Anno 2015: farmaci perfetti e senza sprechi? Stanno arrivando grazie alla stampa 3D, quando in Italia?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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medicineMezza pastiglia è poco.. Una è troppo.. è capitato anche a voi, o a qualcuno che conoscete, che il medico di famiglia cercasse il dosaggio corretto per un medicinale salvavita (di quelli che si prendono tutti i giorni) andando un po’ a tentativi? Non è certo colpa sua, è che ci sono standard realizzati dalle case farmaceutiche dai quali non si riesce a “scappare”, anche se non è detto che i valori medi siano adatti a tutti.

Una volta – e neppure molti anni fa – c’era il farmacista col bilancino a preparare quelle che sembravano quasi pozioni magiche, poi l’industrializzazione è arrivata anche dietro al bancone e con essa la produzione standard, dalla quale però – è la notizia di oggi – potremmo presto affrancarci. Come? Grazie alla stampa in 3D.

Già, perché in America la Food & Drug Administration (ossia l’ente che regola il mercato della salute negli USA) ha approvato per la prima volta un farmaco stampato in 3D. Nello specifico si tratta dello Spritam di Aprecia Pharmaceuticals, che si usa nel trattamento delle crisi epilettiche, ma questa statistica potrebbe presto essere buona solo per i libri di storia, quando si tratterà di trovare un “capofila” per la rivoluzione.

La vera #buonanuova, infatti, è che questa legittimazione apre la strada per una nuova farmacia, diciamo “di prossimità”: in futuro, infatti, potrebbe bastare avere una stampante 3D in casa (cosa che ormai si può fare con circa un migliaio di euro), scaricare il programma ad hoc, farsi dare “la ricetta” dal proprio medico e comprare i principi attivi necessari per farsi da sé i farmaci, con il vantaggio di poterli creare davvero su misura per le proprie esigenze.

Non più pastiglie tagliate a metà per dimezzare anche le molecole che contengono (metodo “artigianale”, ma che pare funzioni), oppure sovradosaggi; niente più, soprattutto, sprechi, perché spesso le confezioni sono “monstre” anche in farmacia ma i piani di trattamento non sempre ci permettono di consumarle tutte, e quando si arriva alla scadenza bye bye scatoletta e pillole (con tanti saluti anche all’ambiente, che è stato sfruttato per la produzione e poi deve farsi carico anche dello smaltimento..)

Presto potrebbe bastare trovare la giusta dose per poi potersi stampare le proprie medicine, con i vantaggi per la salute (e per il portafogli, anche della collettività) che questo significherebbe: lo Spritam stampato in 3D sarà sul mercato dal 2016, e se le premesse sono queste c’è da credere che il suo arrivo in farmacia sarà una tappa fondamentale di una rivoluzione che è già in atto.

Chi la spunterà nella lotta tra case farmaceutiche, che potrebbero essere interessate a mantenere lo statu quo, è Governi, che invece hanno nella spesa sanitaria una delle voci di maggior impatto sui propri bilanci? Come cantava Battisti, “Lo scopriremo solo vivendo

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