Il Giappone salva una fermata del treno fino al diploma dell’unica passeggera, e in Italia?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Kana Harada si diplomerà.

fonte immagine: lastampa.it

fonte immagine: lastampa.it

Aspettate, prima di dire “chissene”, perché la sua storia è una buonanuova tutta da raccontare, anche se (o forse proprio perché) ci fa sentire un po’ meno orgogliosi di essere italiani.

Sì, perché Kana Harada è una ragazza giapponese che studia nell’equivalente del nostro liceo; vive sull’isola di Hokkaido, in un posto dimenticato da Dio al punto che anche la società dei treni ha pensato di sopprimere la sua fermata perché lì sale solo lei, ed è evidentemente antieconomico mandare avanti un servizio per un utente solo.

La soppressione arriverà, ma al termine dell’anno scolastico – che in Giappone cade il 26 marzo: quello sarà l’ultimo giorno di scuola di Kana, e proprio per questo la JR Hokkaido (ossia la società dei trasporti ferroviari che opera sull’isola, ed è partecipata dallo Stato) ha deciso di mantenere attiva la fermata, di “perdere” quei 20 secondi che questa richiede solo per far salire la ragazza e portarla a scuola, e di rimandare l’esecutività della decisione a un momento più opportuno.

Se proviamo a calarci nella mentalità giapponese, dove tutto fila come un orologio e non è previsto nulla che possa inceppare il perfetto ingranaggio, capiamo anche lo slancio patriottico di chi commenta questa notizia con un roboante:

Come si fa a non esser pronti a morire per un Paese che fa questo per i suoi cittadini?

Sì, perché è proprio questa la #buonanuova che vogliamo raccontarvi oggi: la scelta di tenere in vita una fermata contro ogni logica razionale, per il semplice motivo di dare un’opportunità a una ragazza che altrimenti avrebbe enormi problemi a completare gli studi.

Una storia da raccontare a tutti, soprattutto a quelli che, qui in Italia, sono costretti a stiparsi in treni di pendolari che passano a cadenze estenuanti (quando passano), e che si son visti costretti a fare chilometri su chilometri in auto per arrivare alla stazione più vicina.

Cosa pensate che farebbero, le aziende italiane dei trasporti, per l’unica ragazzina che prende il treno in una stazione sperduta e rabberciata?

il racconto originale su lastampa.it

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