Salva le prostitute dalla strada dando loro un lavoro e crea un brand di moda di successo: succede in India, e in Italia?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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anchalSmettiamola di essere ipocriti: la prostituzione è un lavoro come tanti altri, tant’è vero che le perifrasi per indicarla senza citarla esplicitamente sono del genere “fare la professione/il mestiere”; certo, è altrettanto innegabile che molte delle donne – e tanti tra gli uomini – che la praticano non lo fanno certo per libera scelta, ma per mancanza di alternative (quando va bene) o perché sono costrette/i a esercitarla.

In India, ad esempio, si calcolano tra i 2 e i 3 milioni di prostitute. Spesso sono nate in famiglie povere, dalle quali vengono strappate quando sono ancora bambine (molte a 12 anni!) finendo di conseguenza ai margini del sistema scolastico e quindi della società: uscire da questa perversa spirale è praticamente impossibile, proprio perché si autoalimenta con l’emarginazione, anche se ci sono alcune associazioni non governative che cercano di invertire la tendenza con un impegno quotidiano che porta qualche risultato.

Il vero punto di svolta, però, sarebbe un altro: riuscire a dare un lavoro diverso a queste donne, in modo che possano guadagnarsi di che vivere senza dover ricorrere alla prostituzione. In questo senso ci piace raccontare l’esperienza di Anchal, un’azienda che offre un lavoro – e una carriera in questo lavoro – nel settore tessile alle ragazze che facevano le prostitute proponendogli un’alternativa professionale credibile che gli vale uno stipendio ogni mese e (ancor più importante) delle capacità tecniche da poter spendere altrove.

Anchal è un progetto cominciato nel 2009, nato da un’idea di Colleen Clines: studentessa, la ragazza stava approfondendo il tema del design d’abiti nei Paesi in via di sviluppo ed è stato lì che si è imbattuta in una realtà che si è accorta di poter cambiare.

Ad oggi, Anchal ha coinvolto più di 100 donne dando loro lavoro, e un’alternativa a una vita di strada e di soprusi. La #buonanuova, però, è un’altra: da qualche settimana ha cominciato a circolare la collezione Living in Color, che è solo l’ultima novità di una lunga serie, segno di un’azienda in salute che ha saputo costruirsi un brand (anche grazie alla collaborazione con l’attrice America Ferrera, che molti ricorderanno nei panni di Ugly Betty) e guadagnarsi un Google Global Impact Award, ossia il premio che “Big G” mette a disposizione di quei progetti in grado di cambiare il mondo.

Non sappiamo se arriverà fino a questo ambizioso obiettivo, ma Anchal sicuramente ha già cambiato la vita di tante donne, dando loro una speranza di riscatto e un’opportunità.

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