#JeSuisCharlie

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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charlie-hebdoLa foto del giorno, il giorno dopo, non può che essere questa

Cosa mi è piaciuto: la reazione addolorata, generosa e convinta di tante persone che sono scese in piazza armate di matite e penne per ricordare i vignettisti uccisi nell’attentato di Parigi e manifestare il proprio sostegno a Charlie Hebdo (testata di cui neppure conoscevo l’esistenza, ma penso di non essere stato l’unico – almeno fino a ieri)

Cosa non mi è piaciuto: al di là – come è ovvio – dell’atroce e gratuita ferocia degli attentatori, non mi è piaciuto il modo di raccontare la vicenda tenuto dai giornalisti italiani, almeno da quelli che ho seguito.

Per dire: in Francia, Le Monde ha scelto di non pubblicare il video dell’esecuzione del poliziotto, per rispetto nei confronti dei suoi familiari (non trovo il Tweet di spiega della decisione, ma c’è); in Italia, invece, Il Corriere lo spara in home, per raccogliere qualche click (e per fortuna con la buona creanza di non metterci la pubblicità, come invece è solito fare), e mi dicono che anche il Tg1 non si sia fatto scrupoli a.

Informazione o voyeurismo?

Anche il buon Mentana, che da sempre considero un punto di riferimento nel suo campo, mi è scivolato: invitare Salvini è come chiamare Dracula a una convention di donatori del sangue, più che slogan razzisti non ha saputo fare il buon Matteo.

Non mi piace, infine, che i media italiani abbiano ripreso la vicenda per riproporre il tema della libertà di stampa vilipesa.

Eh no, ragazzi miei: io quello che vedo è che di inchieste non se ne fanno più da tempo, se non col contagocce, e che alla vostra libertà avete rinunciato voi, preferendo scodinzolare dietro a questo o quel potere a seconda della convenienza.

Per essere chiari, credete davvero che La Gazzetta scopra il doping nello sport solo quando esce la notizia di un controllo che ha pizzicato qualcuno positivo? Pensate che La Repubblica avesse avuto la museruola da Berlusconi, a suo tempo, o che lui fosse troppo più bravo di essa a smontarne le opinioni?

In Italia si può scrivere ciò che si vuole, e questo post lo dimostra; il problema, semmai, è che non si vuole scrivere quel che si può.

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