Le finestre diventano pannelli solari: l’idea che crea energia pulita è nata alla Bicocca di Milano, ecco come funziona

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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finestra-pannello-solareI pannelli solari sul tetto, diciamocelo, non sono bellissimi; e neppure comodissimi da manutenere, specie quando nevica.

I pannelli solari nei campi, poi, non ne parliamo: saranno pure utili, ma quanto suolo “rubano” alle attività agricole?

Urge trovare una soluzione, ma possiamo cambiare il tempo verbale volgendolo all’imperfetto: “urgeva”, perché i pannelli solari del futuro oggi esistono e sono frutto del lavoro di sviluppo realizzato dall’Università Bicocca di Milano. Ci sono, e utilizzano una superficie che nelle città moderne non manca di certo, pur non riuscendo a essere particolarmente utile: quella delle finestre.

Ebbene sì: le finestre del futuro potrebbero non essere più fatte solo di vetro, ma di plastica con microparticelle in grado di catturare l’energia; energia che poi può essere trasformata per alimentare una casa, un ufficio o quant’altro.

Cromofori: è questo il nome delle particelle che operano il “miracolo”, convogliando la luce verso i bordi delle finestre dove poi vengono installate delle piccole celle solari.

In realtà esistono già sistemi in plexiglass che fanno circamenoquasi lo stesso lavoro, ma questa nuova classe di dispositivi li migliora perché è più efficiente dal punto di vista energetico e perché è praticamente invisibile una volta installata, in modo da riuscire a integrarsi senza difficoltà all’interno del contesto cittadino.

In ultimo, ma non meno importante, c’è l’aspetto della sostenibilità ambientale: al di là del fatto che producono energia utilizzando una fonte pulita e inesauribile come la luce, queste finestre non contengono semiconduttori come il cadmio e il piombo ma delle leghe atossiche, che fanno lo stesso lavoro (e meglio) e non hanno alcun problema di smaltimento. Senza dimenticare che assorbendo energia, questi pannelli sono in grado di contribuire al condizionamento termico dell’ambiente che proteggono senza ridurne la luminosità se non in una misura marginale.

Una buona idea pronta a diventare una #buonanuova a tutti gli effetti quando prenderà piede nelle nostre città e ci aiuterà a renderle meno ingorde di energia “sporca”, ma pare che i tempi per il suo arrivo sul mercato non saranno così lunghi: staremo a vedere 😉

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