C’è una bambina non udente, tutta la classe impara la lingua dei segni per lei: succede a Ladispoli, Italia

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il mercoledì su buonanuova.it è il giorno delle storie, e oggi ci piacerebbe raccontarvi una bella storia che viene da una “buona scuola“, come la chiamerebbe il Presidente del Consiglio.

La scuola è la primaria di Ladispoli, dove c’è una bambina di sei anni che – purtroppo – è non udente. Perché questo handicap non diventi fonte di esclusione, le maestre hanno pensato di coinvolgere tutta la classe in un progetto: imparare la lingua italiana dei segni (LIS) in modo che ogni compagno sia in grado di comunicare con lei.

leggere-ai-bambiniUn bell’esempio di inclusione, che – peraltro – si porta appresso tanti altri vantaggi: secondo diversi studi, infatti, la LIS non serve solo ai non udenti per riuscire a comunicare, ma aiuta tutti i bambini a imparare l’italiano scritto e quello parlato, cosa che in prima elementare è di fondamentale importanza.

Ancora, le maestre hanno fatto un passo in più: hanno chiesto ai genitori dei bambini della Don Nicolino Merlo (così si chiama l’elementare di Ladispoli) di imparare la lingua dei segni nel modo più semplice, ossia studiandola insieme ai figli a casa. Con questa richiesta, le insegnanti hanno convinto le famiglie ad accompagnare i loro figli nel percorso di apprendimento, un passaggio fondamentale perché i piccoli possano amare la scuola e vivere un rapporto positivo con essa.

Ma non finisce qui: la LIS è stata anche l’occasione per introdurre il progetto “Philosophy for Children” nella scuola. Grazie al linguaggio dei non udenti, infatti, pare sia più semplice sviluppare nei bambini il pensiero critico e “filosofico”, insegnandogli ad affrontare i grandi temi etici e a discuterli utilizzando l’espressione del corpo.

Da quello che poteva essere un problema, le maestre di Ladispoli hanno costruito a tutti gli effetti una risorsa, capace di tornare utile a loro, ai bambini che seguono e alle loro famiglie.

Una piccola storia che ci sta proprio bene, come buonanuova di oggi; non trovate? 😉

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