La plastica del futuro? Lo sanno tutti, basta un po’ di cannella e caffè: ecco la storia di un nuovo eco-materiale Made in Italy!

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Che la plastica, così come la conosciamo oggi, sia un problema per la Terra è evidente:

  • anzitutto perché per produrla si usa il petrolio, che però non è infinito (e ha anche altri utilizzi, vero automobilisti?)
  • poi perché non è biodegradabile, se non in tempi lunghissimi (perché ricordiamocelo: in discussione non c’è la sopravvivenza della Terra, che ha resistito al cataclisma che ha fatto scomparire i dinosauri – qualunque esso sia stato! In discussione, semmai, c’è la possibilità dell’Uomo di trovare ancora nella Terra un’ambiente ideale per vivere. Vista così diventa più urgente, vero?)
  • infine perché troppo spesso viene smaltita in maniera impropria: abbandonata a bordo strada, bruciata, persino gettata in mare – basta ricordarsi il progetto Ocean Cleanup, di cui abbiamo già parlato in passato

Utile è utile; comoda, anche. Ma così com’è fatta oggi la plastica rischia di trasformarsi presto in un nemico che ci soffocherà. è per questo che la ricerca sulle bioplastiche sta proseguendo senza sosta, e oggi ci piace raccontarvi di una novità importante. Non tanto perché sia italiana, che comunque è un bene, quanto perché promette di aprire una strada davvero risolutiva e sostenibile.

ricercaI laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) hanno infatti creato una plastica che non nasce più dal petrolio, bensì dagli scarti di lavorazione delle industrie alimentari. Il metodo è stato sperimentato con cannella e caffè (ed ecco il perché del titolo), più un pizzico di prezzemolo, ma i suoi inventori sono convinti che si potrà applicare a scarti di ogni genere, e che anzi questa varietà possa essere all’origine di un’altra sua qualità interessantissima. Ma andiamo con ordine.

In sostanza, i residui vegetali vengono trattati con solventi e polimeri, tutti biocompatibili (ossia “amici” dell’ambiente, perché presenti in natura); questo fa sì che ci crei un materiale molto simile alla plastica per malleabilità e versatilità, ma da essa profondamente diverso perché completamente biodegradabile. Qualora dovesse anche essere buttato via in posti e modi sbagliati, si scioglierebbe da sola in pochissimo tempo.

La verità, però, è che questo destino potrebbe essere davvero raro. Anzitutto perché questi sacchetti sarebbero in grado di “trasmettere” le proprietà dei materiali di cui sono fatti agli alimenti che confezionano: quelle antimicrobiche del prezzemolo, ad esempio, o le antibatteriche della cannella. Ma questa nuova plastica “bio” avrebbe anche un alto contenuto di olii essenziali, e questo aprirebbe la strada a un suo impiego come imballaggio commestibile (segnatevi questo sviluppo: si sta andando in questa direzione, e potremmo sentirne parlare ancora molto e presto).

Un materiale nato dal recupero dello scarto e facilmente smaltibile: se la plastica del futuro fosse davvero così, da un problema potrebbe trasformarsi in una risorsa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *