Dall’orto di casa all’orto IN casa: è Veve, una startup partita da Rovereto e arrivata a Expo 2015, ecco come hanno fatto!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Buongiorno amici, ben ritrovati!

In queste due settimane di silenzio (o meglio, di vacanza) ho approfittato per fare un po’ di cose, tra cui andare a Expo 2015. Di questo penso proprio parlerò più diffusamente in un altro post, che spero avrete il piacere di leggere *, ma vi anticipo che una delle soluzioni più proposte per “nutrire il Pianeta” (che poi è il tema cardine della manifestazione) ci sono le colture idroponiche, che si sviluppano fuori dal suolo “tradizionale” e le – cosiddette – fattorie verticali.

veve-orto-verticaleA proposito, avete già sentito parlare di Veve? Forse il nome vi dirà poco, eppure Veve è un orto verticale domestico che ha già attirato l’attenzione di molti, tanto da essere stato “invitato” – appunto – a Expo 2015 Milano per una presentazione al grande pubblico. E dire che si tratta di un progetto realizzato da una piccola startup..

A crearla, Matteo Sansoni da Rovereto (TN), che ha realizzato un orto verticale aeroponico, ossia dove le radici degli ortaggi prosperano anche senza la terra: al suo posto c’è un sistema che nutre le piante con acqua nebulizzata e fertilizzanti minerali.

La novità di Veve, poi, è che tutto questo ora può stare anche all’interno di un salotto di casa: basta avere uno spazio disponibile di un metro quadro alla base (e 2,30 mt in altezza) per farsi “da sé” circa 200 piante, senza neanche la necessità di avere il “pollice verde” perché Veve basta caricarla con la sua soluzione – a base di acqua e minerali – e poi pensa lei a tutto.

L’idea è ancora allo stadio di prototipo, ma si stanno cercando i fondi per produrla su larga scala: potrebbe rivelarsi provvidenziale, ad esempio, nei campi umanitari, dove c’è bisogno di riuscire a sfamare tante persone, ma la vera rivoluzione potrebbe essere farla arrivare in ogni casa.

L’alimentazione diventerebbe più sana, e si imparerebbe a sprecare meno quello che abbiamo a disposizione.

Che dite, non vi sembra una #buonanuova? 🙂

 

* (beh, in realtà ho già cominciato 🙂 )

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