non vi dirò nulla di nuovo, ma leggete lo stesso

di Steve Jobs e di come nella vita la forza (interiore) conta molto più della fortuna. Buona lettura

Non vi dirò nulla di nuovo e non userò neppure parole mie ma, che importa ? importante è che leggiate tutto fino in fondo e che, al termine, abbiate la possibilità di pensare e ripensare in modo diverso da come avete fatto finora e, soprattutto, sappiate far tesoro delle cattive esperienze passate.

Vi parlerò di Steve Jobs, nato nel 1955 e morto nel 2011.

Ma non è mia intenzione offendervi parlando di un personaggio talmente noto da rendere inutile ogni commento. Sappiamo tutti chi è stato, cosa ha fatto, cosa è diventato e quale impero ha lasciato.

No, vi parlerò soltanto di alcuni aspetti del suo pensiero, espressi in occasione di una cerimonia di laurea presso una prestigiosa Università americana, quel pensiero che io stesso condivido perché l’umanità è rappresentata da due categorie, quella dei “bicchieristimezzivuoti” e quella dei “bicchieristimezzipieni” più semplicemente detti “vuotisti” e “pienisti”.

steve-jobsNell’ottica del “pienista” il nostro amico Steve asseriva che aveva fatto bene a smettere di frequentare l’università, che i genitori erano disposti a sostenere fino all’estremo sacrificio finanziario, perché questo gli avevo consentito di frequentare soltanto quelle lezioni che a lui interessavano e, affascinato dalla bellezza della scrittura, di frequentare un corso di calligrafia.

Mettendo insieme queste due passioni, era riuscito, insieme ad un amico, ad elaborare la creazione di un “personal computer” (allora inesistente) ed inserire la composizione grafica a lui tanto cara. Confrontata con le allora macchine da scrivere, statiche nella composizione, era nata una creatura dai caratteri multipli e font spazialmente proporzionate.

In pratica una tipografia casalinga con infinite possibilità. Fantastico! Ma, cos’era successo? da due esperienze negative e obiettivamente inutili era nata una applicazione geniale che aveva trovato subito consensi anche dalla concorrente più agguerrita.

Come noterete, non vi sto citando nominativi, marchi di fabbrica o simili perché sono certo che siate tutti in condizioni di identificarli; vi sto invece portando al concetto di “pienista”, cioè di colui che, animato dalla sua passione e dall’amore per il lavoro che ha intrapreso, ne vede solo gli aspetti positivi e ad essi si dedica senza remore e senza dubbi. L’intelligenza, poi, lo guiderà verso sviluppi imprevedibili.

Successivamente Steve, all’età di trent’anni e dopo aver raggiunto obiettivi impensabili, una compagnia da miliardi di dollari e migliaia di dipendenti, viene – dalla sua stessa azienda che aveva fondato – licenziato.

Un “pienista” però, per quanto deluso e amareggiato che fa? Ci pensa e ci ripensa ma il genio ha il sopravvento: fonda un paio di altre società e affronta un settore che pure necessitava di rinnovamento o meglio di conversione dall’analogico al digitale per la produzione di film di animazione creati dal computer. Quelle due società sono state successivamente acquistate dall’azienda che aveva fondato e rappresentano una colonna portante dell’attività globale. Certamente il licenziamento fu una medicina di sapore molto amaro ma, allo stesso tempo corroborante poiché Steve trovò anche il tempo di innamorarsi, stavolta di una donna anziché di idee creative, e la sposò. Tutto merito del licenziamento, ci si chiederà. Sicuramente no! Merito dell’amore e della passione con cui Steve affrontava la vita con i suoi alti e bassi ben sapendo che ad ogni salita corrisponde anche una discesa e che un insuccesso è alternativo ad un successo.

Come la Morte che è alternativa alla Vita, anzi, secondo Steve Jobs “la Morte è la migliore invenzione della Vita”. E su questo argomento ha voluto intrattenere quei giovani laureandi lasciando loro un quesito che dovrebbe accompagnare ogni persona per tutta la vita. Questo: Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi ci avrai azzeccato. Ma se ci si porrà ogni giorno questo dilemma, la risposta non potrà essere che chiedersi se quello che si sta per fare corrisponde in modo positivo o negativo alla domanda. E se è negativo, si deve cambiare, si deve migliorare, ci si deve sforzare per soddisfare, prima di tutti, se stessi.
Ecco, cari lettori, questa deve essere la risposta da dare a se stessi nella cultura del bicchieristamezzopieno o pienista. Non si raggiungerà mai la perfezione assoluta ma, sicuramente, ci si avvicinerà molto e ci renderà felici dei successi e, visti a posteriori, anche degli insuccessi.

Io sto con Steve Jobs e voi, d’ora in avanti ?

MdL Umberto Seclì

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