Amazon GO? Puff: in Italia il supermercato senza cassa esiste già da 10 anni – e fa un gran bene!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Martedì scorso, 13 febbraio, un supermercato italiano ha festeggiato 10 anni di attività.

Non con un sottocosto anniversario come quelli che vedo per Ultimoprezzo.com, no: del resto in quel supermercato neppure si paga.

Non ci sono neanche le casse, o meglio: ci sono ma sono automatizzate. Un po’ come quelle di Amazon GO, il supermercato senza casse che l’ecommerce sta sperimentando a Seattle: là viene scalato un credito quando si supera la barriera d’uscita (che fa una scansione).

Qui no: nel supermercato italiano che ha compiuto 10 anni una manciata di giorni fa si spendono dei punti, che vengono attribuiti in base alla condizione della famiglia. Perché è così che si “paga” nel supermercato gratuito aperto da Caritas a Roma nel 2008.

Sembrava una premonizione: da lì a pochi mesi più tardi la crisi economica avrebbe cominciato ad aggredire con tutta la sua devastante forza, ma le famiglie in situazioni di difficoltà e di indigenza già esistevano e per loro la Caritas aveva aperto l’Emporio della Solidarietà di Roma.

Da allora a oggi sono state 8.910 le famiglie che hanno potuto accedervi e “acquistare” generi di prima necessità per un valore vicino ai 5 milioni di euro.

Le merci arrivano lì grazie alla generosità di finanziamenti pubblici, sponsor privati, volontari, gente comune e anche turisti: le monetine che vengono gettate nella Fontana di Trevi, infatti, una volta raccolte vengono donate all’Emporio della Solidarietà per le sue necessità.

L’esperienza di questo supermercato gratuito ha funzionato: purtroppo, perché significa che la povertà non ha smesso di aggredire; per fortuna, perché almeno chi si è trovato in difficoltà ha potuto contare su questo genere di “paracadute”. Oggi sono 100, da Nord a Sud, gli empori della solidarietà presenti nel nostro Paese.

Sfatiamo un mito: gli stranieri sono solo la metà del totale delle 26 mila persone che hanno fatto ricorso al negozio di Roma; gli altri sono tutti italiani. In entrambi i casi la situazione di difficoltà deve essere certificata per dare diritto al “badge” con cui si “pagano” gli “acquisti”.

L’augurio è che si debba parlare sempre di meno di negozi come questo; la buonanuova, invece, è sapere che per chi ha bisogno di un aiuto, c’è ancora qualcuno disposto a impegnarsi a fare rete e mettersi a disposizione al fianco di chi ha più bisogno.

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