Raccogliere rifiuti mentre si cammina: cos’è, come funziona e dove si può praticare il plogging

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Vi è mai capitato di vedere persone passeggiare o correre su strade e sentieri con un sacchetto in mano, magari dei guanti (specie da quando c’è la pandemia) e di solito uno strano aggeggio a portata o legato alla cintura? Con ogni probabilità non sono degli svitati ma gente che sta facendo plogging.

La definizione di questa, che sta a metà tra una disciplina sportiva (pur senza una federazione a supporto e delle gare da svolgere) e un hobby, si deve allo svedese Erik Ahlström.

Pare sia stato lui, infatti, a fare – descrivendo una foto su Instagram -per la prima volta questa crasi di successo tra plocka upp (raccogliere, nella sua lingua madre) e jogging che spiega il significato di plogging, ossia raccogliere oggetti mentre si corre (o si cammina).

In pratica, quindi, chi fa plogging sceglie di unire all’utilità per il fisico di un po’ di sana attività motoria l’utilità per l’ambiente di raccogliere cartacce, cicche di sigarette, sacchetti di rifiuti, mascherine e quant’altro è stato gettato da qualche incivile a bordo strada.

Cosa serve per fare plogging?

Il necessaire per svolgere questa attività è davvero minimo ed economico: serve anzitutto un po’ di voglia di fare movimento, poi qualche sacchetto di plastica – anche riciclato dal supermercato o dalla raccolta differenziata settimanale – dove raccogliere i rifiuti.

Può tornare davvero utile una pinza telescopica pieghevole, che si tiene in mano e permette di agguantare oggetti a terra anche senza piegarsi semplicemente schiacciando le estremità.

Una pinza di buona qualità costa meno di 15 euro su Amazon:

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La pinza non è necessaria: anche un paio di guanti un po’ robusti può bastare, meglio se antitaglio perché con le lattine e le bottiglie di vetro non si sa mai come può andare a finire. Anche qui, ce la si può cavare con una decina di euro:

 

Fine!

Diventare di esempio

Se fino a qualche tempo fa chi andava a fare plogging era considerato un po’ strambo, la pratica ha via via trovato un certo seguito e oggi sono sempre più numerose le persone che, più o meno spesso, vi si dedicano.

Qualcuno ha cominciato a scrivere cosa fa e stampare su fogli di carta, da appiccicare ai sacchetti con cui vengono raccolti i rifiuti (che possono essere consegnati dentro o accanto al cestino pubblico più vicino), dei piccoli manifesti che hanno seminato lo spirito di emulazione.

Come per tante altre attività, però, il tam tam più veloce è quello che si fa sui social network e in particolare su Facebook, dove i gruppi di plogging nascono come funghi.

I gruppi di plogging su Facebook

Provate anche voi a digitare nel motore di ricerca interno del social le chiavi “plogging + nome del vostro Comune” (o di uno dei più vicini a voi).

Dalle mie parti, per esempio, è nato Plogging Adda. Ma navigando un po’ possiamo scoprire anche che c’è un gruppo Plogging Italia (fermo al 2019 purtroppo) e che nel 2020 i primi campionati mondiali di plogging si sono svolti proprio in Italia.

Come per tutte le cose, poi, nulla vieta di organizzarsi in autonomia e creare da sé un gruppo o qualche forma di comunicazione per far sapere che se in giro c’è chi sporca, e purtroppo non si può non vederlo, c’è anche chi spesso nel silenzio e sempre senza chiedere nulla in cambio si mette anche a pulire, perché ha a cuore il territorio in cui vive e la sua salute, che è anche quella di tutti.

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