tutto il quartiere impara la lingua dei segni: la sorpresa (vera?) per il non udente – di Samsung

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Lui è Muharram, sordo dalla nascita.

Gli abitanti del suo quartiere – un sobborgo di Istanbul – gli hanno fatto una sorpresa: hanno imparato il linguaggio dei segni e un giorno han preso a dialogare con lui, che naturalmente non se l’aspettava. La sorpresa l’ha fatto commuovere e, probabilmente, commuoverà anche voi..

Emozionati? Io no, eppure non credo di avere un cuore di pietra. Piuttosto, non lo sono perché già dai primi fotogrammi è chiaro che questo video, questa sorpresa, sono farina del sacco di Samsung, il cui logo compare un po’ ovunque.

Alla fine, poi, tutto diventa lapalissiano: il girato è un ad, realizzato da Samsung per promuovere il nuovo servizio di video call center, pensato per i clienti non udenti. Un servizio lodevole, per carità, e ce ne sarebbe per scrivere un’altra #buonanuova da sfornare, bella croccante, domattina 😉

La formula scelta, però, non mi convince: in fin dei conti, sembra più uno sketch tipo “Scherzi a parte” dove il nostro Muharram è solo una vittima inconsapevole, una volta di più. Bello il suo stupore nello scoprire che qualcuno che non lo conosce lo sta mettendo al centro del mondo (offrendosi di parlare la sua lingua), ma il pianto finale davanti al totem sa più di delusione per la scoperta (si trattava di una fiction) piuttosto che di gioia. Almeno, così è per me.

C’è da dire che funziona, e che di cose così potremmo vederne circolare sempre più spesso:

per riuscire a emergere nel mare delle informazioni e delle comunicazioni che vengono prodotte ogni giorno, i più grandi brand del mondo stanno cercando forme alternative di racconto; puntano sulle emozioni, il grimaldello più potente per fare presa sul nostro cuore, e con video come questi possono riuscire a “entrare”.

A noi il compito di riuscire a trasformarci in consumatori più consapevoli, che oltre a farsi intenerire dalle storie più struggenti, sono in grado di distinguere quelle vere (e sane, di cui è bello che si parli) e quelle che invece nascondono – più o meno bene – un secondo fine.

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