Le tecniche di primo soccorso entrano ne #labuonascuola: quante vite in più si potranno salvare con questi corsi?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Di polemiche su #labuonascuola ce ne sono state tante, e potrebbero essercene ancora: non ci entro, non conoscendo bene né il testo né il settore di competenza, ma prometto che proverò a informarmi

(anzi: se ne sapete più di me e volete condividere con tutti il vostro punto di vista, lo spazio nei commenti è tutto a vostra disposizione 😉 )

primo-soccorsoNe #labuonascuola, però, ho letto che c’è anche qualcosa di buono, anzi: c’è una #buonanuova! E’ l’introduzione, grazie a un emendamento al comma 10, di “iniziative di formazione rivolte agli studenti per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso“. Vi risparmio il resto del dettato, scritto – come sempre – in uno spaventoso burocratese.

Ma cosa significa questo? Avete capito bene: vuol dire che, nelle scuole, alcune ore saranno dedicate all’insegnamento delle tecniche base che in certi frangenti possono aiutare a salvare delle vite.

Tante vite, perché ogni anno in Italia muoiono più di 60mila persone per arresto cardiaco, e con un intervento corretto e tempestivo se ne potrebbero salvare circa il 30%. Calcolatrice alla mano, i conti tornano subito: le persone che si potrebbero salvare sarebbero 20mila all’anno!

Non per niente il segretario della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli, raggiunto da Il Corriere della Sera ha affermato che

Quella introdotta dalla Legge può essere la principale innovazione della sanità negli ultimi 50 anni

Ora, forse non siamo davanti a un cambiamento così impattante, ma comunque questa novità qualcosa sarà in grado di fare: così come l’applicazione di un piano di evacuazione (anziché lasciarsi prendere dal panico) è la strada migliore per riuscire a mettersi in salvo, allo stesso modo conoscere le tecniche di emergenza da mettere in pratica in caso di arresto cardiaco, o di un’ostruzione delle vie aeree, può fare una differenza sostanziale in attesa che arrivino i soccorsi “veri”.

Gli operatori del 118, che spesso sono volontari che rinunciano alla propria famiglia e a notti intere di sonno per poter prestare il loro servizio (e per questo non li ringrazieremo mai abbastanza), si sono già detti disponibili a tenere i corsi, gratuitamente, nelle scuole medie e superiori.

Quanto durerebbero questi corsi di primo soccorso? 8 ore potrebbero essere sufficienti: tanto basta infatti per riconoscere un arresto cardiaco e imparare a mettere le mani sul torace per un massaggio esterno, oppure per riconoscere un’ostruzione delle vie aeree e intervenire entro quei 40″ che sono provvidenziali nel 40% dei casi, o anche per imparare le tecniche di compressione da mettere in atto in presenza di un’emorragia (a monte della ferita o a valle? è solo una delle domande da porsi).

8 ore, in un anno, per lasciare ai ragazzi un bagaglio che si porteranno appresso a lungo nella vita; all’insegna del saper fare, oltre che del sapere. Magari non sarà #labuonascuola, ma se non è una #buonanuova questa..

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