Un bambino, una parola plausibile, una maestra, l’Accademia della Crusca e internet: ecco come “petaloso” entra nottetempo nella lingua italiana!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Mercoledì, su buonanuova.it, è il giorno delle storie, e la storia di oggi non può che essere quella di Matteo, un bambino di Copparo (FE) diventato in poche ore una star su Twitter per aver inventato una parola: petaloso. Anzi: #petaloso!

Se non l’avete mai sentita, o pensate che neppure esista, è il momento che vi ricrediate: da oggi “petaloso” ha tutte le carte in regola per entrare a far parte del vocabolario della lingua italiana, dato che è stata “sdoganata” nientemeno che dall’Accademia della Crusca, ossia dall’istituzione che cura e difende la purezza della lingua italiana – e lo fa (benissimo) anche su Facebook, a dispetto di tutti quelli che lì la storpiano.

E’ proprio su Facebook che la Crusca ha deciso di raccontare la storia di petaloso, ma soprattutto di Matteo.

Tutto comincia a scuola (l’elementare di Copparo, appunto) con un lavoro sugli aggettivi. Per descrivere i fiori, il bambino scrive che sono “petalosi”, ma non tutti: le margherite sono molto petalose, i papaveri decisamente meno, e cosi via. Chiaro il concetto, no?

Peccato che la parola non esista. Non ancora..

Ma alla maestra di Matteo, Margherita Aurora (petalosa pure lei, con un nome così 🙂 ), piace, al punto che suggerisce di mandarla all’Accademia della Crusca per una valutazione. E la Crusca risponde!

La parola è bella e chiara, dice la Crusca, e ce ne sono tante altre che si formano nello stesso modo, quindi ci sta che anche petaloso possa esistere: peloso, del resto, nasce da pelo + oso, e così anche coraggioso, e tante altre.

Perché una parola possa entrare nel vocabolario, però, c’è bisogno che siano in tanti a usarla; e allora ecco l’idea geniale: trasformarla in un hashtag, #petaloso, e chiedere a tutti di condividerla sui social.

Beh: l’idea è un successone, e se guardate i trend del momento su Twitter trovate che #petaloso è in cima alla classifica. Si può dire che Matteo ce l’ha fatta: la sua parola è diventata di uso comune e quindi è pronta a entrare nel vocabolario, per quella che è una lezione di lingua italiana più efficace di tante ore sui libri.

Un piccolo grande sogno che si realizza, e che si guadagna di diritto il titolo di #buonanuova della giornata 🙂

Bravo Matteo per l’idea, brava la sua maestra Margherita che l’ha aiutato a rivolgersi alle persone giuste per realizzarla, e brava anche l’Accademia della Crusca per aver usato questa situazione per spiegare a tutti come funziona la nostra lingua!

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