Aiutare gli immigrati a trovare e pagare una casa in affitto? In Germania ci pensa Refugees Welcome, l’AirBnB dell’accoglienza!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Le cronache ci raccontano ogni giorno, da giorni, di migranti: vittime di tragici naufragi, bloccati in stazione, stipati (spesso di nascosto) nei camion..

Di certo le turbolenze che agitano il Nordafrica e il Medio Oriente spingono molti a cercare fortuna altrove, in una terra straniera dove almeno non c’è la guerra, e un flusso migratorio come quello che l’Europa si sta trovando ad affrontare da qualche mese a questa parte effettivamente in passato non s’è mai visto (anche se c’è qualcuno che, dati alla mano, spiega come il problema non sono i numeri, ma la – non – gestione della crisi. Ma questa è un’altra storia..)

Il tema è caldo, il dibattito politico rovente e tutt’altro che sgombro da deprecabili cadute di stile, ma alla fin fine una risposta ben coordinata all’orizzonte non si vede, e ci si limita a gestire l’emergenza con soluzioni di fortuna sperando che, prima o poi, il vento si arresti. Se così sarà non è dato sapere, ed è anche per questo che ci ha incuriositi la notizia di una soluzione “dal basso” nata dai cittadini anziché dalla politica, che può essere un primo passo verso l’integrazione di chi arriva da lontano e sogna di andare a stare meglio. Stiamo parlando di Refugees Welcome.

Come AirBnB

L’idea ricalca il modello – di successo – di AirBnB: in entrambi i casi, infatti, c’è chi ha una stanza da noleggiare e chi ha bisogno di essere ospitato, e in entrambi i casi la piattaforma serve per fare una conoscenza reciproca che dia modo di decidere, da ambo le parti, se l’interlocutore è affidabile. Provate a pensare di avere uno spazio libero, e di volerlo affittare: capire prima se chi lo occuperà vi pagherà, si comporterà bene oppure spaccherà qualcosa, terrà pulito l’ambiente o meno.. Non vi piacerebbe?

Ecco, di AirBnB Refugees Welcome recupera questa caratteristica, declinandola poi in maniera leggermente diversa in modo da adattarla ad hoc alla situazione dei migranti pronti a mettersi in viaggio in cerca di fortuna.

refugees-welcomeCosa lo rende speciale?

Anzitutto, Refugees Welcome funziona solo in alcuni Paesi, almeno per il momento: gli ospitanti sono Austria e Germania, i richiedenti possono venire da

  • Afghanistan,
  • Algeria,
  • Bangladesh,
  • Burkina Faso,
  • Cameroon,
  • Gambia,
  • Ghana,
  • Kenya,
  • Liberia,
  • Mali,
  • Niger,
  • Nigeria,
  • Iraq,
  • Iran,
  • Pakistan,
  • Russia,
  • Senegal,
  • Somalia,
  • Sri Lanka,
  • Siria,
  • Tunisia

Non è escluso però che dopo questa prima fase “sperimentale”, che sta dimostrando di funzionare bene, il progetto possa espandersi: sul sito c’è già la possibilità di chiedere di ospitare dei profughi anche se non si vive in Austria o in Germania.

Inoltre, visto che non sarà sfuggito a nessuno che i Paesi d’origine sono tra i più poveri al mondo, a maggior salvaguardia di chi ospita il servizio aiuta a trovare un modo per remunerare questa disponibilità. Detto più chiaramente, chi occupa una stanza la paga per l’intero importo dell’affitto, proprio come “dovrebbe essere” (virgolettato perché sappiamo bene che, purtroppo, talvolta la realtà è diversa) in un canone di locazione qualunque, e lo fa grazie a Refugees Welcome che lo aiuta a trovare i soldi per finanziarsi. Il metodo più gettonato è quello delle microdonazioni: il sito si occupa di contattare quelle persone o istituzioni che potrebbero essere interessate/tenute a dare un aiuto, e chi ospita ha l’affitto garantito entro pochi giorni.

Il lato umano

Al di là del lato economico, che comunque è indispensabile affinché tutto funzioni e funzioni bene, i fondatori di Refugees Welcome – Mareike Geiling e Jonas Kakoschke, una coppia di ragazzi tedeschi – hanno curato anche l’aspetto umano: nella selezione del matching giusto tra ospiti e ospitati si tiene conto di aspetti come la composizione del nucleo familiare, o la conoscenza di qualche lingua (che può aiutare a costruire un dialogo). In questo modo il rifugiato torna a essere considerato una persona nel suo complesso, anziché un numero o un problema da risolvere, e ha più facilità a integrarsi nella società trovando un lavoro, una scuola, un medico e tutto ciò di cui ha bisogno per diventare un cittadino del Paese che lo ospita.

Mica male come idea di accoglienza, no?

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