Renzi inaugura BreBeMi: una storia italiana di successo

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, inaugura oggi la A35, meglio nota come BreBeMi (da Brescia-Bergamo-Milano).

BreBeMi

un tratto di BreBeMi in una foto de L’Eco di Bergamo

BreBeMi è la nuova autostrada che collegherà direttamente Brescia a Milano senza costringerci a passare da Bergamo, che comunque sarà ben collegata a questa nuova grande infrastruttura da una bretellina. Si risparmiano un bel po’ di km, insomma, e si dovrebbe decongestionare almeno un po’ il traffico della A4, la Gallina dalle uova d’oro delle autostrade italiane (pare che con i suoi pedaggi si ripianino i debiti di tutte le altre autostrade d’Italia, ma è un si dice che avevo raccolto tempo fa..). Anche i consumi delle auto, almeno di quelle dei bresciani diretti al capoluogo e dei milanesi che vorranno andare al Lago di Garda, dovrebbero diminuire sensibilmente.

BreBeMi è anche la prima autostrada italiana finanziata con il project financing.

Machestaiaddì? Significa che i soldi per realizzarla ce li han messi quasi interamente i privati sulla base di un accordo che, semplificando, recita: io faccio la strada e io mi prendo i proventi. Così funziona nel mondo dei bambini, dove tutto è lineare e la logica ha un peso: tra bambini non puoi sgarrare.

Gli adulti, invece, presi da mille preoccupazioni non sempre riescono a tenere tutti i “furbetti” sotto controllo. Succede così che c’è qualcuno che ha chiesto di poter realizzare l’opera millantando una circolazione giornaliera di 80mila veicoli; qualcun altro che su questa base (dacché non vogliamo pensare ci sia stato anche un giro di tangenti sotto, giammai) si è convinto sarebbe stata utile e gli ha concesso l’autorizzazione; e i lavori sono partiti.

In corso d’opera, giova ricordare che il costruttore Locatelli è stato accusato di realizzare il “fondo” autostradale con materiali inquinanti, e per questo è finito a processo e la sua azienda (un colosso, ai tempi) non esiste più. Pare che ora il Locatelli guidi dei camion per mantenersi, ma questa è un’altra storia..

Ora che i costi sono raddoppiati, e le proiezioni sul traffico più che dimezzate (si parla di 20mila veicoli al giorno, anche per via di tariffe senza eguali sulle altre autostrade che sconsiglierebbero l’utilizzo), il privato che fa? Nella miglior tradizione italiana, chiede di poter socializzare le perdite: allungare il periodo di concessione per rientrare più agilmente dal debito fatto, sgravi fiscali e così via.

Morale: chi paga? Lo Stato. Ossia, ancora una volta, ognuno di noi. Quantomeno di noi che ci ostiniamo a pagare le tasse, ed è giusto che continuiamo a farlo.

Se questa è la premessa, dunque, quando BreBeMi comincerà a fare utili avremo diritto a una quota come partecipanti? Non proprio, anzi: per niente! Perché oltre a socializzare le perdite in Italia si privatizzano gli utili. Dunque, Fiat docet, chi ha costruito BreBeMi si intascherà tutto, con tanti cari saluti.

Peraltro una quota rilevante all’interno di questi scatoloni che hanno realizzato la nuova autostrada ce l’hanno – indovinate un po’? – le banche. Sono loro che tengono in piedi il sistema, e che per questo possono permettersi di forzare la mano: Stato, non mi concedi le dilazioni che ti ho chiesto? Io fallisco, ma sappi che mando con le pezze al culo un sacco di cittadini. L’alternativa? Sii ragionevole e dammi quello che ti ho chiesto. Intanto io comincio a pensare al prossimo progetto.

Per un approfondimento che spiega bene tutto ciò, vi rimando a questo post di Dario Balotta su Il Fatto Quotidiano: lui è molto più bravo di me, ma mi pare dica la stessa cosa.

Forse vi starete chiedendo dove sia la buonanuova in tutto ciò. Beh: certe cose meglio saperle..

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