Da cattedrali nel deserto a rifugio per i migranti: gli impianti delle Olimpiadi di Atene 2004 tornano a essere utili

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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The abandoned stadium which hosted the beach volleyball competition during the Athens 2004 Olympic Games is seen south of AthensSe cercate tra le cause della crisi greca, troverete anche una voce “Olimpiadi di Atene 2004“; è da quel momento che i Giochi sono diventati uno spauracchio per tantissime città (e molti Paesi) che li vorrebbero organizzare, perché l’organizzazione richiesta è faraonica, l’impegno economico rilevante e la dotazione di strutture sportive necessaria per ospitare la crème degli sportivi di tutto il mondo davvero esagerata. Il ritorno? Incerto e troppo spesso inferiore rispetto al preventivato

Accanto a casi virtuosi, come quelli di Barcellona 1992 e di Torino 2006, che hanno approfittato dell’occasione olimpica (e dei relativi denari) per ripensarsi come metropoli e proiettarsi nel futuro (promosse!), ci sono altri esempi – come, appunto, Atene 2004 – in cui gli impianti sono diventati delle vere e proprie “cattedrali nel deserto”.

Sedili bruciati dal sole, piste in tartan ormai rabberciate, piscine colme di acqua piovana salmastra: niente di più distante dall’immagine patinata che il mondo ha apprezzato per quei 20 giorni ogni 4 anni, è questo il quadro degli impianti sportivi di Atene 2004 a 11 anni da quella Olimpiade.

impianti-olimpiadi-atene-2004Oggi però quegli impianti stanno scoprendo una nuova vita. Certo, non più fatta di medaglie, applausi e spettacolo, ma di sofferenza e speranza: per fronteggiare l’emergenza migratoria, infatti, la Grecia ha deciso di riaprire le strutture che hanno ospitato le Olimpiadi del 2004 e trasformarle in centri di permanenza temporanea.

In fondo, il Paese ellenico è la “porta d’Europa” per tanti di quelli che scappano dal Medio Oriente e dalla sua tensione perdurante: dista solo 8 miglia marine dalla Turchia! Questo ha fatto della Grecia un punto di sbarco massiccio per i migranti, adesso come adesso anche più di Lampedusa, e anche qui si pone il tema e il problema di dove raccoglierli e alloggiarli nella fase della prima emergenza.

E’ così che le amministrazioni hanno subito pensato a quella parte di patrimonio ormai degradata che c’è nella loro dotazione come, finalmente, a una risorsa da utilizzare. I primi a riaprire sono stati Hellinikon Olympic Hockey Centre e Faliro Sports Pavilion Arena, seguiti a ruota dal Galatsi (dove si giocò il torneo di tennis tavolo).

La sistemazione, naturalmente, è provvisoria e temporanea, ma se non altro ha permesso di dare un ricovero ai migranti e di risolvere un problema molto sentito dalla popolazione che abita nelle aree degli ex impianti ormai dismessi: quello del degrado e dell’incuria, un fenomeno che ora ha fatto segnare una netta inversione di tendenza.

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