Far nascere un figlio 10 anni dopo l’asportazione delle ovaie: ecco il racconto di un miracolo della scienza

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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mamma-bambinoDover lottare contro malattie gravi come tumori e leucemie è una cosa che nessuno si augura, specialmente quando si è giovani e si vorrebbe aver più tempo per i sogni che per i ricordi; è anche per questo che storie come quelle dei “Braccialetti Rossi“, o dello struggente “Colpa delle Stelle” (ho letto il libro: bellissimo! Ma mi han detto che anche il film..), fanno il pienone: strappare i sogni a chi comincia a coltivarne è una crudeltà abominevole, e in questo – purtroppo – le malattie sono specializzate.

Aveva tanti sogni anche una ragazza belga, originaria della Repubblica del Congo, che a 13 anni fu costretta a sottoporsi a un ciclo di chemioterapia per guarire da una grave forma di anemia (un’altra bastarda, oltre a quelle citate sopra). Prima di cominciare il trattamento, i medici decisero di provare con lei una sperimentazione: espiantarle l’ovaia destra, che con le cure avrebbe potuto rimaner compromessa, e provare a conservarla in un congelatore sperando che nel frattempo la medicina arrivasse a trovare il modo per “riattivarla”, qualora ce ne fosse bisogno.

Beh, il bisogno è arrivato, perché la ragazza che aveva tanti sogni nel frattempo ne ha espresso uno, grande. Il più grande: diventare mamma!

I medici hanno accettato la “sfida”, e hanno provato a impiantare quattro campioni di tessuto dell’ovaia congelata all’interno dell’ovaia sinistra, che era rimasta al suo posto e aveva subito le conseguenze della chemioterapia. Beh, anche se i tessuti erano stati prelevati quando la maturazione della ragazza, anche a livello ormonale, non si era ancora completata, i tessuti impiantati sono “ripartiti” normalmente, tanto che cinque mesi dopo la donna ha cominciato a produrre ovociti vitali e sani e ora è riuscita anche ad avere un figlio senza dover ricorrere a tecniche artificiali.

Certo, potrebbe essere stato un caso fortuito, e per sapere se la tecnica adottata sia quella giusta (dunque replicabile su altre persone) ci vorranno altri esperimenti, altro tempo. Però questo è senza dubbio un miracolo della scienza, anzi della medicina. Anzi: della vita!

Senza dubbio, una #buonanuova 😉

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