Immigrati reclutati per la cura del patrimonio artistico: ecco una storia che fa bene a tutti!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il candidato risolva un problema, anzi due:

1. l’Italia ha un enorme patrimonio artistico da custodire, ma non le risorse sufficienti a poterlo gestire: come rimediare?

2. i migranti che arrivano nel nostro Paese dovrebbero essere seguiti e avviati a un percorso che consenta loro di diventare cittadini, anziché rimanere ai margini con il rischio che questo li esponga a diventare manodopera a basso costo a disposizione della criminalità organizzata. Anche in questo caso, la domanda è la stessa: come rimediare?

>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTIIn Toscana, ad Asciano, sembra abbiano trovato la quadra: il 9 e 10 aprile, in occasione di “Asciano Città d’arte”, le chiese del capoluogo delle Crete Senesi sono state affidate proprio a dei migranti, diventati per due giorni “angeli custodi” dei monumenti aperti al pubblico.

In questo modo è stato possibile aprire al pubblico i capolavori artistici della Basilica di Sant’Agata, della chiesa di San Francesco, di quella di Sant’Agostino e della cappella di San Sebastiano, tutti ad Asciano: 7 giovani richiedenti asilo si sono infatti presi l’impegno di gestire gli ingressi e controllare che tutto, all’interno dei monumenti, si potesse svolgere nel migliore dei modi, in cambio di un rimborso (simbolico se vogliamo, ma pur sempre significativo) per il lavoro svolto.

Chiaramente non si tratta della panacea di ogni male, ma solo di un episodio isolato e una tantum. Chissà che altre istituzioni, però, non possano prendere esempio da questa bella esperienza per pensare a un’accoglienza fatta non solo di doveri (curare gli ospiti, dar loro da mangiare, controllare che non scappino..) ma di un vero e proprio percorso di inclusione con l’avviamento al lavoro mediante corsi di preparazione: in Germania, ad esempio, già fanno così, mentre l’assistenzialismo pietistico all’italiana rischia di creare problemi più grandi della pezza che si cerca di mettergli 🙁

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