollizione di continuare la cottura nonostante sia stata rimossa la fonte di calore. E’ un metodo lento ma perfettamente funzionante, dato che il sacchetto è in grado di isolare termicamente la pentola che viene inserita all’interno mantenendo il grado di cottura per ore.

Non bisogna fare nulla di particolare: semplicemente iniziare a cucinare sul fuoco il cibo in una pentola per circa 5 minuti, poi spegnere, prendere il contenitore e posizionarlo ben chiuso all’interno della Wonderbag per il tempo necessario, che varia da piatto a piatto.

Wonderbag si può portare ovunque con sé, anche ad un pic nic con gli amici. Si può cucinare anche il giorno prima e mantenere il cibo fresco fino al giorno dopo poiché la borsa è isolata termicamente. E’ molto versatile, poiché si può cucinare dal riso allo yogurt, dalla carne alle verdure. C’è anche un sito dedicato, pieno di ricette tutte da provare. E’ inoltre progettata e realizzata in tessuti colorati e vivaci ma anche molto facili da lavare.

I vantaggi di questo fornello per la cottura lenta sono molti: un risparmio di energia, la riduzione delle emissioni di CO2, meno deforestazione, meno fumi tossici, risparmio di acqua (questo perché l’isolamento termico fa sì che evapori meno acqua e dunque ne occorre di meno per cucinare) e il cibo viene cucinato in modo più sano.

ll beneficio maggiore della “borsa delle meraviglie”, però, resta quello per le famiglie in difficoltà dei Paesi in via di sviluppo: per loro può letteralmente cambiare la vita.

Non chiamateli rifiuti: con Terracycle quello che buttiamo trova nuova vita e ci fa guadagnare, a quando in Italia?

“La spazzatura di uno può essere il tesoro di un altro”.

Sulla base di questo concetto Tom Szaky ha sviluppato il suo progetto di riciclo creando nel 2003 Terracycle. Era ancora studente a Princeton quando alcuni amici iniziarono a nutrire dei vermi rossi e ad usare i loro rifiuti per fertilizzare le piante. L’idea gli venne così: eliminare l’idea di rifiuto producendo fertilizzante dagli scarti alimentari.

La compagnia iniziò un programma di raccolta di bottiglie di soda chiamato Bottle Brigade (= la brigata delle bottiglie) per riutilizzarle nel confezionamento dei suoi fertilizzanti. Quando i primi fertilizzanti Terracycle fecero la loro comparsa sugli scaffali della grande distribuzione, tra cui il colosso Wallmart, il successo fu enorme. Essere presente nella regina dei supermercati fu un colpo grosso, ma l’obiettivo di Tom e dei suoi amici era un altro.

Coinvolgere la gente ad inviare singole tipologie di spazzatura per poter lavorare il materiale di scarto e ricavarne una risorsa di seconda generazione con cui produrre qualcos’altro: ecco il vero senso di Terracycle!

La regola infatti è che i rifiuti devono essere separati, ma non solo per tipologia (dividendo il secco dall’umido e la carta dalla plastica, etc.). No: da un lato vanno i sacchetti delle patatine, dall’altro gli involucri delle barrette. E così via. Da ogni scarto, un diverso prodotto di consumo: lamette per la barba, carta delle caramelle, tappi di sughero, imballaggi in tetrapak, penne… Le tipologie di spazzatura gestite da Terracycle sono numerose.

Iniziare a collezionare rifiuti per Terracycle è facile: basta andare sul sito, iscriversi, identificare il tipo di rifiuto, raccoglierlo in scatoloni e spedirlo. Per ogni pezzo, si ricevono 2 centesimi (o l’equivalente in moneta corrente) che si potranno donare ad un ente benefico di propria scelta. Ovviamente l’unione fa la forza e basta coinvolgere i colleghi dell’ufficio o un’intera scuola per costituire una “brigata” in grado di garantire una maggiore raccolta e quindi di un premio più consistente che potrà essere devoluto a scopi sociali.

Terracycle oggi è diventata un colosso. Il fondatore Szaky ha saputo attirare famose aziende nel suo programma di riciclo: l’involucro di alluminio per creare degli astucci per la scuola è quello delle patatine Doritos, lo zainetto nasce dalla confezione gialla degli M&M’s. Le aziende hanno tutto l’interesse a prolungare la vita dei loro marchi su altri prodotti e a promuovere il lato ambientalista della propria immagine, mentre i consumatori si liberano degli scarti di prodotti che verrebbero in ogni caso acquistati. Szaky inoltre punta a trovare una seconda vita anche per i rifiuti più difficili come medicinali e pile.

Chi invia i rifiuti a Terracycle non lo fa solo per ricevere denaro in cambio, ma anche perché sa che Terracycle li userà al meglio. Con oltre 20 milioni di persone attive nella raccolta dei rifiuti in oltre 20 Paesi, Terracycle ha trattato rifiuti per miliardi di pezzi e li ha usati per creare oltre 1500 diversi prodotti disponibili presso i principali rivenditori, da Walmart a Whole Foods Market.

terracycle

Ad oggi si contano, nel mondo, numerose brigate: quella delle cicche di sigarette, quella degli spazzolini, dei rifiuti elettronici, del nastro adesivo, etc. Brigate che in molti casi hanno lo scopo di raccogliere scarti di brand famosi che pubblicizzano poi Terracycle sul loro packaging.

L’obiettivo di Terracycle è di eliminare il problema e l’idea stessa dei rifiuti con la creazione di sistemi di raccolta e di trasformazione per tutto ciò che oggi deve essere inviato ad una discarica. Trasformare, insomma, l’immondizia in un tesoro.

Al momento, Terracycle è attiva in molti Paesi europei ma non in Italia, dove non è ancora arrivata. Le condizioni per un suo sbarco, forse, ancora non ci sono, ma non vi piacerebbe se arrivasse anche da noi un’esperienza simile? Sareste disposti a collaborare anche voi perché diventi un progetto di successo?

per maggiori informazioni: Terracycle.com

Sprout, la matita da piantare

Sprout pencilsCosa farne del mozzicone di matita dopo averla usata? E se si potesse riutilizzare? L’eco-gadget del momento è Sprout Pencil, una matita che cresce e diventa una pianta. L’idea è molto semplice: una matita al cui interno c’è un seme che può essere basilico, pepe verde, timo, menta, radicchio o pomodoro.

Fatta di legno di cedro coltivato in modo sostenibile ed un misto di grafite e argilla, materiali non inquinanti, la matita Sprout assicura una grande esperienza di scrittura ed è interamente costruita a mano.  Gli elementi naturali con cui è realizzata non rappresentano alcun rischio verso piante, falde acquifere o persone. La matita-germoglio (sprout significa appunto “germoglio” in inglese) può essere seminata in qualsiasi tipo di terreno e darà vita ad un piccolo orto con le erbe più utilizzate in cucina.

Il progetto è stato lanciato da un gruppo di studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno deciso di trovare un modo per dare nuova vita alle matite ormai troppo piccole per essere utilizzate. Il progetto viene inoltre finanziato tramite la piattaforma di raccolta fondi collettiva Kikcstarter. Oltre 2000 sostenitori hanno già sposato l’idea della matita-germoglio, offrendo soldi veri per far partire il progetto. Sprout è stata nominata come Miglior Prodotto Eco-Friendly del 2015 dalla Global Procurement Promotional Organization – IGC. Sprout è anche partner ufficiale di Earth Day.

La matita col seme per ora è in vendita solo su poche piattaforme quali Amazon ed ha un prezzo ancora troppo alto, ma è una gioia scrivere con Sprout che ha anche un buon profumo!

Il pesce portafortuna contro l’anemia

Lucky Iron FishLa carenza di ferro colpisce quasi 3,5miliardi di persone in tutto il mondo. In Cambogia, quasi la metà della popolazione soffre di questa condizione. Condizione che, se ignorata, può portare ad anemia, debolezza, compromettere la capacità cognitiva e lo sviluppo fisico dei bambini e può aumentare il rischio di malattie. La carenza di ferro può addirittura portare alla morte. Ma un piccolo pesce portafortuna può cambiare tutto questo.

Il “pesce di ferro portafortuna” è in grado di fornire ad un’intera famiglia un massimo del 75% del loro apporto di ferro quotidiano per un massimo di 5 anni. Si tratta di una soluzione semplice, conveniente, efficace e che chiunque può utilizzare. Tutto quello che bisogna fare è cucinarlo. Per ottenere i migliori risultati, gli inventori suggeriscono di aggiungere un cucchiaino di limone o di altri succhi di agrumi al piatto. L’acidità degli agrumi, infatti, aiuta l’assorbimento del ferro. Bisogna cuocere il pesce per ben 10 minuti e poi rimuoverlo. Il sapore del piatto non viene assolutamente alterato.

Studi scientifici hanno dimostrato che le persone che utilizzano Lucky Iron Fish entro sei mesi, si sentono meglio con una maggiore capacità di lavorare. A 9 mesi, hanno avuto un aumento sostenuto del livello di ferro circolante nel sangue e di ferro nell’organismo. Gli utenti hanno riferito di sentirsi più forti, più energici e più sani. Le persone con livelli di ferro regolari sono: più resistenti alle malattie, più energici e meno propensi a sentire le vertigini o svenire, più in grado di mettere a fuoco e con più funzione cognitiva. Le donne hanno meno probabilità di dare alla luce neonati sottopeso e meno probabilità di avere parti prematuri. I bambini riescono ad avere uno sviluppo fisico e mentale migliore ed a concentrarsi di più a scuola.

Oltre alle conseguenze sulla salute ce ne sono anche a livello economico e lavorativo. Gli utenti diventano più produttivi, perdono meno giorni di lavoro o di scuola e sono in grado di supportare al meglio le loro famiglie e le comunità. Immaginate un mondo in cui i miliardi di persone che avvertono costantemente la stanchezza, lottano per lavorare e che spesso si sentono male sono finalmente in grado di condurre una vita più sana e produttiva.

Gavin Armstrong ed il suo team stanno dedicando tutte le loro energie nella lotta contro la carenza di ferro in Cambogia ed nel mondo. Il tutto in modo socialmente ed ecologicamente responsabile e per questo motivo sono impegnati ad assumere personale locale, utilizzando materiali riciclati e biodegradabili e sostenendo altre imprese ed organizzazioni. In un solo anno, hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e sono stati nominati per le“5 innovazioni che cambieranno il mondo” dalla rivista di MacLean.

La loro missione, che tutti possono sostenere sul loro sito,  è mettere un pesce in ogni pentola!

Shoe That Grows: una sola scarpa per 5 anni

Shoe that grows

L’idea della “scarpa che cresce” (letteralmente) è nata quando Kenton Lee, fondatore dell’associazione benefica Because Interational, lavorava in Kenya nel 2007. Un giorno, mentre Kenton camminava, notò una bambina in abito bianco accanto a lui che aveva le scarpe molto più piccole dei suoi piedi. In quel momento gli venne in mente una domanda: “Perché non creare una scarpa che si adatta e cresce insieme al piede?”. Shoe That Grows è il primo progetto della sua organizzazione, mirata alla cosiddetta compassione pratica: ascoltare le idee, i sogni ed i progetti di coloro che vivono in estrema povertà per lavorare insieme e contribuire a realizzarle.

Oltre 2 miliardi di persone nel mondo soffrono a causa di malattie e parassiti trasmessi dal suolo. Ci sono più di 300 milioni di bambini che non hanno le scarpe e molti altri che le hanno troppo piccole. Le donazioni aiutano, ma quando si tratta di bambini i loro piedi crescono così velocemente da rendere la calzatura inutile già dopo 1 anno. La scarpa che cresce è la soluzione per aiutarli a proteggere i piedi invece di usare scarpe normali, scarpe che non si adattano o di non usarle affatto.

Duffle bagShoe That Grows ha un design brevettato ed assomiglia ad un tipico sandalo. Ha una suola in gomma dura compressa per proteggere i piedi di chi lo indossa e delle cinghie di pelle morbida con bottoni regolabili e stretch. I bottoni sul lato consentono di regolare la larghezza assecondando l’espandersi dei piedi del bambino mentre una cinghia sulla punta può essere spostata per rendere la scarpa più lunga. La fibbia sul retro può anche essere aggiustataper adattare meglio la scarpa al piede. La scarpa è disponibile in due dimensioni (grandi e piccole) e si può regolare in cinque formati con una durata di circa cinque anni. La calzatura è realizzata con materiali semplici – cuoio, gomma compressa – non ha componenti meccaniche che si possono rompere ed è facile da indossare. Una caratteristica importanteè la facilità di trasporto. Si comprime su se stessa così da poter far entrare circa cinquanta paia di scarpe in una valigia normale che pesa meno di 50 chili. Il prezzo è davvero irrisorio e più scarpe si acquistano più questo cala.

Kenton Lee sta lavorando a questo progetto che raccoglie fondi online per poter inviare  le scarpe agli orfanotrofi in Africa e spera di raggiungere anche, Ecuador e Haiti. Shoe That Grows è la semplice soluzione per i paesi dove un paio di scarpe può davvero fare la differenza.