energia solare: presto il Regno Unito alimentato dal Sahara?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Di “politica energetica” non basta parlare: bisogna agire! Il Regno Unito lo sta facendo, come dimostra la scelta di destinare fondi a chi svilupperà impianti per la produzione di energie rinnovabili a patto che siano situati al di fuori dei confini della Terra di Albione.

E’ proprio da questa agevolazione che nasce un’intuizione: creare un parco fotovoltaico per la produzione di energia solare nel deserto del Sahara, e sfruttare gli sgravi fiscali e i minori costi di realizzazione per ripagare le spese sostenute. Già, perché portare l’energia elettrica dal Sahara alle case dei sudditi della Regina non è proprio come dirlo, e la difficoltà principale naturalmente è la distanza.

parco_fotovoltaicoMa pare che, da questo punto di vista, le nuove tecnologie ci vengano in soccorso: secondo Daniel Rich, direttore operativo del progetto,

la tecnologia è già stata testata, è stato individuato un sito idoneo e lo studio di fattibilità è stato avviato.

A proposito: il sito idoneo sarebbe in Tunisia, da dove partirebbero 450km di cavi sottomarini capaci di portare l’energia a Roma e da lì verso il Nord Europa. Costo stimato, 8 miliardi di sterline (circa 10mld di euro).

Un progetto mastodontico? Aspettate di leggere un altro paio di dettagli!

Ad esempio l’ambizione, che è quella di servire ben 2,5 milioni di famiglie e di abitazioni.

Per fare questo serve un parco solare sufficientemente grande, ma quanto? Beh… Tanto: 100 km quadrati. Estensioni che nel deserto abbondano, e che potrebbero tornare molto utili per lo sviluppo di progetti come questo.

Resta da capire come i responsabili del progetto contano di tenere sotto controllo un’estensione così grande: tra nomadi e ribelli, la situazione potrebbe essere non sempre tranquilla con evidenti ripercussioni sulla distribuzione dell’energia.

Ma superato anche questo scoglio, il progetto potrebbe aprire la strada a uno sviluppo che promette di trasformare il nostro modo di produrre l’energia, all’insegna del rispetto dell’ambiente e dell’utilizzo di aree altrimenti sterili.

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