Centraline dei semafori oppure opere d’arte? Ecco la street art che cambia colore alla città di Milano!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Per Milano il 2015 si sta rivelando un vero e proprio anno di grazia, avete notato? Complice la presenza di Expo, il capoluogo lombardo sembra aver riconquistato il ruolo di “capitale morale” d’Italia, anche grazie al “contributo” di Roma (del quale, ahinoi, c’è tutt’altro che essere orgogliosi e felici), ma – forse – soprattutto in virtù di una rinnovata verve che ha cambiato il volto alla città.

Se gli scorsi sono stati gli anni delle “grandi opere”, nuova skyline di Porta Garibaldi in primis, il 2015 è quello di storie più piccole ma non per questo meno significative. Ad esempio quella della riqualificazione della Darsena, di cui ci ha parlato Myriam, che oggi è il cuore pulsante della vita notturna milanese; oppure quella della Torre Arcobaleno, ridipinta a tempo di record; o di Jellyfish Barge, e di tanti altri piccoli progetti di cui ho avuto modo di parlarvi dalle pagine di Milanoincontemporanea.

Oggi, se me lo consentite, vorrei parlarvi di un’altra novità che riguarda Milano e le sue centraline semaforiche. Sì, avete presente quei parallelepipedi grigi che si trovano, in genere, nei pressi degli incroci, e sono spesso vittime delle “attenzioni” di writer caserecci spesso tutt’altro che dotati di senso artistico? Ecco, se siete riusciti a immaginarveli ora ve li facciamo vedere, rivisitati, in questa gallery proposta da IlPost.

energy-box-2015

La storia bella che hanno da raccontare è quella di un progetto, che ha coinvolto ben 53 artisti – veri! – urbani; a questi è stato proposto di “adottare” alcune centraline dei semafori (energy box, si chiamano) e di trasformarle da scatole anonime in opere d’arte contemporanea, permanente, di strada!

Oggi a Milano ce ne sono 150, e sono delle vere e proprie chicche che hanno ravvivato il paesaggio di una città che per qualche verso poteva essere diventata un po’ monotona e narcisa. Una città che però, grazie a Expo (certo) ma soprattutto con le idee di chi la abita e chi la vive, sta dimostrando di essere capace di reinventarsi per rimanere un punto di riferimento importante, per il suo hinterland e per tutto il nostro Paese.

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