Donerà più del doppio di quanto spende l’Italia per la ricerca in un anno intero: chi è questo magnate dal cuore grande?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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ricercaAl di là del fatto che la coccola e le cambia i pannolini, che sono cose assolutamente normali per un padre ma se a farle è proprio lui diventano un’immagine virale (almeno per i media italiani..), Mark Zuckerberg ha fatto molto parlare di sé per un annuncio, fatto a seguito della nascita della figlia Max:

donerò in beneficenza il 99% delle azioni di Facebook!

Una vera bomba, specialmente adesso che la società nata sull’onda del successo del social network più popolare al mondo vale qualcosa come 45 miliardi di dollari.

Come tutti i genitori, vogliamo che tu viva in un mondo migliore

ha scritto “Zuckie” alla figlia, naturalmente pubblicando come post su Facebook una lettera aperta destinata a Max e al mondo. Per questo la massima parte del valore delle azioni della compagnia sarà donata, nel corso dei prossimi anni, ad associazioni filantropiche, enti e aziende che si adoperano per la costruzione di un mondo più equo, pulito, dove tutti abbiano un accesso a internet, etc.

Mark Zuckerberg non è il primo imprenditore magnanimo tra quelli della Silicon Valley: anche Larry Page di Google ha già annunciato l’intenzione di donare parte del suo immenso patrimonio (anche se non ad associazioni umanitarie e simili, ma ad aziende che abbiano una visione innovativa del futuro e necessitino dei fondi per svilupparla – una scelta che ha sollevato parecchie polemiche), e così tanti altri giovani tycoon che non aspettano più l’età della pensione per fare scelte filantropiche ma le annunciano già a 30/40 anni.

E’ sicuramente una buona notizia, quindi, anche perché Zuckerberg ha svelato l’intenzione di destinare molta parte del 99% del suo patrimonio a progetti di innovazione, ricerca e sviluppo. Il 99% di 45 miliari è parecchio, e se Facebook continuerà a crescere questa somma è destinata ad aumentare lasciando in eredità alla ricerca un tesoretto davvero sostanzioso, ottimo propulsore per il suo sviluppo.

Paragonato a quello che l’Italia intera mette ogni anno a disposizione della ricerca, ossia meno di 20 miliardi di euro, suona quasi come uno schiaffo alla poca lungimiranza di un Paese che sogna di tornare grande ma continua troppo spesso a guardarsi l’ombelico.

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