Ricaricare le auto elettriche mentre viaggiano in autostrada: ecco la soluzione di Stanford per i lunghi tragitti, sarà sicura? Scopriamolo!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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pista-macchinine-elettricheVi ricordate le piste con le automobiline da Formula 1? Oggi forse non esistono nemmeno più, o quantomeno non hanno lo stesso successo che riscuotevano negli anni ’80, eppure il modello funzionava, tant’è vero che presto potrebbe essere riproposto. Riveduto e corretto allo stato dell’arte, quindi wireless, e applicato a macchine un po’ più grandicelle: le automobili vere!

Già, perché tra i vari concept delle autostrade del futuro c’è CARS. No, non il celebre cartone animato Pixar, bensì un progetto dell’Univesità di Stanford (Gran Bretagna) che ipotizza di dare corrente alle auto elettriche non solo quando sono collegate alla colonnina della corrente, ma anche “on the road” mentre viaggiano.

Al momento, infatti, la ricarica wireless è già realtà: a Londra si sta cominciando a sperimentarla persino con gli autobus a due piani! Ma il livello successivo è fare in modo di affrancare le automobili dalla dipendenza dalla presa elettrica, e a quanto pare la soluzione starebbe nei campi elettromagnetici.

Grazie all’accoppiamento di risonanza magnetica, infatti, i campi di due dispositivi sintonizzati sulle stesse frequenze naturali si associano creando una consonanza che trasmette energia. è qui che tornano in gioco le piste di quando eravamo bambini, visto che l’idea è quella di dotare sia l’asfalto che le automobili di spirali di rame a una data frequenza, e permettere che siano i campi elettromagnetici così formatisi a muovere le automobili.

L’idea ha catturato l’attenzione, e gli investimenti, di case automobilistiche come Toyota e Mitsubishi, anche se prima di vederla realizzata saranno necessarie diverse verifiche: in gioco, visto che c’è di mezzo la corrente elettrica, c’è anche l’incolumità delle persone che potrebbero per qualche motivo trovarsi “costrette” a stazionare nei pressi del sistema; e poi se è vero che entrano in ballo delle frequenze, le onde che si generano possono avere ripercussioni sulla salute? Di buono c’è che la dispersione di energia, calcolata con dei modelli matematici, si limiterebbe al 3%: con la prospettiva di risorse sempre più limitate e da utilizzare in maniera sempre più efficiente, è già un buon inizio 😉

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