IKEA inventa la casa per i rifugiati

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Anzitutto, mi scuso: negli ultimi mesi sono stato piuttosto impegnato, anche a cercare il modo di fronteggiare la mia perenne ansia per le scadenze, e la cura per #buonanuova è finita in secondo piano; proverò a recuperare e farmi perdonare, magari con notizie più brevi accanto ad aggiornamenti forse più sporadici ma più approfonditi.

Dopodiché, ecco la #buonanuova di oggi.

casa-rifugiati-ikeaUna #buonanuova che nasce da una pessima notizia, anzi più d’una: è stata la guerra, infatti, anzi sono state le tante guerre che insanguinano il mondo, a far nascere questa idea. Segno che, come diceva De André, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

IKEA, che da sempre arreda le case di un mondo occidentale ancora tanto imperfetto ma fortunatamente (almeno) pacificato, ha pensato – bene – di prendere il suo indiscutibile know how per le costruzioni prefabbricate e componibili e di adattarlo alle abitazioni per rifugiati.

Anziché le classiche tende da campo, infatti, IKEA ha progettato – in collaborazione con la Refugee Housing Unit (RHU) – delle abitazioni in pannelli polimerici laminati da 188 mq.

Case a tutti gli effetti, prefabbricate e montabili in sole 4 ore (se siete più bravi di me a orientarvi tra le istruzioni 🙂 ), che assicurano un ambiente più salubre e protetto a chi ha bisogno di una dimora temporanea, e spesso questo succede per via della guerra.

Il tetto è pensato per deviare il 70% delle radiazioni solari, così che durante il giorno la temperatura interna non sia opprimente, e che di notte non si verifichi una devastante dispersione del calore; inoltre è predisposto per poter ospitare dei pannelli solari, così che chi abita questi rifugi possa evitare di dover usare il cherosene (con tutti i rischi che questo comporta) per l’illuminazione.

Le case possono ospitare 5 persone, e possono essere equipaggiate con pannelli che dividono gli spazi interni garantendo la privacy necessaria.

L’augurio è che di costruzioni così non ne servano mai e mai più, ma di certo sapere che esiste una soluzione alternativa alla classica tenda, per chi deve già soffrire la tragica esperienza di essere un rifugiato, è senza dubbio una #buonanuova, no?

Ecco un video che spiega la genesi del progetto, e il risultato ottenuto 😉

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