Dove ospitare chi fugge dalla Siria chiedendo asilo? In Egitto hanno avuto un’idea (e i soldi per finanziarla), funzionerà?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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L’emergenza migratoria continua a dividere: per chi ha chiuso le frontiere c’è anche chi – come Refugees Welcome, di cui abbiamo scritto qualche giorno fa – organizza un’accoglienza dal basso. Nonostante ciò, il tema resta controverso – oltreché molto complicato da affrontare e superare.

Una nuova idea su “come” gestire questa emergenza arriva dall’Egitto: lì qualcuno ha proposto di offrire un’isola disabitata a chi arriva dalla Siria chiedendo asilo politico!

Non chiamatelo ghetto, né apartheid: il progetto sarebbe ben più attento all’accoglienza, perché prevederebbe di realizzare tutte le strutture necessarie per un’accoglienza dignitosa e duratura, fino ad arrivare alla creazione di una vera e propria colonia indipendente popolata soltanto da migranti – siriani, come di altri Paesi.

L’idea è di Naguib Sawiris, presidente di Orascom Telecom Media; un uomo con un patrimonio vicino ai 3 miliardi di dollari, numero 577 nella classifica dei “ricconi” del mondo stilata ogni anno da Forbes. Un progetto che chiama in causa anche noi italiani perché il magnate ha lanciato il suo progetto su Twitter con un invito indirizzato – appunto – al nostro Governo e a quello della Grecia. Eccolo qui:

Vendetemi un’isola, propone Sawiris; ne proclamerò l’indipendenza, ospiterà i migranti e provvederemo a creare lavoro per loro in modo che possano costruire lì il loro nuovo Paese.

fonte: flickr, user vincetraveller

fonte: flickr, user vincetraveller

Non è una boutade, ma un progetto articolato presentato all’agenzia France-Presse che punta a restituire la dignità alle persone attraverso la creazione di lavoro e di strutture adeguate ad ospitarli: i profughi potrebbero infatti realizzare le abitazioni e le strade necessarie per la costruzione di una comunità, e non sarebbero stranieri in un Paese poco disposto ad accoglierli ma proprietari di una nuova casa comune.

Il modello ricalca un po’ quello dell’Australia, ex colonia penale britannica che poi col tempo è divenuta un Paese autonomo partendo proprio da una radice comune e dalla necessità di organizzare una comunità tra persone.

Certo, quello dell’acquisto di un’isola sembra il problema più piccolo da affrontare, specie per uno come Sawiris che di soldi ne ha parecchi: non c’è neppure bisogno di rivolgersi ai Governi di Italia e Grecia, visto che da un censimento fatto nel Mediterraneo pare ci siano diverse isole disabitate; semmai resta da capire quale potrebbe essere la forma di Governo adottata nell’isola, e qui gli scenari che si aprono sono molteplici.

Un’idea destinata a funzionare o a dividere ulteriormente, e creare altri, nuovi e ben più grossi problemi? Voi che ne pensate?

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