Stampa in 3D il cervello della moglie per aiutare i medici a salvarla: ecco come è andata

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Questa è una storia d’amore, anzi: una storia d’amore, tecnologia e medicina: come possono amalgamarsi ingredienti tanto diversi tra loro, e dare vita a un racconto emozionante? Difficile da immaginare, vero? Invece, sentite qua!

Questa è la storia di Pamela Shavaun Scott, una signora americana che a un certo punto, nel 2013, ha cominciato a soffrire di forte mal di testa “24/7”. Il dolore non la lasciava neppure dormire la notte, per questo Pamela decise di sottoporsi ad esami medici che le restituirono l’esito più duro possibile da accettare: tumore al cervello!

Una massa grande un pollice già quando fu scoperta, e che tre mesi dopo era cresciuta di un altro centimetro. Quanto un tumore cresce così in fretta, spesso vuol dire solo una cosa: che è maligno.

Che fare? Il marito di Pamela, Michael Balzer, non si è lasciato abbattere dalla disperazione, anzi ha chiesto all’ospedale il file DICOM (uno standard che si usa in medicina, e in particolare in radiologia) delle lastre della moglie per poterlo analizzare, e non solo..

Da esperto di elaborazione di immagini, Michael ha scoperto anzitutto che no, il tumore nel giro di tre mesi non era cresciuto, anche se l’interpretazione delle radiografie sembrava non lasciare spazio a dubbi.

foto di Michael Balzer

foto di Michael Balzer

Accertato questo, restava il problema di una massa che comunque lì non ci doveva né poteva stare; l’intervento prospettato a Pamela per risolvere la situazione, vista la particolare posizione (all’altezza dell’occhio) del tumore, prevedeva di “sollevare” il cervello per poter procedere all’asportazione, ma naturalmente questa operazione non era esente da rischi, anzi..

Ancora una volta, l’amore – e le competenze tecniche – di Michael ha trovato una via alternativa: realizzare con una stampante 3D un modellino del cranio della moglie e del tumore, così come era posizionato; fatto questo – grazie a un tool open source che aiuta a visualizzare e “fondere” i file in formato medico per tradurli in immagini più comprensibili a tutti – Michael ha spedito il prototipo a diversi ospedali e tra questi uno ha proposto una via alternativa – e meno pericolosa – per l’intervento: raggiungere la massa arrivando dall’occhio anziché dal cranio.

Nelle settimane precedenti l’intervento, l’ospedale ha potuto prepararsi studiando il modello, e quando la donna è finita sotto i ferri i medici le hanno asportato il 95% della massa (il 5% è rimasto sul nervo ottico, dove intervenire sarebbe stato troppo pericoloso).

Ora Pamela sta bene, grazie all’abilità dei medici, all’amore di suo marito e.. a una stampante 3D

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