Quanta plastica c’è nell’oceano? Troppa. Come si fa a pulirla? L’idea di un 17enne funziona e diventa realtà, si inizia dal Giappone. Come funziona?

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

ocean-cleanupQualche settimana fa la nostra Federica ci aveva parlato di Ocean Cleanup, l’idea del giovanissimo Boyan Slat per ripulire gli oceani dalla plastica.

Riassumiamo i passaggi principali (ma, se volete rinfrescarvi la memoria e approfondire, nel link trovate i dati completi):

nei mari del nostro Pianeta c’è talmente tanta plastica che 1 milione di uccelli e 100 mila mammiferi all’anno muoiono per averla ingerita, senza contare le altre alterazioni forse meno immediatamente tangibili – ma altrettanto (se non più) impattanti – a carico del delicato ecosistema marino.

Non buttarla? Sarebbe bene! Andare a darle la caccia? Ottima idea, ma troppo costosa per metterla in pratica, anche perché il mare mica resta fermo ad aspettarci..

Qui viene fuori il genio di Boyan, un classe 1994 che – stanco di dover convivere con la compagnia di bottiglie e sacchetti quando si dilettava con le immersioni – già nel 2012 ha pensato a una soluzione. Ne è nata Ocean Cleanup, un’idea in grado di raccogliere come in un grande abbraccio la plastica che galleggia in mare semplicemente facendo barriera davanti al moto ondoso; praticamente sfrutta l’energia del mare per fare, passivamente, questo sporco lavoro.

ocean-cleanupIl progetto è piaciuto, anzitutto al – cosiddetto (anche se l’espressione non è poi straordinaria) – “popolo del web”, che ha finanziato il suo sviluppo con più di 2 milioni di dollari raccolti grazie a una campagna di crowdfunding. Dopodiché, è piaciuta al Giappone, e in particolare all’amministrazione dell’isola di Tsushima che ha firmato un’intesa con Boyan Slat per l’installazione della prima piattaforma “pilota” con due bracci da 2 km: si tratterà del sistema più lungo mai realizzato in mare.

Sarà un laboratorio a cielo aperto, il cui funzionamento verrà monitorato nel corso dei prossimi due anni per valutare quanto sia effettivamente efficace e quali (eventuali) problemi possa creare. Già, perché l’obiettivo del progetto Ocean Cleanup è ancora più ambizioso: creare un’installazione lunga 100 km per “impacchettare” e raccogliere la Great Pacific Garbage Patch, l’enorme isola di spazzatura che galleggia tra le Hawaii e la California.

Di “isole” così, nei nostri oceani, ce ne sono ben cinque, e l’obiettivo è cercare di eliminarle anche perché la plastica nel mare ha tempi di biodegrado interminabili, dai 100 ai 1000 anni: siamo sicuri di riuscire a permetterceli ancora per tanto a lungo?

Senza contare che la plastica, anziché essere smaltita impropriamente può facilmente essere riciclata: giusto qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un progetto di Adidas, pronta a produrre abbigliamento tecnico con la plastica raccolta in mare. Che il suo progetto e Ocean Cleanup possano incontrarsi, aiutando il mondo a diventare finalmente meno inquinato?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *