Riusciresti a vivere senza elettricità? Ecco come dei volontari la portano dove manca: alla scoperta di elettricisti senza frontiere!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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elettricisti-senza-frontiereClick! Quello che per noi è un gesto semplicissimo – e ormai quasi naturale – come accendere la luce, per chi abita nei Paesi in via di sviluppo non è per nulla scontato.

Il problema è più grave di quanto si pensi: non avere la corrente in casa vuol dire dover usare il fuoco, per l’illuminazione, e le lampade (ad esempio quelle a cherosene) non son certo la cosa più salubre e sicura che ci sia in circolazione. Come si fa ad affrancarsi dal ritmo del sole, se non c’è la luce, per stare in famiglia, fare dei piccoli lavoretti per arrotondare, studiare?

Le soluzioni per fortuna non mancano, anche se a mancare sono da una parte i soldi per acquistarle e dall’altra le infrastrutture sul territorio. Nel primo come nel secondo caso, la solidarietà di chi sta meglio può fare molto: avete presente Gravity Light, la lampada LED nata grazie al crowdfunding che funziona grazie alla forza di gravità? In passato ne ho scritto per il blog di Axura, ed è un’idea che ha già permesso a tanti di trovare un’alternativa a metodi più pericolosi (e costosi) di illuminare casa.

Certo però, come diceva Gandhi:

dai a un povero un pesce e lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita

Per questo è – più – importante l’impegno della comunità internazionale per realizzare tutte le strutture necessarie a portare la corrente elettrica anche nei Paesi in via di sviluppo.

Bene, forse non tutti sanno che esiste anche un’associazione, nata in Francia, che si chiama Électriciens sans frontières (ossia Elettricisti senza frontiere); un’associazione che rimette in gioco pensionati o professionisti “a fine carriera” pronti a dare la propria disponibilità per andare a realizzare progetti e impianti di distribuzione dell’energia elettrica anche nei Paesi più poveri, o in quelli colpiti da importanti calamità (come la Haiti post terremoto). Perché elettricità, ormai, vuol dire vita e salute: significa dare acqua a una zona, oppure garantire condizioni igieniche migliori agli ospedali. Vi sembra roba da poco?

Il bello, poi, è che in alcune zone (come il mio amato Madagascar) questi Elettricisti senza frontiere stanno portando l’energia “allo stato dell’arte”: tutti gli impianti, infatti, sono solari. La popolazione ringrazia, e anche l’ambiente non può che esserne contento 😉

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