La Natura inventa una pezza ai danni dell’Uomo: nasce il batterio “mangia-plastica”

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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plastica-mareIdeonella sakaiensis 201-F6

Forse, oggi come oggi, questo nome vi dice poco, ma presto potremmo dovergli essere tutti grati.

Sì, perché così si chiama un nuovo batterio, frutto degli ultimi 60 anni di evoluzione; un batterio che, secondo una ricerca giapponese pubblicata sulla rivista Science, si è evoluto in maniera da riuscire a degradare nientemeno che la plastica, il polimero chimico che ha segnato l’evoluzione dell’Umanità nel secondo Dopoguerra ma che oggi è anche uno dei più grandi problemi per l’ambiente, vista la sua durata di vita praticamente eterna e la “buona pratica” di noi, uomini e donne di tutto il mondo, di utilizzarne uno sproposito e poi gettarlo via senza troppe preoccupazioni.

La plastica è un problema, e lo abbiamo visto più volte in passato. Per degradarla l’ambiente impiega tra i 100 e i 1000 anni (quindi praticamente non ce la fa) eppure sembra che a noi non interessi, tanto che continuiamo ad abbandonarla a bordo strada o gettarla nel mare. Spesso su buonanuova in passato abbiamo parlato di progetti che cercano di mettere rimedio al problema, come l’idea di Adidas di utilizzare la plastica raccolta in mare per fare una linea di abbigliamento o il progetto di un ragazzino che a 17 anni ha inventato un sistema in grado di sfruttare le maree per catturare la plastica nell’Oceano.

Oggi un’altra buonanuova, che arriva direttamente dalla Natura, in quanto dimostra che questa è stata in grado di evolversi nella direzione di un’autotutela che la porterà, come sempre, a sopravvivere: Ideonella sakaiensis 201-F6 secerne infatti due enzimi (PETase e MHETase) in grado di “rompere” la PET in monomeri innocui per l’ambiente, anche se per ora non su scala industriale.

Cosa ci dice questa notizia? Due cose: anzitutto, che con la ricerca si potrebbe riuscire a “modificare” questo batterio facendo sì che impari a lavorare di più e in maniera più efficiente, e degradare così la plastica su larga scala; poi ci dice anche che la Natura riesce a trovare le contromisure all’uso sconsiderato delle risorse fatto dall’Uomo: lei sopravviverà sempre, semmai saremo noi a non essere in grado di vivere in un Pianeta trasformato (male) a nostra immagine e somiglianza.

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