Salire le scale in sedia a rotelle anche da soli: ecco la promessa di una novità tecnologica, scopriamo come funzionerà

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Io non l’ho mai sperimentato, ma immagino che una delle cose più brutte per chi è afflitto da qualche forma di disabilità sia il dover sempre dipendere dagli altri, per fare un sacco di cose. La pensate così anche voi?

Chi è costretto alla sedia a rotelle, per esempio, se dovesse stilare una lista delle tante difficoltà con cui è costretto a confrontarsi ogni giorno, molto probabilmente segnalerebbe le cosiddette barriere architettoniche, scale e marciapiedi in primis.

E’ vero, ci sono gli ascensori (ad esempio in metropolitana) ma non sempre funzionano; è vero, esistono gli appositi scivoli, ma quante strutture pubbliche ne hanno uno? Le risposte “sempre di più” e “mai abbastanza” hanno pari diritto di esistere, ma l’alternativa in entrambi i casi è trovare qualcuno di buona volontà che si renda disponibile per aiutare a superare l’ostacolo. Evidentemente una soluzione ancora più universale sarebbe ben accolta, e Scalevo si candida prepotentemente per questo ruolo.

Che cos’è Scalevo? E’ praticamente una “macchinina” per una persona, che nasce prendendo spunto dal Segway *, ci aggiunge le luci, un dispositivo touch di controllo e.. dei cingoli. Sono proprio loro il cuore di questa novità tecnologica dalle potenzialità enormi, guardatele voi stessi.

Quando arriva ai piedi di una rampa di scale, Scalevo solleva la seduta mantenendola in orizzontale e comincia ad arrampicarsi mettendo in moto i suoi cingoli, garantendo la massima sicurezza al passeggero anche su pendenze importanti.

La brutta notizia è che questa carrozzina hi-tech è soltanto un prototipo, sviluppato da un gruppo di studenti del Politecnico federale di Zurigo e dall’Istituto d’Arte della stessa città.

La #buonanuova, invece, è che il prototipo funziona, e l’avete visto? E’ proprio figo! Se si riuscirà a svilupparlo affinché sia prodotto su vasta scala, magari con costi di partenza accessibili, potrà davvero rivoluzionare la prospettiva di vita di chi è costretto alla sedia a rotelle.

 

* (avete presente quei motorini che somigliano molto ai monopattini, con le ruote affiancate anziché disposte lungo lo stesso asse, che si vedono molto nelle dotazioni della security nei centri commerciali? Ecco: loro!)

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