Una nuova vita per Dismaland: il parco della confusione di Bansky aiuterà i migranti, ecco come!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Dopo le sue uniche cinque settimane di apertura, e un successo davvero clamoroso, Dismaland continua a far parlare di sé anche oggi che ormai è chiuso definitivamente.

dismalandL’originale parco tematico realizzato da Bansky a Weston-super-Mare rispolverando i ricordi della sua infanzia, e rielaborandoli in una chiave “dismal” (ossia melanconica), ha sorpreso tutti: un castello delle principesse fatiscente, addetti scortesi che non offrono alcun genere di supporto ai visitatori, strade rabberciate alla meglio e pozzanghere ovunque per rappresentare il mondo moderno e la sua attenzione alla facciata più che alla sostanza sono stati solo alcuni dei suoi tratti salienti – ma se siete curiosi di scoprire un racconto più completo, vi rimandiamo a questo articolo de Il Fatto Quotidiano.

Beh, dopo aver spiazzato tutti Dismaland è pronto a trovare una nuova vita, e a farlo all’insegna dei buoni sentimenti e della solidarietà. Come comunicato da Bansky stesso sul sito ufficiale del parco, infatti, Dismaland sarà smontato, e i materiali utilizzati per costruirlo saranno donati a un campo profughi di Calais, in Francia.

Le strutture di Dismaland potranno così diventare un rifugio per i migranti che vengono raccolti dalle autorità francesi e lì ospitati in attesa che partano alla volta della Gran Bretagna attraversando la Manica, chi legalmente chi affidandosi a soluzioni più di fortuna come nascondersi nelle auto, nei camion e nei treni.

Il gesto di Bansky è davvero nobile, e promette di alleviare almeno un po’ la situazione di assoluta emergenza che c’è a Calais dove ogni giorno vivono 3/4 mila migranti (e naturalmente, mai sono gli stessi) in condizioni difficili, perché anche la Francia non riesce a fare di più per loro.

Al di là delle polemiche su “come” il campo profughi di Calais dovrebbe essere gestito, che in Gran Bretagna sono all’apice, questa resta sempre una buona notizia, non trovate?

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