A cosa servono le stampanti 3D? A Bologna si usano per ricostruire le ossa, ecco come fanno!

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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stampa-3d-protesi-rizzoli-bolognaC’è chi pensa che risolveranno tutti i nostri problemi, e probabilmente pecca di ottimismo, ma le potenzialità delle stampanti 3D sono ben superiori a quelle che possiamo immaginare e le “prove” di questa affermazione le possiamo vedere ogni giorno, cercando un po’.

Qualche tempo fa, ad esempio, abbiamo visto come si possano costruire interi quartieri residenziali in pochissimo tempo: 10 case tirate su nel breve volgere di 24 ore, quando per costruirne di “normali” a volte non bastano neppure sei mesi; oggi invece puntiamo i riflettori addirittura sul mondo della medicina, e ci spostiamo a Bologna per scoprire cinque storie davvero strepitose.

All’Istituto Ortopedico Rizzoli, infatti, con una stampante 3D sono state ricostruite le ossa del bacino di cinque ragazzi. Protesi su misura, realizzate in titanio, basate sui dati ricavati da TAC e risonanze magnetiche; protesi che sono state poi impiantate tra le ossa del bacino di questi pazienti, compromesse da tumori o dal fallimento di precedenti impianti.

Il risultato è che aumentano le percentuali di successo dell’intervento. Banalmente, chi ha queste protesi ha più chances di tornare a camminare in maniera corretta, perché si riescono a ricreare in modo molto fedele i rapporti tra femore e bacino.

Ma questo è solo l’inizio: è nata infatti la Italian Digital Biomanufacturing Network, che punta a raccogliere tutti gli specialisti che hanno raggiunto i risultati più avanzati nell’applicazione medica della tecnologia della stampa in 3D.

Il prossimo passo è davvero ambizioso: integrare nei biomateriali come plastica e titanio, che sono i più utilizzati al momento, anche delle cellule umane prelevate dal paziente. Riducendo al minimo il rischio di un rigetto e moltiplicando le probabilità di riuscita dell’intervento.

‘Ste stampanti 3D non sono poi così male, insomma..

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