ebola, Facebook chiede una donazione. Like?

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Ci sono interi studi dedicati alla capacità di indignazione tanto istantanea (quanto fugace) che Facebook sa innescare: “metti like” se pensi che i politici siano ladri, che a Genova bisogna fare qualcosa per evitare le alluvioni, che la storia di una bambina malata di cancro che ha chiesto di regalare i propri giochi ai meno fortunati sia strappalacrime..

(Ho introdotto volutamente l’ultimo esempio, frutto evidente della mia immaginazione, per dire che ci sono anche campagne costruite ad arte pur non essendo del tutto vere, e che Facebook è una piazza virtuale tanto capace di metterci in contatto con persone che mai avremmo potuto conoscere quanto da prendere con le molle).

Ora, però, c’è una novità che fa notizia, perché a chiederci un like e un impegno ben più concreto rispetto al semplice mettere “mi piace” è il signor Facebook in persona. Mark Zuckerberg, l’inventore del più popolare social network, è rimasto molto colpito dalla potenza deflagrante del virus ebola, e dall’impatto mediatico che questo sta avendo soprattutto negli Stati Uniti (sto ancora cercando di capire perché, ndr). Per questo ha donato 25mln di $ della sua immensa fortuna alle associazioni non governative che si adoperano nell’Africa Occidentale per debellare l’epidemia, e dopo aver dato il buon esempio invita tutti gli utenti a fare altrettanto.

facebook-ebolaNon è la prima volta, ma si tratta di un approccio comunque raro per Menlo Park, che – attraverso iniziative come questa – cerca di cambiare un po’ le regole del gioco.

Non più il semplice “mi piace”, che segna l’appartenenza a una causa ma lava anche la coscienza: quante volte, dopo un like, ci siamo sentiti a posto con noi stessi pur senza aver cambiato il nostro stile di vita in funzione di quella causa? Ora si prova a passare all’azione, attraverso un pulsante – comparso sopra lo stream degli aggiornamenti della bacheca – che chiede di impegnarsi in prima persona. Un modo per spronarci a rimboccarci le maniche per qualche ragione, lodevole, o un esperimento sociale come altri se ne fanno in casa Facebook?

Con questa domanda sospesa nell’aria, c’è da dire – se non altro – che nessuno si farà male: le donazioni, libere, potranno essere destinate all’organizzazione preferita all’interno di un lotto di opzioni; i soldi raccolti serviranno per debellare ebola, davvero; speriamo che le intenzioni intercettate da Facebook con questa grande campagna non vengano riciclate per qualche altro – meno nobile – scopo.

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