Un hashtag può salvare un’eccellenza enogastronomica di Benevento? Dopo #saverummo ecco #sporchemabuone, e tutti possiamo contribuire

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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sporchemabuoneChe cosa sono gli hashtag? Ormai lo sanno tutti: un cancelletto, #, seguito da una parola o da una breve frase tutta attaccata, e parte il trend e la discussione può diventare virale.

Gli hashtag si usano soprattutto su Twitter, sebbene siano ammessi (e, in parte, funzionino) anche sugli altri social network, e si sono rivelati il modo più pratico per esprimere la propria vicinanza al senso di una campagna, o per commentare un avvenimento di qualunque genere: è di questi giorno il boom di #IoStoConVale, legato alle vicissitudini di Valentino Rossi in MotoGP, ma di trend ne nascono ogni giorno, ed è proprio da qualche giorno che gira un hashtag in grado di fare del bene, un hashtag che si merita tutto il titolo di #buonanuova.

E’ #sporchemabuone, e parla di 80mila bottiglie di vino. Nasce sull’onda emotiva di #SaveRummo, la campagna di sostegno al pastificio di Benevento duramente colpito dall’alluvione di fine ottobre, e di questo mutua il senso: l’hashtag serve infatti per dare visibilità all’idea del consorzio della Cantina di Solopaca, che ha 600 soci e che ha subito danni per 1 milione di euro a causa delle piogge torrenziali (e delle loro conseguenze sul territorio)

Per i prossimi 4 anni – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Carmine Coletta – i viticoltori di questa zona non potranno produrre vino, ma i volontari hanno lavorato ore e ore per recuperare le bottiglie, e la corazza di vetro ha protetto il frutto della terra

Quindi le bottiglie sono piene di fango, ma anche di ottimo vino, che viene venduto al prezzo simbolico di 3 euro (che poi è il loro prezzo di produzione); con questi soldi, l’impatto dell’alluvione potrebbe avere effetti meno devastanti per i produttori, costretti a fronteggiare una vera e propria emergenza.

La “gara di solidarietà”, come si dice in questi casi, è partita, e grazie all’hashtag si sta ritagliando quella visibilità di cui ha tanto bisogno. Resta la fugacità del mezzo, che una volta scomparso dai trend rischia di diventare uno di quei tanti impegni che ci assumiamo online, solo con un click, salvo dimenticarcene quando arriva la “tempesta” successiva. Ma già il fatto che ora ci sia uno strumento per costruirsi una grande visibilità anche a fronte di un budget davvero limitato è una buona notizia, anzi una #buonanuova. O no? 🙂

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