Il futuro? Ce lo faremo svelare da un software: da Cortana Analytics Suite agli altri strumenti predittivi, ecco cosa c’è da sapere!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Prevenire è meglio che curare

ricordate chi ha costruito gran parte del proprio successo su questo slogan pubblicitario?

La forza di questa frase, del resto, sta nella sua veridicità: ormai sappiamo bene che fare un esame del sangue una volta all’anno è indispensabile per tenere sotto controllo i parametri e rendersi conto se c’è qualcosa che non funziona a dovere, prima che possa essere troppo tardi – ma se siete donatori AVIS, il check-up è gratis 😉 . Lo stesso discorso può valere nel settore automobilistico, o con i computer che usiamo tutti i giorni: un tagliando, un controllo delle funzioni e un backup (a seconda dell’ambito di riferimento) sono spese e investimenti in termini di tempo che però si ripagano ampiamente se paragonate ai rischi che scongiurano. E questi sono solo alcuni esempi!

Ma è proprio sulla medicina e sulla prevenzione che si stanno concentrando gli sforzi di tante aziende hi-tech, ben al di là della produzione e della vendita di smartphone. Se avete un iPhone e siete degli attenti osservatori vi sarete accorti che, con iOS 8, Apple ha introdotto tra le app “di default” (ossia quelle che, per la rabbia di molti, non si possono eliminare) anche “Salute“, una suite in grado di registrare numerosi parametri vitali pensata per dialogare principalmente con Apple Watch, ma non solo (funziona anche col mio cinesissimo Mi Band 🙂 ).

Anche Microsoft non è certo rimasta a guardare, e in collaborazione con l’ospedale universitario Dartmouth-Hitchcock ha cominciato a sviluppare un approccio completamente innovativo alla salute, che passa dalla cura alla prevenzione con strumenti di monitoraggio quotidiano in grado di migliorare l’accuratezza delle analisi, e la tempestività dell’intervento.

imaginecare

Di base c’è Cortana Analytics Suite, uno strumento in grado di raccogliere ed elaborare un’enorme quantità di dati (anzi, di big data); questo gli consente di capire cosa è successo, e fin qui ci siamo tutti (niente di nuovo, insomma), ma anche perché questo è accaduto e prevenire cosa potrebbe succedere dopo, offrendo a chi di dovere la possibilità di sapere in anticipo come rimediare – o meglio, prevenire.

Un esempio banale? Sbalzi di pressione (arteriosa). Oggi, se non si è abituati a misurarsela, si scopre che ci sta dando qualche problema solo quando, ad esempio, si sviene: gli esami medici svelano, a posteriori, l’origine del male. Ma il nuovo approccio che stanno mettendo a punto Microsoft e il Dartmouth-Hitchcock – e che, per la cronaca, va sotto il nome di progetto ImagineCare – mira a stravolgere completamente questo percorso “reattivo”, trasformandolo in “proattivo”: non sarebbe più la persona a doversi rivolgere al sistema sanitario in caso di problemi, bensì l’ospedale a contattarla qualora dovesse riscontrare qualche anomalia. Una trasformazione davvero radicale, epocale, che nasce con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più efficace abbattendone, allo stesso tempo, i costi.

In tutto questo, un ruolo cruciale lo giocherebbero gli activity tracker, quei braccialetti che stanno prendendo sempre più piede e che sono in grado di tenere un monitoraggio quotidiano dei parametri vitali (tanto più numerosi quanto più il device è sofisticato e, almeno per il momento, costoso 🙁 ). Di più, perché – come si può vedere nella pillola di presentazione – l’ospedale potrebbe dare anche le indicazioni utili a normalizzare la situazione direttamente sullo smartband, o sullo smartphone. Immaginate quanto questo potrebbe svuotare le corsie dei Pronto Soccorso..

Il sistema è in fase di sperimentazione, e sicuramente in questa fase i costi richiedono un investimento che non sarebbe sostenibile per essere replicato su vasta scala, ma la strada sembra essere ormai tracciata, e gli strumenti predittivi potrebbero davvero rivoluzionare il nostro modo di vivere molto a breve: come suggerisce Maurizio Ceravolo in questo post su Google+, provate a immaginare se un giorno tutto questo sarà applicabile anche alle nostre automobili, piuttosto che ai mercati finanziari, e persino ai comportamenti (quantomeno quelli di massa).

Qualcuno potrebbe obiettare che la privacy diventerebbe un miraggio ancor più di quanto già non lo sia oggi (con i browser web che ci tracciano in ogni mossa che facciamo su internet), e sicuramente non avrebbe torto, così come è vero che chi avrà il controllo delle informazioni avrà in mano un potere davvero smisurato. Sono aspetti da tenere in considerazione, da valutare e da regolamentare, ma non si può fermare il vento con le mani, ed è innegabile che il futuro stia andando verso quella direzione: siamo pronti?

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