un bacio, e il no alla guerra Israele-Palestina diventa virale

sociAle

Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
sociAle

Il rischio dell’indignazione ai tempi dei social è che messo un “mi piace” (o fatto un retweet) ci si senta a posto con la coscienza, pronti a indignarsi per un’altra ragione ma senza aver fatto niente di concreto – oltre al “mi piace”, s’intende – per sostenere la causa.

sulome-andersonC’è da dire, però, che ci sono campagne che riescono più di altre, come quella della banana di Dani Alves, subito sfruttata dal suo avido amico Neymar per tirare magliette e altro merchandising con lo slogan #SomosTodosMacacos. Certo #JewsAndArabsRefuseToBeEnemies si iscrive di diritto in questa categoria.

“Un bacio per la pace”, lo chiamano, forse per nostalgia di “Un disco per l’estate”. E’ il bacio che lei, l’araba Sulome Anderson, giornalista tra Beirut e New York, scocca al suo compagno, un ebreo. Per loro, che la fede e la ragione politica vorrebbe così distanti in questi giorni di tensione in Medio Oriente, darsi un bacio è normale. Perché non dovrebbe esserlo per tutti, al di là delle differenze religiose (che spesso nascondono divergenze politiche e desiderio di egemonia)?

Beh, la campagna ha funzionato, meritandosi una pioggia di retweet e di articoli dedicati sulla stampa internazionale. Anche noi facciamo la nostra parte, anche se il vero impegno al di là di mettere “mi piace” dev’essere quello di costruire la pace tutti i giorni, anziché inveire uno contro l’altro a ogni semaforo. Altrimenti il risultato sarà solo a vantaggio della bella Sulome, che con questa campagna si è guadagnata (meritandosela) un bel po’ di notorietà.

Io lo chiamo habibi (amore in arabo), lui mi chiama neshama (anima, in ebraico). L’amore non parla il linguaggio dell’occupazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *