Venire pagati per rendere chi lavora in azienda più felice: il C.H.O. (Chief Happiness Officer) è già al lavoro in molte aziende, anche nella tua?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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felicita-aziendaIl lavoro è solo un aspetto, certo non secondario, della nostra vita, dunque anche al lavoro si applicano le regole che valgono per altri aspetti della quotidianità. Primo tra tutti? Se quando facciamo qualcosa siamo felici di farla, ci riesce meglio e “rendiamo” di più.

In America pare l’abbiano capito per primi anche nelle aziende, introducendo una figura che da noi ancora non è stata istituzionalizzata ma – visti i risultati – potrebbe esserlo presto: è il CHO, il Chief Happiness Officer, ossia il “manager della felicità”.

Eh sì, avete letto bene: c’è una vera e propria professione dietro, ed è quella di chi ha il compito ben preciso di portare gioia, armonia e soddisfazione tra i lavoratori. Non come hobby o inclinazione, per quello c’è sempre il guascone di turno: no, qui stiamo parlando proprio di un mestiere! Perché una squadra coesa funziona bene (e basta aver fatto un po’ di sport per capire a cosa ci stiamo riferendo) e se c’è armonia sul posto di lavoro si elimina quello che è uno degli ostacoli più grandi alla produttività: lo stress!

Non solo: recenti studi hanno dimostrato che la felicità è amica anche della creatività, e stimola le persone a coltivare il proprio talento e metterlo al servizio dei colleghi. Ergo, se l’ambiente di lavoro è gradevole, non ci sono invidie né qualcuno che cerca di “farla” agli altri con degli antipatici sotterfugi, la macchina gira a pieno regime, raggiungendo quegli obiettivi di produttività elevata che sono il cruccio di ogni azienda – anche quelle che già funzionano alla grande.

Ne è nata, come dicevamo, una professione: chiedetelo a quelli di WooHoo inc – Happiness at work, un’azienda che forma consulenti proprio con questo obiettivo; oppure chiederelo a Google, IKEA e LEGO, che stanno mettendo alla prova questa nuova figura professionale e già in passato hanno lavorato alla trasformazione del luogo di lavoro in un posto dove sia piacevole stare (con bar, aree relax e tutta una serie di altri benefit che motivano chi lavora a continuare a farlo). Non vorreste che un professionista come questo lavorasse anche da voi – ammesso che già non ci sia?

Del resto le aziende più lungimiranti lo hanno già capito: è meglio avere dei dipendenti motivati (e felici) o assistere a scene simili a quelle magistralmente raccontate da Fantozzi?

Ve le ricordate? 🙂

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